Del Dom Perignon OEnothèque 1996 e dell’amore

di Chiara Giovoni

Innamorarsi è facile, ma l’amore è un’altra cosa. Per l’amore devi essere pronto. In due film, due padri danno alle figlie due definizioni di amore: Anthony Hopkins dice che “l’amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi” mentre John Hurt dice che “l’amore è ciò che resta del fuoco, quando l’innamoramento si è consumato”, e parla dell’inestricabilità di due radici che nascono separate e si scoprono indissolubilmente intracciate l’una all’altra.

L’amore è questo Dom Perignon Oenothèque 1996. Non si può improvvisare, bisogna essere pronti. Lo cerchi o lo aspetti per un tempo che sembra una vita, e poi te lo trovi davanti e lo riconosci, come se fosse stato nella tua vita da sempre. Come per magia tutto ciò che è stato prima di lui trova il suo posto, ciò che prima sembrava confuso trova il suo senso, ed hai come la sensazione che tutti i tuoi passi precedenti fossero per arrivare a lui. Le tue radici, così apparentemente distinte dalle sue, si scoprono intrecciate al primo sorso. Eppure l’amore non è così facile da capire: a volte la pazienza e la la passione fanno a botte nel cuore, e serve onestà nella mente. Ma soprattutto, quel calice tanto atteso richiede il coraggio di guardarci dentro per poterlo assaporare pienamente.

Non c’è esitazione. Il suo profumo ti avvolge e ti attira a se stringendoti forte in un abbracccio che è come un giro di valzer, tra le sensazioni di frutta in un’isola sperduta nel Pacifico, dove ti accolgono con una ghirlanda di fiori, mentre i sensi sono inebriati dai frutti gialli e arancioni, con sfumature e forme che non sai riconoscere, ma che hanno l’aroma succoso del sole. Poi sbarcano gli uomini, forse gli ammutinati del Bounty, e in lontananza arrivano le note maschili di bourbon e caffè in tostatura, una scia di spezie, le bacche rosse del pepe di Sechuan e legni preziosi appena trattati da cere leggere, e infine finissimi tabacchi sensuali.

Non riesci a credere a ciò che senti quando la freschezza dissetante di scorza di lime e zenzero ti invade i sensi con una grazia che ha della perfezione, e una mineralità che va dalle pietre calcaree al sale rosa si distende dalle labbra alla gola, tanto che il sorso sembra infinito. La passione, l’ossessione, il fuoco, la cenere, e alla fine della tempesta ritrovarsi in un nuovo luminoso pensiero, che è coniugato al futuro ed ha il profumo dell’infinito.

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4 commenti

  1. beppe scrive:

    chiaretta è con le emozioni e i sogni che questo maledetto e meravilgioso mondo va avanti.
    chapeau!!!!!!!

    • Chiara Giovoni scrive:

      il genio di Richard Geoffroy nel saper scegliere l’alchimia perfetta e attendere che il tempo facesse il suo corso su questa bottiglia tappata col sughero così a lungo ha portato quelle emozioni..Beppe, lo diceva anche Shakespeare “siamo della stessa sostanza dei sogni”, aggiungo, specie quando beviamo ottimo vino..

  2. GIORGIO scrive:

    complimenti per la descrizione degli stati d’animo e per la cultura di base.
    un piccolo cammeo da incorniciare.
    articoli che suscitano emozioni.

  3. Massimo Barbolini scrive:

    Bellissimo Post. Lo Champagne però non mi piace. Ognuno ha i suoi difetti. Buon Anno.

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