Viaggio in Sardegna | Carignano e polvere del Sulcis
“Potevo attraversare litri e litri di corallo per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.” Amico fragile, Fabrizio De Andrè.
La Meurreddìa, il Sulcis, le montagne bucate, la polvere grossa e rossa, il mare sempre in salita.
L’ultima parte d’Isola dove è davvero ancora l’Isola a comandare, dove, per trovare qualcosa che avesse quello che definiamo valore, l’uomo ha dovuto scavare, sempre di più, sempre più in fondo. Fino alla fine.
Il Sulcis è di una bellezza che intimidisce gli uomini, perché più grande. Contrasti selvaggi, di precisa semplicità, disegnano autentici miracoli che le parole non riescono a raccontare; perché prova tu a descrivere il blu cobalto del mare sotto le miniere di Masua, o l’altopiano, giallo e deserto, che arriva fino a Gutturu Sporta o la meraviglia delle scogliere nere sull’isola santa e tabarchina di Pietro. Non si riesce, forse non si deve nemmeno.
E poi la gente che vive il Sulcis, persone legate e segnate da quella terra, che hanno respirato sotto quella terra con una luce sulla fronte, le polveri malvagie ed anche quelle che continuano a farlo, respirando i veleni in superficie a Portovesme (per un lavoro precario) o al poligono di Capo Teulada (per le guerre degli altri).
Ma il Sulcis è più forte degli uomini e probabilmente anche dei veleni. Figuriamoci della fillossera.
Così l’uva di questo pezzo d’Isola, il Carignano, cresce ancora su alberelli a piede franco. Ed è uva resistente, potente, robusta, solida. A vinificarla bene bisogna essere testardi e pazienti, ma il risultato è un grande rosso mediterraneo, un vino di terra profumata. Come il Rocca Rubia, il Riserva delle Cantine di Santadi, Carignano in purezza. Difficile, sorprendente, tonico, è un bicchiere sardo come pochi, il corallo nero si appende sul vetro mentre il mirto e l’euforbia si rincorrono, in bocca una confettura di pomodori dolci ed origano si appoggia sulla grafite rovente, aspettando, paziente, che il tannino vinca la sua battaglia con una centuria di gradi alcolici.
Un bicchiere sacro e santo con lo spiedo di porcetto, piccolo, tenero e profumato, servito con la sua cotenna. Croccante.
NdR.: Con questa pagina particolarmente ispirata si chiude il viaggio di Fabio D’Uffizi tra i vitigni dell’Isola. Con i suoi racconti abbiamo imparato cose dentro e attorno al vino sardo. Fabio crede che il suo Viaggio sia finito, ma è giovine, si farà.


![Ricci | Lambic for dummies [Part II]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/eyelinbosch-178x98.jpg)



Uno dei vitigni che più amiamo, in una delle espressioni, il Rocca Rubia, che ci ha donato mille emozioni, seppur con sfumature differenti tra le annate. Ancor più sorprendente, poi, se lo si fa invecchiare in luogo consono. Ricordiamo con gran piacere un ’96 bevuto alla Locanda del Lupo di Soragna all’inizio del 2007 con faraona arrosto e piccione; altrettanta memorabile goduria con un *97 bevuto a casa alla fine del 2007 e con un ’99, nell’autunno successivo.
A partire dal 2002, abbiamo notato un pizzico di modernità in più, seppur non esagerata, e un po’ di veracità in meno, un po’ più di potenza e un po’ meno di tensione gustativa, un po’ meno di quei contrasti e di quelle sfumature nell’allungo che tanto bene hai descritto. Niente di grave, per carità, ma talvolta l’abbiamo notato, aspettandoci sempre molto da un vino amatissimo.
L’annata fotografata nel post non l’abbiamo ancora assaggiata. Quella precedente, 2007, simile all’altrettanto buona 2004, ci piacque per la dinamica gustativa e una bella mineralità (qualità costanti) che bilanciavano un frutto molto presente, soprattutto all’ingresso in bocca. L’abbiamo assaggiato, il 2007, durante un ottimo pranzo al ristorante Letizia di Nuxis.
;)rossal
si ragazzi, lo so, ho commesso il più flagrante degli infanticidi, ma ho voluto, lo confesso, perchè era quello che avevo in casa e perché conoscendo anche io, come voi, il bicchiere in questione ho potuto permettermi una botta di pura potenza filtrata dai ricordi dei numerosi assaggi precedenti di diverse annate.
ero anche indeciso se scrivere di un Terre Brune 02 recentemente tracannato, ma ho preferito la purezza e la schiettezza del Rubia, certamente meno elegante, ma di sicuro più fedele al vitigno.
dubbi sullo stile: concordo, quando si cresce con i numeri in produzione, non è raro verificare che qualcosa, soprattutto nelle sfumature, si modifichi. il trucco, un poco rischioso, è aspettare il più possibile. ad esempio, ho giá battezzato l’inverno del duemiladicianove per stappare l’altro 08 che ho in casa. se resisto … :))
Conosciamo benissimo, Fabio, la sensazione irresistibile, quando ti viene la voglia. Soprattutto, se poi in cantina ce n’è un’altra da far invecchiare: è facile che la voglia venga corrisposta e ad almeno una il collo venga tirato.
Concordiamo, comunque e con piacere, su tutto, e nondimeno conveniamo con Filippo Ronco sull’eventualità da noi applaudita di un libro che raccolga i tuoi racconti, il tuo viaggio nel gusto enoico di una terra unica, in nessun caso omologabile.
grazie ancora e alla prossima:)rossal
Grazie per quest’ultimo (?) viaggio.
Cosa aspetti a farne un libro?
Fil
Sarà la zona, l’ultima che ho visitato in ordine di tempo, o sarà il vino, che ho potuto aprezzare in qualche annata datata, ma questo tuo ultimo post mi è piaciuto veramente tanto. Hai riassunto alla perfezione il ricordo che ho io di entrambi.
Bravo Fabio, e grazie per i tuoi voli pindarici sulla tua grande terra e i suoi grandi vini.
Grazie Fabio per averci regalato questo viaggio nella Sardegna del vino, poco conosciuta, a volte guardata come fosse cosa “lontana”, sappi che nei prossimi mesi cercherò nelle enoteche di Torino qualcuna delle bottiglie da te fin qui descritte e vedrò di incamminarmi sulla tua via, una via di bellezza e passione.
Complimenti all’Enobloggersardo! Un viaggio enoculturale nella nostra splendita ISOLA. Belle le foto a corredo dei post, e interessante l’idea del libro.
Non credo esista in sardegna un libro recente sulla storia del vino, sui vini e sui vitigni autoctoni, sulle regioni geografiche di produzione, magari corredato dalle foto dei vari tipi di uva da vino.
Si conclude un estate di viaggi virtuali, iniziata con il viaggio musicale, culturale e enologico,con brindisi finale, ad ogni concerto di Paolo Fresu.
Bona Binnenna, attrus’annus mellus.
grazie Simonetta, grazie mille.