Appunti Diviàggio | I Panigacci

 

Mai, e poi mai, e poi mai avrei creso [cit.] che dietro i panigacci esistesse un mondo. Un paese sparso – Podenzana – che vive attorno ai cinque ristoranti dell’Associazione Ristoratori Panigaccio Podenzana, ognuno con decinaia e decinaia di coperti; l’ultimo artigiano terracottaio specializzato nei particolari “testi” concavi che servono a cuocere i panigacci; l’atmosfera surreale del fianco della montagna, verde smeraldo.

Quella dei panigacci è la forma moderna della tradizione orale: han bel da affannarsi a trascrivere le ricette: ma la densità dell’impasto e la cottura finiscono sempre ad essere schiave dell’esperienza, e della sensibilità del panigacciaro, che insegnerà a qualcun altro con l’esempio, che a sua volta…

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2 commenti

  1. fabrizio scarpato scrive:

    Arma a doppio taglio, o addirittura non convenzionale. Sono buoni, se, come dici, sufficientemente eterei, distanti da focaccette più grosse, e lassù li fanno ancora bene e uno tira l’altro come le ciliegie. Però non vengono via per due lire, però ti devi controllare pena notti insonni, però assisti a tavolate pantagrueliche che mangiano panigacci come antipasto, però non riesci a parlare dal frastuono, però hai un moto di delusione quando ne vedi arrivare un cesto con accanto il cestino delle nutelline confezionate a barattolini plasticosi, però non c’è più decenza, però forse son finiti i tempi dei mangifici urlanti, però sarà bella la montagna, meno le millanta curve per scendere ad Aulla. Però. Però cominciano a farli anche a Spezia, e in fondo non male, e in fondo in luoghi più tranquilli, per far due parole. Ci sarà pure un motivo se uno dei locali spezzini che fa panigacci si chiama Bastacurve ;-)

  2. ma vuoi mettere il senso di Ai confini della realtà della frazione di Barco? quel non-sense di cinque locali monovarietali, quasi un cru gastronomico?
    E con quella roba lì vale tutto: vecchi bambini cani gatti, freguntubo: che i salumi sono le mille e cento volte meglio della pessima medie dei gnoccofrittifizi delle emiliane galere.
    T’abbraccio Scarpato, che quando passi di qui mi s’apre il cuor.

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