Albino Rocca in tre variazioni: allegro, andante a tempo di marcia, adagio

I devoti del nebbiolo, raminghi pellegrini della Langa piemontese, nella loro esistenza errabonda di calici tra Stura e Tanaro, a volte arrivano ad un punto in cui si sentono in dovere di scegliere una delle due squadre del derby di serie A, ovvero di mettere il loro sassolino in una delle due latte, dando il loro cuore al Barolo piuttosto che al Barbaresco.
Per chi decidesse di fare voto a quest’ultimo, è caldamente consigliato un viaggio nel luogo sacro della città omonima del vino del cuore, per andare a conoscere le tre generazioni della famiglia Rocca che , caso più unico che raro, oggi contemporaneamente rappresentano la fondazione, il consolidamento e il futuro. Il sorriso di Albino Rocca, il fondatore, è lo stesso del figlio Angelo e della nipote Daniela, che oggi insieme al padre si occupa dell’azienda nel cuore di Barbaresco insieme alle sorelle Monica e Paola: centotrentamila bottiglie tra nebbiolo, dolcetto, barbera, chardonnay e un meraviglioso cortese, che dal terreno della Langa trae il suo carattere e niente ha a che vedere con le versioni di Gavi.
Da metà ’900 una sola fonte di ispirazione, la Langa, un territorio che invade le viti e che a seconda della posizione della vigna e del Cru trasmette tratti distintivi che si ritrovano nel calice, anche se è la mano dell’uomo ad accompagnarceli, perchè la cultura della piemontesità di queste zone, si fa istinto per il vigneto e per il modo con cui ce ne si prende cura. Ad Angelo il merito della sperimentazione nel perimetro della tradizione, con alcune scelte di valorizzazione di determinate caratteristiche del vino con l’uso differente dell’inox, dei legni grandi e piccoli, sempre nel rispetto del terroir e sotto l’occhio vigile e soprattutto il palato attento del padre Albino.
Barbera 2010 – Allegro con brio: rubino luminoso per un insolito calice pieno di verve. Una barbera dell’ultima annata che fa solo inox, freschissima, appagante nel goloso gusto fruttoso con il nerbo acido marcato ma non grossolano e privo degli spigoli di austerità conferiti dal legno. Una spremuta di uva e fragoline di bosco, spolverata di pepe e menta e leggermente sapida sul finale. Sorso gioioso, alla giusta temperatura diventa ideale per un pasto anche estivo, fino a finire la bottiglia senza accorgersi.
Barbaresco “duemilaotto” 2008 – Andante a tempo di marcia: bosco in tutte le sue sfumature nel calice rosso intenso, vibrante già al naso di riflessi balsamici. E’ il frutto delle vigne più giovani che solo prossimamente potranno essere Cru. La vinificazione è la stessa del Barbaresco Ronchi, ma in questo vino la giovinezza relativa delle vigne si fa sentire con cadenze alternate tra frutta e spezie, freschezza di more croccantissime e radici di liquirizia. Il tannino tiene il tempo con garbo e precisione, un tempo di marcia pulito e squadrato, ma non privo di avvolgenza al palato.
Barbaresco Ronchi 2008 – Adagio: 5 ettari di vigna con un’età media di 50 anni, affinamento per il 20% in barrique e per l’80% in botti grandi. La frutta scura e matura del mirtillo, scivola scura nel bicchiere che si fa più denso, ma ha le punte di freschezza del lampone sotto spirito già al naso, fondendosi con le piccole violette di bosco e il profumo della corteccia. La tessitura fitta al palato incede lentamente in un binario tannico deciso ancora un po’ ruvido, che accompagna con passo cadenzato speziature di ginepro, cuoio e un finale resinoso e profondo.
E si sa, che un bravo concertista, sa eseguire con precisione e trasporto ogni movimento di una grande opera , dal più brioso al più ampio, dando la propria interpretazione all’armonia delle note, come un attento vignaiolo sa fare con le uve di un prodigioso terroir.
![DOCG Barbera del Monferrato Superiore "Podej" - Forti del Vento 2009 [7.4]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/forti-del-vento-podej-2008-178x98.jpg)





Buongiorno, quando ho letto “lampone sotto spirito” mi è subito venuto in mente questo: http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/
Domanda: da 1 a 10, quanta fuffa c’è nei giudizi sui vini?
un saluto
Marco
10, direi.
così come c’è il 10 di fuffa nelle note di Natalino Sapegno alla Commedia, più ponderose del testo; o delle riletture di Achille Bonito Oliva ai transavanguardisti; o alle descrizioni di film di Tullio Kezich.
però si prova a ricreare suggestioni. si prova.
Beh, nel suo caso, il tentativo riesce ogni volta.
Saluti
Marco