![DOC Gambellara Classico – Grandi Natalina 2010 [6.4]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/gambellara-classico-natalina-grandi-2010-733x550.jpg)
“Dalle colline di Gambellara” un vino classicissimo da uve Garganega, quello di Natalina Grandi.
La verde etichetta non lascerà un ricordo indelebile nel cuore dei più raffinati esteti. Il Gambellara invece, s’appalesa chiaro, limpido, brillante.
Ha naso educato e orientato, attraversato dalle singolità del vitigno: frutta gialla matura e piccoli frammenti esotici, il tocco minerale di sabbia arroventata al sole.
Il sorso sfavilla di tipicità, anche se indulge ad una certa calligrafica prevedibilità: attacco deciso e sapido, moderate dolcezze nel durante, un iscurimento ferrigno e amaricante nel tratto finale, di repentina chiusura.
Bicchiere…
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In anteprima AdG aveva assaggiato gli eccellenti spaghettoni, novità d’autunno per il dinamico pastifizio di Predazzo. Parlandone al telefono con Riccardo Felicetti, demiurgo della Casa trentina, mi aveva salutato con un inquietante “Sentirai le penne”.
Detto: fatto. Il postino – che anche a Borzano sulla Lodola suona sempre due volte – mi recapita la scatola con l’altro “nuovo” formato. Si tratta di una trafila un po’ più generosa del formato tradizionale, che ardirei chiamare “pennoni” se non fosse che il gergo marinaresco non mi s’addice.
Le metterò alla prova con un “piennolo”…
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![DOC Morellino di Scansano “Colli dell’Uccellina” – La Selva 2005 [7.4]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/la-selva-colli-delluccellina-2005-morellino-di-scansano-733x550.jpg)
Nel 2005 l’acquisto di questo flacon di Morellino bio era quasi un atto evangelico: Karl Egger costituiva una specie di mosca bianca per la sua vocazione “naturale” e per il suo stesso cognome, trapiantato in toscana in modo stabile ormai da anni.
Ora – nel venti-undici – non c’è nulla di inconsueto nella produzione de La Selva, assaggiarlo costituisce una succosa normalità.
È nero-bruno, molto carico e concentrato: appena più rubino il bordo, ma fortemente pigmentato. Ha materia da vendere sul vetro.
Anche il naso è scuro: ha tono di infuso di noci in mallo, cuoio, non banali elementi di sapore animale. Risulta anche una virgola di cartone…
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![AOC Echezaux – Domain Romanèe Conti 1996 [9.0]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/echezeaux-romanee-conti-1996-733x550.jpg)
Quattro ettari di Pinot Noir: rosso bruno, vivo.
Ha questo naso fluido, quasi romantico: quel tocco selvatico, selvaggio, ardito. Quella frutta appena ricordata, quel tratto così definitivo da risultare grafico. Poi l’assaggi, e capotti.
Una spettacolare armonia carnale, epica: e in qualche modo tenorile. Un gesto vibrante, d’assenso profondo.
E quel finale, educato: osservante.
Un bicchiere partecipato e felice….
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di Stefano Ricci
![Ricci | Lambic for dummies [Part III]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/oud-beersel-733x550.jpg)
Prima di scolarci finalmente il bicchiere di lambic che attende nel bicchiere dalla scorsa puntata occorre affrontare un nodo cruciale. Di cosa parliamo quando parliamo di lambic? Beh, parliamo di lambic VERO ovviamente, cioè lambic non addizionato con dolcificanti o prodotto con sciroppi alla frutta. E parliamo di lambic con dentro del lambic e basta, e non birra o chissà cosa… Già capita anche questo, e per il neofita non è semplice muoversi nella jungla di una regolamentazione dalle maglie larghe per non dire inesistente. Così capita chi ti sputa sentenze inappellabili sulla base dell’assaggio di uno sciroppone alla banana spacciato per lambic… Mi raccomando,…
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