McDonald’s lancia un giovine cuoco milanese: Gualtiero Marchesi
Ho scritto un lungo e verboso compendio delle ragioni di questo sposalizio tra la Grande Emme Gialla e la Grande Emme della cucina italiana. Poi l’ho riletto e mi sono annoiato da solo. Ci saranno milioni di commentatori pronti a stigmatizzare e biasimare il Grande Satana, di solito gesto molto più pop che prenderne le parti.
A me pare che McD sia qualcosa di più di un fenomeno per ciccioni, ma ognuno si potrà fare la sua idea.
Dunque ecco il frutto della collaborazione tra McDonald’s e Gualtiero Marchesi: due panini e un dessert. Lasciando perdere i “retroscena” e i virgolettati, il sopra e il sotto di una iniziativa che è soprattutto commerciale, ecco i prodotti.
Vivace: bacon, spinaci saltati, cipolla marinata, hamburger bovino e maionese con grani di senape. Pane assai migliorato, cui dona la granella di semi di girasole; primo boccone che cammina sull’orlo dell’abisso, probabilmente anche a causa della pressione della “vernice” sulla cucina: la carne è cartonata, asciutta e polverosa. Il secondo morso invece amalgama gli ingredienti: gli spinaci e la majonese, cui la senape conferisce un tocco pungente ma educato. Latita il bacon.
Adagio: pane ricoperto di mandorle a pezzetti, mousse di melanzane, pomodori a fette, melanzane in agrodolce, hamburger bovino e ricotta salata. Richiama la “Norma”, uno dei più clamorosi sughi del nostro meridione. Il panino è più avvolgente ma anche più normale, con i sapori frullati che perdono di definizione anche se la melanzana schiatta la carne. Non convince il pomidoro fresco a fette.
Minuetto: è preparato dalla Bindi esclusivamente per McDonald’s. E’ una mina antiuomo dal punto di vista delle calorie, ma appaga come le cose proibite, o immorali, o illegali: crema di tiramisù, una fetta di panettone al caffè, ancora crema. Sopra uvetta e spezzata di frutti secchi. Una specie di violazione della Convenzione di Ginevra.
Bene? Male? Mah. Se solo uno degli avventori si chiederà chi è Marchesi e perchè è lì, bene. Se invece ci fermiamo a dire che il minestrone della nonna è meglio dei panini da 400 calorie, non è il mio campionato.













Il dolce del Bindi non lo posso sopportare ! sarà che in gioventù nelle dozzinali pizzerie mi veniva sempre propinato o Bindi o Gelateria del Corso.. ne sono rimasto choccato :-)
C’erano anche in posti molto meno dozzinali, t’assicuro. Però poi s’è saputo e per molti è stata la fine… :)
allora, voi andate e assaggiate.
io lo preferisco ad alcune preparazioni da 10 euri, o 15, spacciate per creazioni di alta pasticceria al termine di pranzi altisonanti, con lo zucchero a velo, la sbrodolatina di cioccolato fuso e la mezza fragolina infilata lì.
Chiaro che si assaggia.
Leo con le sue parole risvegliava in me ricordi sbiaditi, di quando “il” Bindi divenne di dominio pubblico e molti ristoratori furono sbuugiardati
“Se invece ci fermiamo a dire che il minestrone della nonna è meglio dei panini da 400 calorie, non è il mio campionato.”
direi che questa riassume il mio pensiero sull’argomento.
L’ho provato oggi, il Vivace. Il mio giudizio è positivo.
Il pane è mangiabile e i semini di girasole sono buoni. Gli spinaci e la pancetta si sentono molto poco in bocca, prevalgono su tutto il resto la cipolla (soprattutto al naso) e la salsa alla senape, ottima.
Il panino è sicuramente superiore a tutti i precedenti esperimenti lanciati sotto il cappello McItaly, tutti panini dimenticabili e dimenticati.
Sarei contento se il Vivace fosse riconfermato in pianta stabile nel menu, dopo i 20 giorni come temporary food; vorrebbe dire che, invece che una volta ogni 2 mesi, come faccio ora, potrei includere più spesso il Mc tra i miei fornitori di pausa pranzo :-)
per la modica cifra di calorie con una coca e patatine attorno a 1000? sono un cuoco triste
Frase oscura, non capisco.
Dici tu stesso, Stefano, che trattasi di operazione commerciale. Ed io mi sento di aggiungere, ben poco credibile soprattutto per quel messaggio lanciato su alcuni quotidiani “Slow e fast non sono mai andati così d’accordo”. Eh, no, mi spiace, ma non ci sto.
Nulla a che vedere con la filosofia del cibo slow. E che tristezza vedere un grande della storia della grande cucina italiana prestarsi a tale tipo di operazione. Certo, ognuno fa le sue scelte. Certo, saranno Mac firmati e mangiabili con soddisfazione da migliaia di persone, ma per favore, non confondiamo le carte. sempre di cibo fast e ipercalorico si tratta. Decisamente altro dall’idea slow del buon cibo, salutare, buono, pulito e giusto. Operazione commerciale sostenuta da un messaggio che abilmente confonde le carte. Fortunatamente non per tutti.
osservazioni molto sensate. non dimentico che viviamo in una società che chiama “esodo” la partenza per le vacanze e “crollo” una perdita in borsa del 3%. Usare parole moderate rende gli eventi invisibili.
Venendo al punto, credo che se da un lato lo “slow” non abbia veramente nulla a che vedere con McD, dall’altra c’è qualcosa di buono nel vedere che il monolite sta facendo qualche passo in una direzione nuova. Poi sono lì per fare profitto e non cultura alimentare, anche se il loro Hamburger è più magro di quello che troviamo normalmente al supermercato (la polpetta di carne, dico) il Vivace resta una bordata da 685kcal.
Come la carbonara o la trippa, o le cotiche con i fagiuoli, può essere mangiato solo ogni tanto. E, certo, non è altrettanto gustoso ;-)
Mangiare ogni tanto il Mac Firmato Marchesi? Ok ( non io), ma resta il fatto che anche le parole sono importanti, come ben qui si spiega;
http://www.slowfood.it/sloweb/C2744B88189671E173WL52FD92BA/slow-vs-fast#.TpLTyBePuM8.facebook.
Appunto perchè so lì per far profitto e non cultura alimentare, certi slogan son fuori luogo.
Appunto perchè son lì per far profitto e non cultura alimentare, certi slogan son fuori luogo.
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Dovete perdonare la franchezza.
Io al Mc non ci vado più da 10 anni, quando, dopo aver iniziato a mangiare alimenti di una certa qualità (e nemmeno eccelsa…), mi sono reso conto che il Mc non mi piaceva più. Ci ho provato più e più volte, ma niente, quella roba lì non va proprio giù, come tanta altra roba ovviamente anche presunta di qualità. Chi non se n’è ancora accorto… Mah… Secondo me deve ancora farne di strada, dal punto di vista gastronomico. Vabbè lasciate perdere la mia supponenza.
Boh, a me questa storia qui mi sembra indifendibile, davvero. Qui si è davvero toccato il fondo. Passino i grandi cuochi, ma ancora giovincelli e senza un patrimonio alle spalle, che si prostituiscono con la pubblicità del dado da brodo. Fanno tenerezza, fanno ridere. E poco più.
Ma cavolo, un Marchesi, forse l’opinion leader più importante della cucina italiana, che fa una roba del genere produce un danno enorme alla cultura alimentare del paese. ENORME. Di certo non influenza noi “gourmet”, ma la stragrande maggioranza dei giovani, eccome.
Questa società fa davvero pena. Non esiste più il buono e il cattivo, il giusto e lo sbagliato, ma solo quello che è utile. Se una cosa ci conviene, la facciamo, punto e basta, a prescindere dalle conseguenze. Ormai si può comprare davvero tutto. Che schifo.
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