Vintage vs. Terroir: Salon “S” 1999

di Chiara Giovoni

salon

In una degustazione di oltre un centinaio di champagne in cui si forma la coda davanti ad un solo banchetto, vien da pensare che ciò che viene “spacciato” dietro quell’assiepamento di braccia tese con calici, sia raro e prezioso di default. Scoprire che ne viene stappata una bottiglia ogni ora diventa quasi inquietante, ma poi si comprende che è tutto coerente con la policy aziendale, che prevede per questa bottiglia l’immissione sul mercato di lotti di 2000 pezzi ogni sei mesi. Certo è che quendo il prezioso nettare finisce nel bicchiere, ci si sente ripagati dell’attesa.

Salon “S” è il millesimato fatto solo da uve Chardonnay provenienti da 19 vigneti di Le Mesnil, per un totale di 50.000 bottiglie. Questo tesoro dellla vendemmia 1999 dalla personalità di un adolescente, ha trascorso oltre 10 anni in bottiglia dopo una vinificazione in acciaio inox senza fermentazione malolattica. Un dosaggio al limite dell’extra-brut con 5 gr/lt accentua le rigidità della vinificazione e la naturale mineralità assorbita dalle radici nel gesso di Mesnil-sur-Oger.

Frutto di un’annata decisamente inusuale, con una primavera anticipata di sole, seguita da un giugno-agosto caldo e da  una sfortunata vendemmia piovosa che ha limitato la tradizionale espressione dell’acidità, lo champagne presenta delle rotondità insolite ma di una gradevolezza rara, poichè affiancate dalla lama sapida del terroir che non stenta ad emergere.

Naso sensuale e cremoso ma vivace, gioca con timidezza nell’alternare sinuosamente cedro e tamarindo, e profumati boccioli di fiori bianchi con un finale di pan-brioche dorato al burro. Seducente anche al palato con una filigrana di bollicine sofisticata e armonica e un gusto irripetibile, quasi un omaggioalla famosa Pêche Melba dello Chef Auguste Escoffier. Un attacco fresco di pesca appoggiata ad un velo di gelato alla vaniglia, con la verve acida dei lamponi freschi e le lamelle di mandorle lievemente tostate, il tutto appoggiato sulla mineralità di grafite che tende l’arco e scocca frecce di salinità inebrianti. Da aspettare anni e anni ancora per vedere chi avrà la meglio, tra annata e territorio.

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un commento

  1. Daniele Tincati scrive:

    Avrei voluto vederti, appena uscita dalla sala, con quei cento assaggi sulle spalle :))
    Non resisto comunque al farti i complimenti anche stavolta.

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