Quarz 2005, Terlano e lo shopping nella Grande Mela

di Chiara Giovoni

tempo di lettura: 3 minuti

Tutti dovrebbero vedere New York City almeno una volta nella vita, la Grande Mela che è in grado di offrire ad ognuno il suo morso perché così ricca di mondi da consentire ad ognuno di trovare il suo anche senza uscire da Manhattan. Ma se chiedete ad una giovane donna, beh, senza eccessi di civetteria vi dirà che il suo sogno è andarci in uno dei seguenti due momenti: il Black Friday, ovvero il delirante ed estenuante giorno di svendita pre-natalizio, oppure l’immediata fine stagione, sì perché i saldi per gli americani sono una cosa seria, e New York ne è la Mecca indiscussa con relativi pellegrinaggi. In quanto parte della categoria delle giovani donne, nel gennaio 2010 sfidando il freddo glaciale mi trovavo imbacuccata a passeggiare lungo la Broadway,  in direzione Union Sq. Tra i grattaceli con scala metallica a mo’ di esoscheletro, buttando l’occhio alle insegne mentre mi scaldavo le mani con l’ennesimo rovente Caffè Mocha di Starbucks, eccomi notare al no.735 un neon inaspettato a 6 vetrine: Warehouse Wines & Spirits. Insomma, fu così che il mio morso alla Grande Mela si trasformò in un sorso.

Mi chiedo come mi venga in mente questo aneddoto ora che a Milano ci sono 37°C senza un sussurro d’aria, ma tant’è che c’è chi non si appresta a partire per il mare, ma sta facendo la valigia per andare nella Manhattan versione estiva. E del resto siamo al vino con la Q e questa è la sua storia.

Per me abituata alla ricerca dei tesori nelle piccole enoteche europee non fu facile decidere di varcare la soglia di un “magazzino” di vini con tanto di carrellini per la spesa, ma ricordo che mi feci convincere dalla suggestione che avevo avuto la sera prima vedendo le dimensioni dei tubetti di dentifricio al market: in America tutto era più grande. E soprattutto, a NYC per quanto preparati, gli shopping assistant delle enoteche non per forza conoscono nel dettaglio tutti i vini Italiani che hanno in vendita, e il loro valore. Mi accoglie un espositore rotante con inquietante scritta Sale, come se fosse sensata una svendita di vini, nel caso potessero passare di moda da una stagione all’altra, quando si sa che per certi vini le stagioni vanno al contrario. Ed eccola lì, in tutto il suo splendore, una parata di Quarz e Lunare 2005 della Cantina di Terlano, ad un prezzo incredibile. Mi rassegno all’idea comprare una nuova valigia per riportare in Italia il bottino frutto dello shopping più borderline che potevo fare a Manhattan: l’acquisto di vini Italiani (per mitigare la follia ho poi mascherato con qualche Californiano e Oregoniano).

Kellerei Terlan, con oltre un secolo di storia, è una delle prime cantine sociali altoatesine ed ha il pregio di non essersi ancora dimensionata come colosso produttivo, mantenendo così il polso sui diversi conferitori e di conseguenza una qualità molto elevata delle uve. Di matrice bianchista è famosa per la longevità dei suoi vini, di cui si conservano una quantità impressionante di vecchie annate nei sotterranei. Il Quarz 2005 non è un sauvignon per signorine, anche se il giallo oro senza più cariche verdoline dato dall’evoluzione in bottiglia è quanto mai ammaliatore. Il naso non presenta più le spiccate note aromatiche della giovinezza del sauvignon, complice quel 40% della bottiglia che ha maturato qualche mese in tonneau. C’è più morbidezza e la frutta gialla e matura si lega a speziature pungenti quasi di liquirizia e balsamiche allo stesso tempo. Il sorso è corposo e ricco, ma la freschezza che porta questi calici avanti nelle stagioni è copiosa e dona piacevolezza insieme alla spinta minerale e al gioco di persistenze dal finale ambrato da miele e camomilla, pur con spunti di timo.

Alla cassa ovviamente avevo destato sospetti, e il commesso sveglio mi ha chiesto se ero italiana e perché avevo comprato quelle bottiglie. Era carino e ho deciso di svelargli il segreto di Terlano, dato che ne erano rimaste due, suggerendogli di portarsele a casa con la promessa di tornare il giorno dopo per il feedback. Ma poi… la mela è grande, si sa! (son certa che gli è piaciuto).

Soundtrack: Roy Orbison – Pretty Woman

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10 commenti

  1. Ti voglio bene Chiara, sappilo :)
    Questo è il tipo di post sul mondo del vino che piace a me: si sente la passione, la voglia di esprimersi al di là degli schemi prefissati, si sente “la giovinezza”.
    Di Kellerei Terlan ho bevuto qualche mese fa un Pinot Bianco 1980 conservato perfettamente e meraviglioso (non dimenticherò mai la sua freschezza), so da fonti certe che loro in cantina hanno molte bottiglie “antiche” (prima o poi un salto io lo faccio)

  2. roberto scrive:

    Si ma il prezzo per bottiglia?

  3. Marco Rossin scrive:

    Sono anch’io da 2 settimane a New York e non posso che confermare quanto detto: è una città dai mille morsi, dalle mille maturazioni, dai mille colori.
    Ne approfitto per chiederle qualche consiglio su dove andare, se ne sa più di me, ricambierò il favore appena possibile!:)

    • Chiara Giovoni scrive:

      Beh innanzitutto siccome non si vive di solo vino consigli un aperitivo al Blue Ribbon al 34 di Downing St. Hanno materie prime di qualità notevole.
      Quanto al vino dipende dalle esigenze. Io sono sempre dell’avviso che la città si debba scoprire camminandoci dentro.. :)

  4. delmo scrive:

    sono un abituale consumatore di gewurtztraminer di Kellerei Terlan, non ne ho ancora trovato uno più buono.

  5. delmo scrive:

    anzi uno migliore c’è: il Lunare.

  6. anna scrive:

    concordo al mille per cento sui milioni di respiri e di volti di ny, e’ proprio il suo bello. cerco di fare qualcosa di nuovo tutte le volte che ci vado ma alcune cose restano dei must del mio soggiorno. la numero uno? la colazione da balthazar :0)

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