Lettera aperta a Mario

di Sara Carbone

Ciao #Mario, piacere di fare la tua conoscenza, io sono il produttore.

Pensa che conoscere tutto quello che pensi, come ragioni e cosa ti spinge ad un acquisto piuttosto che a un altro è tutto ciò che desiderano sapere tutti quelli che si occupano di vino, in questo non sono solo.

Sei così complesso, sfaccettato. Sei maschio e femmina, appassionato o neofita, sei parte di milioni di sottogruppi.

A noi piacerebbe usare il tuo stesso linguaggio mentre a volte rimaniamo chiusi in tecnicismi inutili. Ci piacerebbe parlare proprio a te del vino che potrebbe piacerti e a Maria del vino che potrebbe piacerle . Sogniamo di educarti come se fossimo i proprietari del mondo del vino e invece dimentichiamo che dovremmo semplicemente ascoltarti.

Capita che la nostra distanza aumenti quando noi aspiriamo a creare una bottiglia che diventi mito, mentre tu desideri solamente bere un buon bicchiere di vino che allieti la tua tavola imbandita con buon cibo. O ancora: un normale bicchiere con quello che passa il convento, che non sempre hai tempo e voglia di cercare i migliori ingredienti e l’abbinamento ideale.

Essì, perché dimentichiamo che tu lo consideri cibo, mica un prodotto dell’altro mondo.

Però raccontami, spiegami, convincimi.

Perché ragioni per categorie prese in prestito da altri e mi chiedi di assaggiare solo vini senza legno, per carità?

Perché compri bottiglie economiche e sanza’anima se dici di bere poco ma bene? E mi vorresti spiegare cosa significa per te “bere bene”?

Perchè finisci per acquistare sempre le solite etichette, magari allungando distrattamente la mano verso lo scaffale ad altezza d’occhio?

Eppure siamo dappertutto, abbiamo le cantine aperte, puoi assaggiare senza grossi impegni i nostri vini.

Che cosa posso fare, io produttore, che coda devo fare per spiegarti che il vino non è solo un bicchiere da riempire, ma può essere molto altro?

Spiegami Mario, perché altrimenti potrei convincermi di aver sbagliato tutto…

Sara Carbone è – assieme al fratello Luca -  l’anima della Vinicola Carbone in Melfi, Basilicata Profonda. Produce Aglianico del Vulture e qualche rara bottiglia di bianco. È una delle figure più dinamiche della fronda digitale dei produttori del terzo millennio. Ma qualche dubbio la splendida iniziativa Cercasi Mario -il più medio dei consumatori -  l’ha creato anche a lei.

Immagine: Courtesy by StudioCru

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14 commenti

  1. Mi piace molto il tuo approccio, Sara.

    L’ascolto: trovo sia questa la strada da percorrere. Per questo, più che cercarlo, io proverei a “farmi trovare pronto” da #Mario, accogliendolo.

    Dopotutto, se #Mario proprio non ne vuole sapere di ascoltarmi, se non è predisposto a farlo, le tue, le vostre, le nostre parole finiranno soltanto per essere “buttate al vento”.

  2. Fabio scrive:

    Ciao Sara,
    ci siamo conosciuti a TerroirVino, anche se non mi sono presentato come #Mario certamente mi hai riconosciuto come tale.
    Cerco di rispondere alle tue domande anche se, come spesso mi accade, non sempre ho la risposta…
    Comincio con il dirti che no, non considero il vino come un cibo, il vino è e deve essere un piacere, anche se magari è solo mezzo bicchiere bevuto di corsa trangugiando il pranzo di mezzogiorno, resta sempre qualcosa di più di un semplice bicchiere d’acqua. Altrimenti se tutto si trasforma in cibo (il gelato, la cioccolata ecc.), tanto vale mettere tutto nel frullatore o nutrirsi come gli astronauti…
    E non ragiono per categorie, come potrei? Io non so nulla, posso solo dirti, al limite, che tipo di vino preferisco assaggiare, ma quando dico così le uniche categorie possibili per la mia abissale ignoranza sono bianco o rosso. Io vivo cercando di non avere pregiudizi verso niente e nessuno, figuriamoci se devo averli verso qualche innocua barrique.
    Cosa significa per me bere bene? Bella domanda…. bere Tavernello per me non è bere bene, certi vini fatti in casa con mille difetti alcuni riconoscibili anche da me non è bere bene… poi sono di bocca buona, però se trovo un vino che non mi piace (può succedere, saranno le bottiglie senz’anima?), anche se è costato 50 € per me non è bere bene. Tutto il resto è bere bene (l’ho detto che sono di bocca buona…)
    Sulle cantine aperte sono d’accordo, a me piace visitarle quando posso, anche se ho avuto qualche brutta esperienza in passato… non tutti i produttori si comportano come sono sicuro ti comporteresti tu. Un caso limite, una cantina (non dico dove e non faccio nome) che sentendomi parlare in italiano ha preferito dare la precedenza a 7-8 turisti americani arrivati dopo ma, evidentemente, più ricchi e più disposti a spendere…
    D’altronde noi #Mario siamo una moltitudine sfaccettata e complessa, ma anche voi produttori non scherzare ;)
    A presto
    Fabio…cioè #Mario

    • Sara Carbone scrive:

      Caro Fabio-Mario,
      il tuo post su vinix è stato l’ispiratore di questo.
      Intanto ti ringrazio e leggo con avida attenzione il tuo punto di vista e quello degli altri Mario

  3. Tomaso scrive:

    Bel post,
    ti rispondo per esperienza: noi di Mario qui in agriturismo ne vediamo tanti, (non tutti quindi non abbiamo la pretesa di insegnare) ma riportiamo solo alcune osservazioni, nello spirito di condivisione e dibattito. tanto per non prlarsi addosso.

    Per esempio sull’impostazione, Mario compra, non ti [produttore] deve convincere, al pari di qualsiasi cliente semmai è lui che se, è convinto, ti compra.

    riprendo alcuni concetti e rispondo:

    “Perchè ragioni per categorie prese in prestito…”: perchè aiutano a capire un mondo formato da più di 400 denominazioni, che in un paese con più di 20.000 produttori portano a numeri incredibili da decifrare. Le categorie che sono vicine a tutti sono quelle comprensibili, a portata di mano. Chi [produttore] ha la forza di arrivare a Mario è chi è più forte in senso assoluto perchè arriva agevolmente dalla vigna al supermercato, passando per la televisione.

    “…perchè vuoi vini senza legno”: perchè sono più facili, è innegabile. Più gusti assommi, più concentrazioni porti al bicchiere di un gusto poco abituato e più rendi “difficile” la degustazione. Anche ai corsi di degustazione non si inizia con vini da 14,5 gradi affinati anni. Ci sarà un perchè? Io però qiui non riesco a dargli torto, per quel che conta il mio parere…

    “Perché compri bottiglie economiche e sanza’anima” perchè il vino è una parte della tavola e se si spende 10 euro per il cibo (al market per esempio) non si capisce perchè se ne deve spendere magari 20 per il vino. Spesso (lo sento dire da tanti) si crede che un vino non dovrebbe valere più di 10 Euro, ma nessuno spiega quanto è lunga la catena di vendita del vino: se dici che i vini da 3 euro + iva franco operatori sono venduti a 12 euro al ristorante ti guardano come se fossi matto. Io lo spiego il perchè, non tutti lo accettano, ma almeno lo capiscono.

    Poi “…se dici di bere poco ma bene? E mi vorresti spiegare cosa significa per te “bere bene”?

    Ah, i gusti: un rosato morbido assomiglia a una bibita, magari per un produttore è scialbo e allo stesso tempo per un consumatore è una figata, ne bevi a fiumi e costa poco. Punti di vista.

    “Perchè finisci per acquistare sempre le solite etichette, magari allungando distrattamente la mano verso lo scaffale ad altezza d’occhio?” A questa ti potrebbe rispondere “per lo stesso motivo per cui è umano frequentare e fidarsi di più di persone conosciute che sconosciute” e noi piccoli produttori siamo sconosciuti. Anche I più famosi dei piccoli non sono famosi per tutti: vuoi scommettere?

    “Eppure siamo dappertutto” Non è vero. Tanto più finchè non si vincerà la diatriba GDO / Negozio saremo sempre relegati ad un circolo per pochi. Immagina se tu vendessi verdura al negozio: quante persone conosci (parlo del Norde -cit.-) che vanno al negozio a comprare l’insalata anzichè al supermarket? Io ne conosco pochi e stanno tutti abbastanza bene economicamente. Sarà un caso?

    “puoi assaggiare senza grossi impegni i nostri vini” mica vero! Quanti produttori sono veramente comodi, nel senso che non richiedono un impegno organizzativo con prenotazione per venire in cantina? E di questi quanti sono anche attrezzati per rendere l’esperienza per tutti e non solo per enoappassionati? Meno di quelli che hanno i soldi per la verdura al negozio, almeno qui in piemonte.

    Ecco uno spunto, non risolutivo, diciamo my two cent. Felice di parlarne.

    P.S. Si tratta solo di capire chi è Mario, che a mio modo non può essere chiunque. Sono molto contento che ci sia questo dibattito, ma dobbiamo ancora lavorare molto noi produttori a livello di comunicazione. Vogliamo iniziare dall’etilometro e dal tasso alcolemico? Anche lì direi che si potrebbe lavorare parecchio: prima si spiega e meglio è, troppa paura di un fantasma.

    • Sara Carbone scrive:

      Tomaso, hai molte più certezze di me.
      La questione legno è quella che più mi ha dato da pensare come produttore. Produciamo vini affinati solo in acciaio e altri affinati in legno, tanti Mario hanno preferito la versione ammorbidita dal legno, tante volte tornando indietro rispetto alla dichiarazione iniziale di principio. Al contrario la versione in acciaio che mantiene tutti gli spigoli e il carattere forte dell’aglianico, spesso spaventa. Quello che intendevo quando parlavo di categorie di altri usando il legno solo come esempio è proprio il preconcetto su alcuni temi. Un Mario di recente mi ha detto che non beve vini francesi perché quelli usano la barrique.

      Quanto a tutti i tuoi spunti sulla comunicazione, la mia richiesta di parlare con Mario viene proprio dalla difficoltà per noi piccoli produttori di trovare canali per parlargli in assenza dei mezzi dei più grandi.

  4. mc100 scrive:

    Ciao Sara,
    anche io sono #Mario e anche io ho visitato il tuo stand a TV, proprio come il mio alias qui sopra.

    Che dire, la risposta credo tu te la sia data da sola: “Sei così complesso, sfaccettato. Sei maschio e femmina, appassionato o neofita, sei parte di milioni di sottogruppi”. #Mario non esiste, esisto io, esiste il mio collega qui sopra ed esistono qualche altro milione di consumatori. Tutti più o meno diversi.

    Posso dirti chi sono io: niubbo totale, per per capire qualcosa del vino, da due anni visito manifestazioni, faccio corsi e leggo libri.
    Conosco qualcosa di più dei prodotti del nord Italia per motivi geografici (abito in Liguria) ma, non lo nego, anche perché appena ho cominciato ad assaggiare sono stato attratto dalle denominazioni famose e importanti (es. barolo, barbaresco, franciacorta, amarone ecc.).

    Adesso la (poca) esperienza mi dirotta anche su altri vini, che però, per un consumatore poco esperto come me, pagano lo scotto di minore visibilità e notorietà: è facile trovare una discreta scelta di dolcetto ed è probabile che l’enotecaro ne sappia parlare e spiegare; meno scontato che abbia disponibile più di un Cirò e ne conosca le caratteristiche.

    Anche io come il #Mario precedente ho avuto qualche esperienza non felicissima con un paio di produttori, ma direi che è l’eccezione. Peraltro devo dire che mi interessa relativamente poco del processo produttivo, della cantina e del diradamento e simili, e mi appassionano ancora meno tante discussioni sulla “nobiltà del prodotto”: a me interessa che il prodotto sia buono, mi piace che mi si aiuti a capire come devo berlo e con cosa berlo; mi pare però di essere in minoranza: vedo che molti #Mario apprezzano il fatto che la bottiglia sia bio(logica / dinamica) e i discorsi metafisici di contorno.

    Sempre personalmente, sarei felice di trovare in commercio una quantità importante di mezze bottiglie: vorrei poter provare più vini senza svenarmi economicamente e senza dover buttare un quarto di bottiglia a tre giorni dalla apertura. Mi sembra una follia che il formato normale sia lo stesso di 80 anni fa, quando il consumo era totalmente diverso.

    Approfitto per ringraziarti della gentile ospitalità al tuo stand a TV.

    • Sara Carbone scrive:

      La scelta di cosa raccontare in una manifestazione nei 5 minuti di contatto con gli appassionati non è facile. Rischi di annoiare mortalmente, di banalizzare, di non trasmettere nulla pur sommergendo di parole. La mia scelta recente è quella di raccontare qualcosa del territorio in cui nascono i nostri vini e poi elementi essenziali sui vini stessi, lasciando spazio alla degustazione. Accade che vengano fuori delle conversazioni interessanti ( anche per noi che finiamo per raccontare le stesse cose) proprio da domande e curiosità dei non tecnici, dei non addetti ai lavori, dei Mario curiosi.
      Ma quelle sono le (rare)fortunate volte in cui il contatto tra Mario e il produttore funziona, si è creato.

  5. mauro_zz scrive:

    e’ un mondo difficile ma in questo mondo qualche #mario puo’ non apprezzare il legno perche’ un po’ di legni bevuti prima gli hanno dato noia

    magari il tuo no, noia non ne darebbe … ma (come ogni partner) ogni vino paga i “difetti” del precedente

  6. mauro_zz scrive:

    GRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR !!!!!, era “noia non ne darebbe” … scusate

  7. Ed il vino
    fluisce rosso
    lungo mille generazioni
    come il fiume del tempo
    e nell’arduo cammino
    ci fa dono di musica
    di fuoco e di leoni.
    Nella notte del giubilo
    e nell’infausto giorno
    esalta l’allegria
    o atterra la paura……

    è una parte del “Sonetto al vino” di J.L.Borges……
    ai produttori chiederei più poesia…meno bottiglie che ripetono sempre con monotonia la stessa rima.

  8. cantinetta scrive:

    Post stupendo letto più volte

  9. [...] debbano essere fatte da 10, 100 o 1000 pax, fatico a capire se l’Aglianico del Vulture debba fare legno o solo acciaio per incontrare al meglio i gusti del consumatore medio, il vino comunque rimane il centro di tutto, [...]

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