Vini di Vignaiuoli – Vins de Vignerons [Fornovo Part II]
La mia prima volta a Fornovo: precisamente non intendo la moderatamente ridente cittadina sul Taro, ma il capanno in cui ogni anno si tiene l’intensa manifestazione vinoverista.
Dal basso del mio cinismo invecchiato e ammuffito, di questi “eventi” temo sempre quel senso di “chiamata alle armi” che sempre sottende alle ideologie condivise; il senso di appartenenza; il desiderio di evidenziare gli steccati tra il noi e il voi. Perciò mi disarmo dei miei vergognosi pregiudizi, inforco la tedescona larga di fianchi e mi trasferisco di una mezza provincia.
All’ingresso ti attende un bicchiere che andrebbe bene per un grappino, un bell’assito e la planoplia degli espositori: subito, l’imbarazzo della scelta. Nei pochi metri quadrati del tendone sono tutti vicini vicini, tutti con il loro bel secchione di sputazzi – centrarlo sarà uno dei virtuosismi assaggiatorii della giornata – e tutti pronti a condividere il loro fare-vino.
La prima impressione scalda il cuore, nessuno stendardo di verità sventolato, nessun delirio domagtico. Tanta gente, tanti vini, tanta roba buona.
A caso, alcune impressioni prese al volo, in condizioni d’assaggio precarie e di annotazione acrobatiche: ma coinvolgente assai l’atmosfera.
Cappellano. Il Dolcetto ’9 pieno di porpora di tannini. il Barbera Gabutti ’7, ancora giovine e delicato, s’arrampica sul finale ruvido, acidulo, vagamente amaro. Anche il Barolo Otin Fiorin ’6 ha l’alea della giovinezza, maschile, vivido e scalciante. Un assaggio di ’98 riporta le cose al loro posto: eleganza, ampiezza, profondità, composizione.
Croci. Sono particolarmente affezionato al produttore di Castellarquato, tra i primi a considerare questo piccolo blò allora alle prime armi. Il Gutturnio ’9, frizzante naturale, ha questa bocca polverosa e lunga, sapida, anticipato dal naso più pulito che in passato; il San Bartolomeo, fermo, è maturo, quasi evoluto, cui l’affinamento attribuisce equilibrio. il Coronino ’6 è il genere complicato che sappiamo, fascinoso ma spigoloso con i suoi tannini furiosi. Commovente il Ghiaccio ’5, con la sua dolcezza sterminata.
Pacina. Dal Chianti senese il Secondo ’9, nome autoesplicativo per un bicchiere poderoso, spiccatamente alcoolico. Il Chianti ’7 invece parla di marasche al naso, con quel seguito squadrato di tannini ancora roventi.
Chateau Sante Anne. Un salto in Francia, per i Bandol, tutti ’10: il Blanc ha una sorta di palpabilità materica, tra sentori caldi e dolci, fin troppo levigato; il Rosè è leggerissimo al naso e asciutto all’assaggio; il Rouge ha bocca caldissima appoggiata su un naso esile, ricca e maschia. Il Cuvèe Reserve 2006 dice di durezze, e di ricerca di severità, ma anche di una certa scomodità d’assaggio. Convincente il Cote de Provence Rouge ’6, ripido e vigoroso.
San Fereolo (epifania del giorno). Già bello il Nebbiolo Provinciale ’6, vero e intenso, trafitto da una solare eleganza. Prodigiosi i due millesimi di Coste del Riavolo ’4 e ’6. Il curioso blend di Gew e Riesling parla lingue diverse: fiori e miele, sole e densità travolgente per il primo, severità e asciuttezza per il secondo, magari meno accogliente ma anche più poetico. Verticalina di Dogliani ’4, ’5 e ’6, sempre vivido di tannini senza stendere il frutto. Il ’6 più fresco ed elettrico, il ’5 va asciugandosi, il ’4 ammantato d’eleganza, verso le migliori espressioni di vinificazione del Nebbiolo.
Foradori (delusione del giorno). Al cospetto della carismatica produttrice trentina la sorpresa – al contrario – si chiama Granato ’8: una scelta stilistica che spiazza, con il naso confuso di molti ricordi sparsi, spesso dolci. Assai meglio la bocca seppur ancora “rotta” da una scossa acida che a tratti appare fuori controllo. Più agibili i bianchi: Manzoni ’10 con il suo nasino gentile e la bocca fresca e potente, e il Nosiola ’10, granitico e floreale, scorrevole l’assaggio. Teroldego Sgarzon ’10 attacca soave, con acidità esposta ma non banalmente astringente. Il Morei ne ricalca le linee, appena più rotondo. Il Foradori ’9 invece è il meno convincente degli assaggi, probabilmente afflitto da un imbottigliamento ravvicinato.
Montisci. Riporta i suoi clamorosi Cannonau: il Barrosu ’8 con i suoi formidabili 16°, commovente di frutto e polpe. Ardito il Riserva ’6, evoluto e furibondo d’alcool e di frutta spiritosa.
Jousset. Il Bubulle ’10 è un frizzante naturale, facilissimo e scorrevole Chenin Blanc; Il Premier Rendez Vous ’10 è sempre Chenin, ma fermo, più intuitivo e abbozzato; il Singulier ’10 vola d’acidità libera, sa di verde intenso. Il rosso Y a rien qui presse viene da macerazione carbonica, e regala queste caramellosità soavi, leggerrime.
Alain Castex e il vino “terminale”: un assaggio definitivo per questo Blanc di Banyuls ’11, stranissimo. Vergato di tracce chimico farmaceutiche, a tratti anche respingenti, s’apre in un un sorso che ricorda il vino solo di lontano: fiori, vegetalismi, un’esplosione finale come di liquore alla liquirizia.
Podere Concori, che nei suoi tre ettari fa mille esperimenti: buonissimo il Bianco ’10, da Pinot Bianco e poco Chenin Blanc deliziosamente verde, elegante, quasi sofisticato nell’espressione. Il Pinot Noir ’10 rarefatto nella sua espressione, compiuto al termine del sorso; il Melograno ’9 è un bel genere di syrah, consistente e acchiappante. Curioso l’Istrionico ’10, una esperienza di Gew e Pinot Noir, rosato e ficcante.
Boulard. Lo scorbutico ma rigoroso produttore di vins de champagne porta Le Murgieres, un bel bicchiere grosso e robusto, verde al naso ed opulento all’assaggio. Meglio anche il Mailly, gran acchiappo all’assaggio, quasi carnoso, salato e intenso. Il Millesimato Rachais, blanc de blanc, ha naso enorme per finezza e profondità, pur aleggiato di freschezze. Fantastico anche l’assaggio , in intensità quasi tagliente. Il Peterea, da metodo Solera, notabile al naso, spesso e fumigante, è un assaggio penetrante e motivato.
Paradiso di Manfredi. Il Brunello: il 5′ è salmastro-terroso, una commistione curiosa ma splendidamente risolta in forza e compiutezza. Lascia intravvedere margini di miglioramento consistenti l’assaggio della Riserva ’4, ancora più profondo e complesso, con le notizie di terra chiare e rilevate. Il ’3 porta addirittura sentori di salagione, in parabola enorme.
Provato ma felice, con due panini di spettacolare maiale nero (crudo e spalla cotta), me ne vado.

![DOCG Franciacorta Brut "EBB" - Il Mosnel 2005 [8.8]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/franciacorta-brut-EBB-il-mosnel-2005-178x98.jpg)





la tua prefazione poteva essere quest:
Tanta gente, tanti vini, tanta roba buona.
Ne avresti tratto un vantaggio!!
ciao stefano
Domagtico, Presto, perfavore: Il superlativo di sublime?
Sublimissimo
Concordo in toto con le tue impressioni sulla manifestazione, c’erano anche molti giovani desiderosi di avvicinarsi per la prima volta ad un mondo magari solo sfiorato nelle enoteche.
Utili le tue note di degustazione che sono cariche di passione, quella passione che avevi quando ti ho incontrato per la prima volta davanti ad un bicchiere di lambrusco e che nonostante la fama e il successo crescente continui a mantenere.
Mi stupisce che Vittorio si ricordi di essere stato a fornovo, tanta era l’eccitazione ed elettricità che lo avvolgeva.
Penso che dopo una seduta di ipnosi anche Vittorio concorderà nel definire con te e con me, epifanica la degustazione dei vini di Nicoletta che con le Trame di Giovanna Morganti guadagnano la mia umile palma d’oro.
Dopo tre panini sono rientrato in territorio sabaudo felice di aver, anche se per brevi ma interminabili secondi incrociato il Vate.
Così per cronaca aggiungerei il Blanc de Blanc de il Pendio.
Uscito dal consorzio e dalla docg franciacorta per fare uno dei migliori m.c. di franciacorta.
Ciao Stefano,
arrivo su questa pagina dopo aver letto un altro blog sulla stessa manifestazione.
Rifletto sulla meraviglia del web, che ci dà la possibilità di leggere più punti di vista sulla stessa realtà.
Ho letto con vero piacere questa sintesi di impressioni di degustazione, alcuni vini sono nuovi per me. Ne farò tesoro per prossimi assaggi.
Ciao
Ciao Monica*,
fai tesoro delle tue emozioni, delle tue sensazioni quando bevi un vino fatto da uomini che rispettano il territorio a loro affidato in semplice consegna e che, gioco forza, dovranno riconsegnare integro dopo qualche decennio. Le emozioni altrui per quanto intriganti ti sembreranno sempre appiccicate.ciao
*stesso nome di mia moglie
Ciao Stefano,
ti ringrazio del tuo commento e del suggerimento, ne farò tesoro.
Cerco sempre di non avere troppe certezze e conservo una grande voglia di confrontarmi e di imparare, soprattutto con il vino, perchè penso che se anche vivessi 200 anni non avrei tempo di scoprire tutto.
Per questo ascolto con fiducia le mie sensazioni, ma se ho stima per qualcuno, come nel caso di Stefano Caffarri, leggo con attenzione i suoi commenti, e spesso li uso come guida per scegliere a cosa dedicare l’attenzione per le mie prossime scoperte enologiche.
Ho letto che fai il vino, mi dispiace non ci sia ancora stata occasione di conoscerci e di assaggiarlo. Purtroppo questa volta ho tentato di venire a Fornovo, ma mi sono ammalata e ho dovuto rinunciare. La prossima volta spero di riuscire ad esserci, magari avrò la fortuna di conoscere anche la Sig.ra Monica tua consorte.
Per ora buon lavoro ed un saluto, a presto!