Il Sabato del Villaggio | Prendersi una giornata di vacanza dal buonismo e parlare di parole

 

“Le parole sono pietre”. Una delle più belle frasi mai pronunciate, grondante una verità asciutta e tagliente, dolorosa nella sua integrità.

Ma le parole sono arnesi, anche. Strumenti: di lavoro, di seduzione, di comunicazione.  Sono chiodi e martelli, lime e livelle, le parole sono il canovaccio su cui vivono e proliferano le piantine fresche dei giorni del calendario. E a volte rinsecchiscono e muoiono nelle basse del fraintendimento, della misintepretazione, o della preterinterpretazione. Dire troppo o dire troppo poco, con le stesse parole; coprirsi troppo o spogliarsi troppo, con le stesse parole.

Ci sono parole amabili, e parole inamene. Ci sono parole che il mondo ama, e parole che il mondo odia a seconda dei tempi: parole che non si possono più indossare senza che tutto l’armamentario dei significati figurati ti rotoli addosso come una slavina. E ci sono parole che mettono a disagio, perchè non sono più al passo con i tempi.

Eccone alcune di cui il nostro mondo pare innamorato.

Sinergia. Quasi ogni giorno incontro persone che mi propongono delle sinergie. O delle “iniziative sinergiche”. Purtroppo non si rendono conto che sono troppo vecchio e disilluso per far finta di non sapere che solo chi non ha denari da spendere propone delle “sinergie”. Chi ha capitali e capacità, che guarda caso hanno la stessa radice, compra, investe, produce. Chi ha delle idee propone le sinergie. Ma ahimè, nel venti-undici di idee ne abbiamo pieni i cassetti.

Criticità. In un mondo onesto si chiamerebbe problema. Ma noi no, non possiamo avere problemi: i problemi sono per gli sfortunati, per i brutti, per quelli in lotta con l’eterno sovrappeso, per i Loosers. Noi vincenti, noi che guadagnamo miliardi e boiardi con la pubblicità delle mutande, noi sottolineiamo una criticità. Che poi ci sarà qualcuno, di quelli sfortunati brutti e grassi, che si occuperà di risolverla.

Condivisione. Già: vorrebbe dire che si mette una certa risorsa a fattor comune. Sbagliato: condividere significa far fare a qualcuno qualcosa che non vuole fare, ma convincendolo che è ciò che più desidera nella vita.

Eccone alcune che invece il nostro mondo pare detestare.

Venditore. Uno studio serissimo ha dimostrato che per i giovini sotto i 35 anni la professione del venditore è il secondultimo sbocco professionale meno desiderabile. L’ultimo è il salinaro nelle miniere di sale di profondità. Quindi i venditori nel mondo in cui la Job Description conta più di una villa a Portofino si fanno chiamare Account, Sales, Commerciali, Consulenti. Se vi capita, chiedete ad uno di questi se fanno i venditori. Vedrete la fazza che fanno.

Onestà. Non la si può più pronunciare, perché un onesto è – ad evidentiam - un ciglione. Il rispetto degli impegni, la fedeltà ad un parola data, l’ossessione della trasparenza, la fissazione per la correttezza sono obsoleti: pare che i musei stiano archiviando gli ultimi esemplari fossili di uomini onesti. Oggi vale la scaltrezza, che quello che conta è il risultato. Quante facce hai dovuto calpestare per ottenerlo è del tutto irrilevante.

Dovere. Sento già la risata omerica che squassa i pochi lettori di quest’oggi, dall’altra parte del monitor. Chi si ricorda più cosa significa dovere? una cosa desueta e ragnatelosa, che nemmeno con la miglior intenzione si saprà portare alla luce. Per qualche strano motivo, nel vocabolario del terzo millennio, il dovere è segnato come contrario di libertà. Mi dovrò adeguare.

In un’altra vita ho scritto una cosa. La metto qui, con tutto il pudore del caso: mi pare ancora spaventosamente attuale.

Le parole sono pietre dicono, e allora i silenzi sono mari.

Mari amari.

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8 commenti

  1. chrysia scrive:

    parole che in un’altra vita conoscevo, che mi sono state lette, scritte, dette, ricordate e non ho mai dimenticato.
    E’ un piacere ritrovarle qui

  2. Lido scrive:

    Fantastiche riflessioni, non le trovo amare le trovo vere. Un abbraccio lido

  3. Norbert scrive:

    Chapeau.

  4. a prima vista le pietre della foto sembrano patate, solo osservando con attenzione ho compreso la loro vera natura.
    grazie per questo scritto.

  5. Chefclaude scrive:

    Ti racconto una specie d’aneddoto.
    Verba volant, scripta manent, immagino conosciamo un po’ tutti il monotono significato di questa frase. Ma il mio primissimo maestro era un latinista, e la sentenza improvvisamente s’illuminava, e allora le parole dette diventavano vive e alate, mentre quelle scritte polverose e mortifere. Io ero un ragazzino, e mi beavo semplicemente di qualsiasi possibilità di rovesciare una convenzione, e di camminare sulla testa.
    Mettiamo da parte i mezzi, e i diversi contesti: le parole perdono drammaticamente la loro pulsione, sono pensate solo per incidere e far cumuli. Per trasformare in epigrafi i cervelli, murare e lapidare i desideri.
    Oggi che sono prossimo a diventare un cane maturo, alcune delle mie conversazioni più profonde le faccio con il lavapiatti indiano, con la cameriera che sta per laurearsi in biologia. Anche loro, nel momento in cui vogliono dirmi veramente qualcosa, danno ali alle parole. E io continuo a fidarmi delle parole, quando prendono vita.

  6. Andrea Bez. scrive:

    nel ringraziarla sempre per i suoi post epici, volevo altresì segnalare, come prodromico (?) a sinergia, l’abusatissimo: “fare sistema”.

    negli anni scorsi, durante riunioni interminabili quanto prive di concretezza, il “fare sistema” faceva tanto figo.

    sistematicamente suo
    bez

    • ovvio che sinergia sia un desiderabile effetto collaterale della baraonda alcoolica targata MIAU.
      Sono stato a lungo indeciso de citarLa come sobillatore semantico, in effetti.

      fare sistema è un’altra di quelle espressioni che servono a convincere il prossimo a fare cose che non vogliono fare, ma farle credendosi progressisti.

  7. Davide Cocco scrive:

    In tutta onestà, sento il dovere di condividere con lei una criticità, visto la sinergia che ci lega anche se lei è un venditore: manca la fottuta visibilità. Anelata, proposta, usata come merce di scambio. La visibilità.

    Sani.davide

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