Fiano, degustazione diagonale dentro il vulcano
Metti una sera nella Capitale morale: metti la sera più calda degli ultimi polentamila anni. C’è così caldo che sudano i pensieri: sudano le frasi che colano via saponose, lubrìche di un languore lanoso e sfatto. Fa caldo da Enocratia, orfana dell’impianto d’aria confezionata: che come ogni macchinario che si rispetti s’alletta nel momento meno opportuno. Fa così caldo che quella panciona – allora era ancora una panciona, non come adesso che è un guerriero urlante – sembra galleggiare nell’aria brodosa, appicicaticcia come un animaletto di panno lenci.
Fa caldo, e le bottiglie di Fiano navigano nel ghiaccio: tutti le invidiano. Tra poco la temperatura salirà ancora, diventeremo molli e umidi. Alcuni – tra essi il sottoscritto – si liquefanno senza un gemito.
Ma nel bicchiere: Fiano. Non fiano per signorine, cose da scaffale di un par d’anni, agevoli e passeggiabili. Anzi avremo tracce di verità fianesca, ma con una richiesta di attenzione di gran passo. Così come richiedo i Dioscuri della serata: Il Marra e il D’Alma, eroici nel caldo lavico del secondopiano.
Ecco le note, per quel che restava nel torpore indotto dalla canicola.
1. Fiano di Avellino – Guido Marsella 2006. Oro freddo. Vecchio calzino in apertura – una specie di lana bagnata – e zola blù a seguire, per un naso atipico e arricciato. Tanto fumè, pietra focaia. Assaggio complicato, corrispondente: tanto di caseario, il formaggio, forse di nuovo lo zola. La bocca è larga e arricciata, con un finale fermo e finito. Inizialmente non convince, poi si esprime in potenza d’idrocarburo, di piglio alsaziano.
2. Fiano di Avellino – Vadiaperti 2003. Giallo intenso. Naso aromatizzante, con un chiaro ricordo di tè al gelsomino. Robe verdi, robe di fiori. Il sorso è scavato e liscio, secchissimo eppur non privo di brividi gentili. Eco finale amaro.
3. Fiano di Avellino Cuvèe Enrico. Villa Diamante 2000. Vine outstanding: il colore è aranciato, brillante. Il naso è fitto di frutta secca, con tracce di erbe aromatiche dell’orto, tra cui forse un inciampo di rosmarino. L’assaggio è virulento, con un passo secchissimo, quasi ematico, molto marsala vergine. Sterminato il finale, mai dolce, lungo.
4. Fiano di Avellino Vigna della Congregazione – Villa Diamante 2005. Il naso è bello, lineare, gonfio di presagi. La sensazione salmastra, il frutto – una pera – un brivido freddo, quasi glaciale. Di nuovo secco, piallato ma espressivo, con il finale ripieno e impegnativo. La cotogna, durabile.
5. Fiano di Avellino – Ciro Picariello 2008. Ripete il formaggio e il sasso. Il caramello e lo zucchero bruciato. L’assaggio è vagamente piallato: attacco a gradino, poi privo di progressioni. Il sale esce sul finale, regalando una tensione proiettata e fresca.
6. Cortese Costa Vescovado – Tirelli 2008. Hai una similitudine vera con il Bactrim, con tutto il limone e l’effervescenza carbonica. Ancora: il chiodo di garofano, e poi viaggio. La bocca è sdrucciolevole, chiusa e stretta, con un finale arrotolato. Non mi piace.
7. Fiano di Avellino Pietramara etichetta bianca 2007 – I Favati . Giallo. Naso molto complesso: un fiore potente, la magnolia, un gesto armonico, una nota curiosa di nebbia. L’assaggio è acchiappante, con i tannini esposti (forse bucce?) e una seconda parte liscia, appena scivolosa. Appena un poco fuori fuoco rispetto agli aromi, con quel tiro amaro.
8. Fiano di Avellino 2009 Pietracupa. Trasparente e chiaro, grigiazzurro. Un bel naso elegante, asciutto ma comunicativo. I segnali sono piccoli, delicati, ma irti di piccoli frammenti, come quel finale di te rosso puh er. Curioso il sorso che è assai ritroso, poco comunicativo. Ma lo bevi allegro e fruttifero, breve e acido, fresco.
9. Fiano di Avellino Particella 928 – Cantina del Barone 2009. Sulfureo: con accicchi panettoneschi, burro acido, subito evanescenti. Poi vien l’assaggio, un po’ sospeso: con un attacco un po’ birroso, per niente facile. Finale piatto, scivoloso, inameno,
10. Fiano di Avellino 2004 Colli di Lapìo. Ha il burro di cacao, lo zolfo giallo e il sole, con l’erba da taglio. Il salmastro è generoso, con tracce di formaggio. Il finale è zafferano. L’assaggio attraversa il sale, si inerpica sulla spalla e si libra su un finale etereo, ampio, estroverso.

















Caffarri oggi compie 50 anni. C’entra nulla con il monumentale tema qui affrontato ma e’bene che sappiate che ve ne toccheranno altri 50, di anni di appunti di gola, purtroppo:-)). Rimanendo al tema a me piace molto il Villa diamante
Naturalmente chi si alza alle 7.23 riesce a fare gli auguri prima degli oziosi like me :-)
Ma sarà casuale che oggi compie gli anni il Caf ed è pure la data di nascita di Francesco Petrarca ?
Se ti dico che oggi è anche l’anniversario di Mendel, quello dei piselli, ti sembra ugualmente significativa la ricorrenza?
Complimenti Caf!
Il mattino ha l’oro in bocca, carissimo. E comunque io li avevo gia’ fatti privatamente prima di andare a dormire. Sei tu che hai il braccino corto, a scrivere naturalmente:-(
Vabbè, auguri al Caf, che è nato lo stesso giorno di Carlos Santana ;)
Grande degustazione quasi surreale nel caldo di Milano; un vino, il fiano di Avellino, che proprio gli amici Alessandro e Massimo mi hanno fatto conoscere e aiutato ad amare.
Auguri Stefano e grazie per le tue sempre appassionate cronache enogastronomiche!
Da sempre penso che il vino campano capace di poter dialogare alla pari con le eccellenze nazionali e internazionali sia il Fiano. Tra l’altro ancora poco studiato nelle sue potenzialità perché nella quasi totalità dei casi è semplicemente passato in acciaio.
Complimenti per questa bella bevuta e ad Alessandro e Massimo, giustamente da te definiti i Dioscuri del Fiano anche per il gran bene che hanno fatto in casa Ronco
Ah, benvenuto del club +5! E’ come tornare a +2!
L’altra sera in Versilia è passato (ahimè velocemente) il Fiano di San Salvatore. Dovessi descriverlo mi rifarei alle note qui sopra riportate per il Fiano di Marsella: guardingo affumicato e poi un lunghissimo vegetale e idrocarburo spinti e agevolati da una sapidità da ricordare e più volte ravvivare. Davvero una potente via verso “il bianco” per definizione: gusto, complessità, ampiezza e bevibilità. Non so quanti franzosi se lo possono permettere.
E cosa c’entrava il cortese di Tirelli?
Intrudeva.
A quel punto avrei usato il binomio “Cortese Baccabianca-Fiano Don Chisciotte” di Zampaglione
giriamo la domanda ai Dioscuri…
L’idea dell’intruso è venuta a Davide di Enocratia.
Personalmente, visto che la degustazione era “accecata” e che le bottiglie erano così diverse per territorio di provenienza oltre che per annata e idee di vigna&cantina, penso che le cose erano già abbastanza complicate. E poi i vini erano già 9, quindi non proprio pochissimi.
Ci potevano stare anche i vini di Zampaglione, certo. Il Baccabianca non lo conosco, il Don Chisciotte -per la verità- non è tra i miei preferiti.
Da “non organizzatore” ma da partecipante alla diegustazione, trovo che però l’intruso abbia favorito l’attenzione facendo da occhio di bue sulle caratteristiche del fiano che nonostante le diverse manifestazioni rendevano comuni i tratti delle 9 etichette campane.
Ha fatto un po’ l’effetto del sorbetto di limone tra pesce e carne ai pranzi di nozze: spiazzando il palato per “evidente inappartenza” ha riposto i recettori in riga e sull’attenti.
Ammetto che la difficoltà della stanchezza per i numerosi assaggi sia stata legata anche agli elementi estremi della degustazione (fattore umidità milanese) ma l’idea dell’intruso la trovo sempre molto utile, così uno non può abbassare inconsciamente/involontariamente la guardia sedendosi sulle convenzioni dei sentori che ci si aspetta da un territorio.
Sì, ho capito il tuo discorso ma lo condivido solo in parte.
Dopotutto l’intruso “dichiarato” è un conto, l’intruso “messo lì e basta” è n’altra roba.
Beh, quale più intruso del Don Chisciotte?:-)
Claro.
Io volevo dire che sapere che c’è l’intruso è un conto, non sapere che c’è è un altro, imho. :)
A me l’idea dell’intruso è piaciuta subito, curioso come ero di verificare i sensi in condizioni di “visibilità zero”, ma è nata lì, improvvisamente, con il primo vino venuto in mente a Davide di Enocratia (l’unico a sapere di quale bottiglia si trattasse).
Per quel che riguarda Guido Zampaglione posso solo dire che apprezzo moltissimo il suo lavoro. Le sue ultime prove, però, un po’ meno.
[...] di pecorino, e manda in tavola senza tema con qualche Fiano irpino di un certo sbuzzo, come il Vigna della Congregazione di Villa Diamante. Ma [...]
[...] Impagina, con due o tre rondelle di polpo cotto al vapore e un anello di porro crudo. Il Fiano che l’accompagna è quello di Ciro Picariello. [...]
[...] datemi un bicchiere di Fiano Vadiaperti, non vecchissimo ma vecchio, a fucilarmi il palato di [...]