Bocche della Verità | Monòpoli

 

La principessa piccola torna trionfante: ha trovato la scatola originale del 1969 di Monòpoli, la mia. E’ consunta, usata, e porta i segni di tante ore giocate: ma è integra. Allora ne avevamo pochi, di giuochi, e ne avevamo cura. Anche perchè la sanzione era impietosa: cento frustate, per lasciare pezzi in giro; manate a grappoli se lo rovinavi.

Certo, la cura costruttiva dei giuochi da tavolo anni sessanta era cosa di un altro sistema spaziotemporale: questi segnalini di legno dipinti a mano; quelle case fatte una per una, una diversa dall’altra; gli alberghi rosso Ferrari. Quarantadue anni: certo, i contratti sono un po’ gualciti e i soldini hanno le orecchie, ma ci può giocare eccome.

Ho perso solo i dadi: li ricordo ancora: rossi, piccoli, con i puntini d’oro.

La principessa piccola guarda con occhi di diamante quelle cose di un altro secolo: continua a disporre davanti a sè le case, in file ordinate intervallate dalle fiamme scarlatte degli alberghi. E i nomi: Bastioni Gran Sasso, il Viale dei Giardini, Vicolo Stretto e la Società Elettrica. Imprevisti e Probabilità, scritti in un linguaggio polveroso ma pieno di una asciutta dignità.

Prepariamo il tabellone, ha subito i segni del tempo ma è ancora leggibile. Scegliamo i segnali: lei mi guarda e dice “Papà, tu prendi il fiasco eh”.

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6 commenti

  1. Fiasco di vino, fin da piccolo!
    Io cercavo sempre di aggiudicarmi le stazioni, volevo viaggiare, fare il macchinista di un treno, credo aspirazione di molti.
    Divertiti.

  2. Dan L. scrive:

    Eh, le cose del ’69, fatte per durare…
    Per dire, il Festival di Sanremo del 1969 fu vinto da Iva Zanicchi e Bobby Solo con Zingara. Chi se la scorda, se è nato in tempo? E se non vi piace ce n’è per tutti, a voi la scelta: quell’anno anche Un’Avventura, Lucio Battisti e Wilson Pickett!
    E Ma che freddo fa, di Nada, Caterina Caselli e Sergio Endrigo con Il Gioco dell’Amore, Antoine e Riccardo Del Turco con Cosa hai messo nel caffè, e poi La Pioggia di Gigliola Cinquetti, Lontano dagli Occhi di Sergio Endigo, Tu sei bella come sei di Mal…

    Indimenticabili come le eterne partite di Monopoli: le mie, in estate, potevano durare giorni e giorni e, in mancanza di apparati digitali a garantire l’onesto mantenimento dello status quo nella notte, gruppi di genitori venivano convocati a coprire il tabellone con un telo.

    Verrebbe da dire Nostalgia canaglia… ;-)

  3. Davide Cocco scrive:

    Io nel ’69, quando voi andavate a morose, ero ancora un angelo nei pensieri di mamma e papà :)
    Sani.davide

    • Carmine Capacchione scrive:

      Anch’io ero un angelo ma mi accorgo che abbiamo molte cose in comune noi che saimo nati negli anni 60 e 70…poi il tempo è cominciato a scorrere più veloce o forse noi siamo diventati nostalgici di quei pomeriggi passati a giocare a pallone per strada o ad acchiappare lucertole ai giardinetti..

  4. tartetatin scrive:

    Anche la mia scatola di Monopoli è stata accuratamente ed affettuosamente restaurata affinchè non perdesse nulla della sua fisionomia un po’…stantia..
    Ci abbiam giocato con i figlioli, ed io sempre cercavo di accaparrarmi il Parco della Vittoria (la tesserina di colore blu violetto) che aumentava molto il mio capitale:)E mettere un Albergo era un sogno.
    Quei soldi (con tanti zeri) ormai un po’ stanchi dormono tranquilli ed ordinati..
    La scatola è in un ripiano del box…Quasi quasi domani vado a controllare se ci sono ancora tutti i segnaposti, così magari nelle lunghe sere d’estate si potrebbe fare una partitina se per caso capitassi a Cavoretto.

    Ehh se non ci fossi Stefano ti dovrebbero inventare..

  5. Stefi scrive:

    …la mia scatola di Monòpoli è là, in alto sulla libreria, si sa mai venisse voglia di giocarci…ma da qualche parte, meno esposto, un altro gioco “di ruolo” meno tradizionale, di anni successivi… “Corteo”, credo che si riuscì a comprarlo in tanti, ma a giocarci forse solo qualcuno.

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