Viaggio in Sardegna | Il Semidano di Mogoro, che viene dall’età della pietra
“Passa il tempo sopra il tempo” La stagione del tuo amore, Fabrizio De Andrè
L’Isola è una terra antica dove il tempo si perde e si ritrova, dietro un sasso, sopra una conchiglia, dentro un nome, in un’abitudine. Ragionare di questo è esercizio pericoloso, la tentazione di sentirti più piccolo di quello che in realtà sei, è davvero molto vicina. Pensare, ad esempio, che il Villaggio neolitico di Puistèris, proprio dietro Mogoro, è stato inventato e vissuto fin dagli inizi del III millennio a.C. ti getta in un abisso temporale, in un precipizio del quale mai e poi mai riusciresti ad immaginare il fondo.
Chissà se in quel tempo il Semidano c’era già e chissà se i piccoli e grandiosi uomini che popolavano allora Puistèris sapevano cosa farne. Certamente sanno cosa farne quelli che oggi lavorano alla “Cantina Il Nuraghe”: lo raccolgono tardi, molto tardi, e lo vinificano soavemente, senza fretta. E lo chiamano Puistèris, ovviamente.
Il risultato è intrigante: giallo pesante, melone e menta, ma anche erba amara e salata, una lama piccola ed elettrica si poggia sulla lingua, ad asciugare un sorso comunque rotondo e polposo, a ritagliare una bevibilità lunghissima.
Un bicchiere importante, che riesce ad abbracciare un piatto del territorio, un primo muscoloso ma delicato, profumatissimo: la fregula (sa Fregua) con i cardi selvatici. Si tosta la fregula con un soffritto più che generoso, si uniscono i cardi brillati in acqua acidula e salata, si profuma e colora con pochi pomodori secchi, si finisce la cottura a mestolate di brodo di pecora, grasso e bollente.
Con un bicchiere di Puistèris, con il tempo, che in quel tempo, non passa. Resta.

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è come leggere di un altro mondo, di un’altro tempo…complimenti Fabio come sempre grande scritto di vino.
Tu dici che si trova qui sul Continente?
sinceramente non so Vitt, io non l’ho mai visto sugli enoscaffali e neppure in carta di ristoranti continentali.
mi sa che ti tocca fare un salto sull’Isola :)
Bravo come sempre.
Storia, cultura e cucina.
Stavolta ci dai anche la ricetta, cosa chiedere di più ?
Forse un viaggio nella tua terra insieme ?
oh se si fa un viaggio in Terra di Sardegna con Fabio voglio esserci anch’io :)
Notevole, come sempre ;)
Questa volta non condivido e sono (già ti dissi) meno positivo, forte del fatto che la Cantina Il Nuraghe di Mògoro era mia tappa fissa quando tu avevi ancora i pantaloncini corti e il vino al massimo lo assaggiavi intingendo il dito nel bicchiere di tuo padre ;-)
Siamo in uno di quei casi in cui la mano dell’enologo ha fatto -a mio modesto avviso- danno, essendo troppo presente e “sensibile”, forzando e stravolgendo le caratteristiche del vitigno: semplicità, freschezza, bevibilità, una nota più che sapida, nettamente salina, che ne facevano una bottiglia che non mancavo di offrire agli amici provocando positivo stupore.
Perchè cercare la vendemmia tardiva, mi domando, perchè volere a tutti costi un “bicchiere importante”? Bicchiere non spiacevole ma irrisolto, che se cerco quelle caratteristiche di complessità mi rivolgo ad altre etichette.
Anche Anastasìa, l’attuale Semidano “base” della cantina, vuole essere un po’ più ricercato, pur restando rappresentativo meglio del fratello maggiore.
Insomma, un tipoco caso in cui ci sta il dire “less is more”.
è vero Dan, si è fatto quello che tu descrivi, si è andati incontro a chi, solo salato e appuntito, non voleva bere. il tuo affetto per il Semidano schietto e sincero non lo ritroverai nemmeno da Picciau, altro matto che si è messo in testa di vinificare Semidano a Pirri, facendo comunque un vino dal corpaccione profumoso.
Il “problema”, secondo me, è … il tempo che passa (come da post). Mi spiego: il tempo porta i progressi, la tecnologia, sia in vigna che in cantina. Il Semidano è un vitigno che matura già di suo molto tardi, a strappi, e se prima non si rischiava di perdere tanto (o tutto) e si vendemmiava presto e alla svelta, ora, tra esami in vigna e vasche termocontrollate si può andare oltre con una certa sicumera. Forse anche troppa.
A me comunque piace, lo trovo magari un po’ troppo languido, ma il minerale c’è, l’impronta originale io la ritrovo comunque.
E poi, non dimenticare che se vuoi bere angoli d’Isola c’è sempre San Vermentino a spalancarti le braccia per un abbraccio sapido e roccioso. :)
Bravo!
commosso.
portane una cassa che lo assaggiamo con Dan e Vittorio.
Presente!
Beata ignoranza enologica!!!
Dan impara a conoscere i vitigni,tradizioni enologiche e tecniche di vinificazione. Non giocare a fare il piccolo enologo!
Mah, per la verità gioco solo a fare il vecchio bevitore, e sono ancora di quella vecchia scuola che pensa che esprimere un proprio parere sia un bellissimo diritto da difendere.
Ho forse toccato qualche nervo scoperto? C’hai forse messo mano e non sono il primo che ti dice queste cose?
Infatti non si discute sul diritto di poter esprimere la propria posizione. Quanto sulla necessità che una certa opinione sia sorretta da una minima conoscenza. Il “vecchio bevitore”, per definizione, non è enologo, e come tale dovrebbe limitarsi a un parere soggettivo senza subentrare in discorsi troppo tecnici… si eviterebbero notevoli gaffe! Il Semidano è un vitigno che “necessita di essere compreso”, non di supposizioni o discorsi probabilistici!
Ognuno è libero di esprimere giudizi ma prima di farlo è necessario conoscere bene il prodotto, le caratteristiche dell’uva, la sua epoca di maturazione e la tecnica di lavorazione che non è frutto di un gioco dell’enologo ma di anni di studi e sperimentazione. E’ bene sapere che il Semidano è un’uva che matura tardivamente tanto che il disciplinare di produzione prevede la tipologia vendemmia tardiva che si caratterizza per bassissime produzioni per ettaro. Da ciò ne consegue che l’uva raggiunge un grado di sovramaturazione tanto elevata che l’accumulo di carotenoidi è tale da indurre nel corso dell’invecchiamento del vino la sintesi di una grande quantità di norisoprenoidi. I norisoprenoidi sono una classe di composti odorosi che deternimano nel vino note di frutta tropicale, bosso, ginestra accompagnate da sentori mentolati e di macchia mediterranea.Il Semidano è uno dei pochi vini sardi che necessita di un lungo invecchiamento per poterne assaporare appieno le sue peculiarità. Il Semidano è un vino non semplice da capire soprattutto se non si conoscono le sue caratteristiche.La sua complessità aromatica ed il suo corpo non derivano da tecniche di vinificazione artificiose ma da una naturale propensione del prodotto a divenire un grande vino. In passato veniva utilizzato per ingentilire il più acerbo e spigoloso Nuragus. In alcuni casi si era soliti utilizzare il Semidano per la produzione di vini da meditazione dopo averlo affinato per un lungo periodo di tempo in botti di castagno di grandi dimensioni. Mi scuso per la lunga spiegazione ma ritengo fosse necessaria per porre fine ad inutili e poco fondate recensioni dilettantistiche. Ognuno è libero di scegliere altre etichette come è stato scritto ma credo che l’importanza di una bottiglia non derivi dalla sua fama o dal suo vestito ma da quello che contiene.
buona giornata
resto a disposizione per ulteriori informazioni
Grazie per la precisazione. Ma ne gradirei un’altra. Cosa intendi per recensioni dilettantistiche? E quali sono, a questo punto, quelle professionali? Magari ne esce una discussione interessante.
Grazie in anticipo per la risposta.
Sani.davide
Le recensioni dilettantistiche sono quelle basate su scarsa conoscenza del prodotto e sulla non conoscenza delle tecniche di vinificazione. Affermare che la bontà di un vino si basa sull’etichetta non credo sia del tutto corretto. se si legge che un buon degustatore dovendo scegliere una bottiglia elaborata sceglierebbe un’altra etichetta magari più blasonata si è portati a pensare che la conoscenza del prodotto è scarsa. Non si pretende di leggere commenti basati su aspetti tecnici ma almeno rispettosi del lavoro di tante persone che cercano di valorizzare produzioni di nicchia espressione del territorio. Se poi si vuole continuare a bere vini omologati nel gusto allora proseguiamo nella strada di santificazione di poche etichette che a volte celano prodotti al limite della bevibilità.
Comunque non voglio proseguire in sterili discussioni. Ognuno è libero di bere ciò che vuole.
Daniele, ti ringrazio per l’intervento perché, se scriviamo e ci sbattiamo per raccontare delle bottiglie, è anche (se non soprattutto) per generare una discussione con chi, quella bottiglia, la produce.
Il professionismo … il dilettantismo … sono etichette, a mio modo di vedere, difficili da applicare ad un racconto. Il rispetto, ne sono certo, non è mai mancato.
Approvo e promuovo (cit.) la tua volontà “di valorizzare produzioni di nicchia espressione del territorio”, ed è per questa ragione che, quando il Caf (tenutario del blog) mi ha incautamente proposto di scrivere dei vini dell’Isola, mi sono fiondato a raccontare la storia di terre e vitigni quasi sconosciuti qua in continente. Per questo ho raccontato di Semidano, Nuragus, Nasco, Cagnulari, Nieddera, Vernaccia, Malvasia, Bovale, Monica (e non solo di vermentino o cannonau) … perché desidero far conoscere la realtà enoica sfaccettata di una terra complicata come la nostra. Ho semplicemente voluto raccontare Mogoro ed il Semidano, certamente a modo mio, modo che può piacere o non piacere. Come il tuo vino, d’altra parte. A me piace (il tuo vino) e credo che questo si capisca dalle parole del post, le tue precisazioni rafforzano le mie sensazioni.
Quello di Dan è un parere, è il suo semplice, nostalgico e rispettabile parere.
Le tue parole poi, lasciatelo dire, non sono per nulla “ sterili discussioni”, sono invece fondamentali punti di vista di chi, quel vino, lo fa.
No, dai. Non mi sembra sterile. Hai ricevuto due pareri di due bevitori, di due consumatori, che dovrebbe essere sempre una cosa importante per chi fa vino, proprio per evitare la scollatura che spesso c’è fra chi il vino lo produce e chi lo beve (e ovviamente lo giudica, a vari livelli).
Perdonami, ma non ho visto nessun accenno a etichette più blasonate. Solo considerazioni sull’evoluzione dell’approccio al vitigno, con i conseguenti giudizi. In questo caso avrei trovato più utile da parte tua una presa di posizione sulla scelta di vinificarlo in una determinata maniera, senza prese di posizione assolutistiche.
Spero tu rimanga. In fin dei conti siamo qui (anche) per ascoltare e per imparare.
Un saluto,
Davide
Io posso solo dire (per l’unica volta che l’ho bevuto) che a un naso opulento e ben descritto ha fatto seguito una bocca meno convincente, non molto fresca, un po’ corta.
Luk
Davide ti ringrazio. mi fa piacere continuare a scrivere ma con giudizi oggettivi. Quando parlo di etichette mi riferisco a quanto scritto da dan in un suo commento dove dice che se dovesse scegliere un’etichetta importante sceglierebbe ben altro. mi pare poco rispettoso del lavoro altrui e soprattutto un modo completamente errato di fare commenti o recensioni sui vini. sono abituato a descrivere i vini secondo criteri il più possibile oggettivi anche se il gusto soggettivo incide comunque. Per questo approvo il commento di Luca risso che espone le sue particolari sensazioni di cui prendo atto e faccio tesoro.
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