Il Sabato del Villaggio | 2Spaghi e l’inutile realizzazione dell’utopia 2.0

 

Ci siamo sfiancati le mandibole, a forza di parlare del due-punto-zero: chi a definirlo, chi a paventarlo, chi ad attenderlo con messianica fede. Da queste parti noi ci si occupa [indegnamente] di cucina, quindi ci si bada ben dal mettere in piedi una critica ragionata dell’argomento.

Basta invece riportare una luttuosa esperienza gastronomica per rendersi conto dov’è il vero punto cruciale dell’aggregazione di contenuti generati dall’utente: si chiama “Sistema di riferimento”. Per capire dove sto andando a parare ecco telegrafati i punti pricipali della “case history”, come dicono quelli bravi.

A Mirandola, il due di giugno: verso il mezzodì una ventina di persone cerca un luogo per lenire i morsi dell’appetito. Pretese tendenti allo zero, visto che il gruppo è eterogeneo, e manca una coscienza del minimo comune multiplo. Alcuni eroi si fanno carico della ricerca, che a Mirandola – il due di giugno – non è uno scherzo: si trova aperto il Ristorante Pizzeria “Castello”, in centro. Si prenota.

Apro l’App di 2Spaghi per iPhone (bellina e ben funzionante) e leggo i commenti, giudizio complessivo “così così”. Ecco alcuni stralci, con ortografia originale:

“Il menù è ampio, ma la qualità è molto deludente.  Roba cucinata male e senza grazia, ma pagata come se fosse cucinata bene. Non so com’è la pizza ma il ristorante è molto sconsigliato”

“la pizza è scadente come il servizio!”

“ci vado spesso a mangiare e posso assicurarvi che la pizza e’ la numero uno nell’intera prov.di modena il pizzaiolo infatti riesce con i suoi trucchi del mestiere a fare la “vera pizza napoletana”e qui con il clima vi assicuro che non e’ facile!la cucina la trovo ottima fatta solo di prodotti di prima scelta non per essere presuntuoso ma da buongustaio un po’ me ne intendo”

“Ci sono andato diverse volte, la pizza è buona, originale napoletana, il pesce è ottimo. Il servizio eccellente. Ambiente molto suggestivo. Belli anche i quadri”

“La pizza è ottima, in quanto a me piace molto quella fatta “alla napoletana”, ovvero quella spessa.”

“Conclusione: Personale scortese e poco coordinato, servizio lento, cibo scarso. Non ci tornerò sicuramente.”

Che fare? A chi credere? Ormai il dado è tratto, i PEU [Piccoli Esseri Umani] sono affamati, si va. Il risultato sarà spaventoso.

Poche volte nella vita ho incontrato un tale livello di approssimazione nel servizio, di poca trasparenza nella proposta, di incapacità nella gestione della sala. Le ragazze al tavolo, gettate in pasto ad un orda di avventori innervositi da un’attesa interminabile, meriterebbero un filo di indulgenza se non fossero complici del disastro: portano una carta le cui proposte sono totalmente smentite dalla declamazione a voce; richieste di un lambrusco di Sorbara (a pochi chilometri da qui) propongono temibili bottiglie di Civ&Civ, sentore di sughero incluso; brancolano nel buio quando le mamme inferocite chiedono lumi sul piatto di carne atteso da un centinaio di minuti, annaspano quando il piatto di portata si vuota ben prima di arrivare alla metà del tavolo..

Dalla cucina provano a venire in soccorso: non ci sono abbastanza tortelli per porzionare, e quindi propongono un “tris di primi abbondante al vassoio”. Giungerà un riso al radicchio inondato di soffritto; un garganello mari e monti con frutti di mare di cui si preferirebbe non indagare l’origine; tortelli di zucca che sono in realtà cappellacci conditi con una deprecapile crema pannosa e ritagli di prosciutto cotto. Le porzioni sono micragnose.

La pizza è un foglio appena sollevato, che al ritirarsi della temperatura assume il rigor mortis del cartone che si asciuga dopo che è stato bagnato.

Certo, la spesa cadatesta si ferma a 12 eurini. Magari qualcuno dirà “per quei soldi cosa pretendi”. Ma poco e male, non si scappa, a casa mia non vale nè 12, nè 10, nè 1. Ci si augura solo di non inciampare più quivi.

Ecco allora che torniamo al punto, o meglio a due punti. Il primo è quello della credibilità delle fonti: dietro al velo del nickname ogni commento vale l’altro, ma non è dato di verificare l’attendibilità del commentatore. Nell’esempio riportato appare probabile “la pizza migliore della provoincia” l’abbia scritto un amico del pizzaiolo. E il secondo è dato dalla mancanza di un sistema di riferimento condiviso: 12 euri per una refezione da Centro Addestramento Reclute sono una sofferenza accettabile?

E i 50 euri di un singolo piatto di un Grande RIstorante sono un prezzo plausibile?

La risposta è: dipende. E fino a quando un qualche Zuckerberg di qua o di là dell’oceano non ci risolve il problema, io delle directory commentate (2spaghi, ma anche Tripadvisor et similia) non me ne faccio di niente.

Mi attacco al più sano principio delle “4P”: Prima Provare, Poi Pallare.

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23 commenti

  1. Parlando della mia esperienza personale posso dire di aver verificato l’attendibilità con “molta riserva” di Tripadvisor sulla segnalazione di ristoranti a Istanbul, meno male che per il resto della mia vacanza avevo le dritte di brave foodblogger (Katie Parla, Vinoroma,Pizzicodisale) che sono risultate molto attendibili e mi hanno procurato grandi gioie.
    Da quella volta dò sempre un’occhiata veloce a Tripadvisor ma i miei veri punti di riferimento sul web sono altri, sono le singole persone o alcuni foodblog come il tuo ma anche Tavoleromane, Dissapore. Utili risultano essere anche le richieste di consigli su Twitter o su Facebook.

    • possiamo dire di essere d’accordo allora: ti affidi a segnalazioni di autori che hanno – più o meno – il tuo stesso “Sistema di Riferimento”, ti fidi di persone riconoscibili e identificabili, e diffidi delle segnalazioni non verificabili.

      Quindi i contenuti generati dagli utenti negli aggregatori a tal fine deputati sono – più o meno – inutili.

      Altra cosa sono le segnalazioni dirette: ma quelle funzionano perchè sai chi ti risponde. O sbaglio?

      • Sì credo che il futuroprossimo sia rappresentato da persone con “sistemi di riferimento” affini agggregate che danno consigli…io clicco su “Roma” e mi arrivano i vari consigli di tavoleromane, thefooders, vinoroma, dissapore, adg,rossella76. Un aggregatore che abbia come filtro “unsistemadiriferimentosimile”.

  2. leo scrive:

    Io mi fido solo del Vate (punto)

    Direi che gli aggregatori di consigli tipo Tripadvisor o similia non valgono una mazza per quanto riguarda i ristoranti: una delle attività in cui puoi trovare, in buona fede, chi ti dice meraviglie e chi maledice lo chef e tutti i suoi parenti. Diversità di giudizi che negli hotel, p.e., più difficilemnte troviamo (una camera piccola di un albergo a 2 stelle rimane un loculo per tutti).

    Pensa che non sono nemmeno molto d’accordo con le affermazioni di Vittorio sui consigli delle persone “riconoscibili e identificabili”…

  3. però tripadvisor è li bello ai primi posti e le mazziate anche gratuite non le risparmiano a nessuno

  4. Wish aka Max scrive:

    Il problema credo sia molto legato al tipo di servizio cercato. Più è complicato stabilire dei criteri oggettivi (e ottimi sono gli esempi dell’articolo sul qualità/prezzo della ristorazione, che è estremamente soggettivo), meno affidabili sono le recensioni. Se si va su classi merceologiche differenti le cose (nella mia esperienza) cambiano. Da anni uso venere.com per trovare alberghi, e debbo dire che grosse “sole” non ne ho ricevute. Chiaramente, nel caso di alberghi le foto aiutano, la posizione è oggettiva, la vicinanza a mezzi pubblici anche, le “stelle” di solito hanno una corrispondenza con i servizi offerti.
    E c’è da dire un’altra cosa, purtroppo per noi italioti. All’estero le persone sono mediamente più serie. Chi partecipa al sistema delle recensioni dice tendenzialmente la verità. In Italia non si sa mai se i giudizi sono veri, finti, o dettati da qualche oscura ragione (giudizio negativo perché il proprietario mi deve dei soldi o giudizio positivo del proprietario mascherato).
    Insomma, per avere una recensione affidabile di un ristorante italiano, meglio andare su un sito americano! :)

    • mauro_zz scrive:

      questa cosa degli italiani brava gente non mi trova d’accordo, vedi il cetriolo che i crucchi (che peraltro nel cuor mi stanno) hanno rifilato agli spagnoli

      • Wish aka Max scrive:

        Il cetriolo crucco dice poco rispetto alla serietà media del crucco stesso…
        Rispetto massimo per tutte le opinioni, ci mancherebbe. Ma non mi pare che l’onestà intellettuale brilli come tratto di spicco tra le caratteristiche del popolo tricolore.
        La quasi totale mancanza di senso dello stato (che fa sì che non si paghino le tasse se non costretti, che appena possibile si cerchi di farsi mandare dal Picone di turno per sveltire la fila/pratica, ecc. ecc. ecc.) si sostanzia nello scarso rispetto del prossimo, cosa che (almeno formalmente) in paesi mitteleuropei è assai più presente.
        Di qui, la scarsa propensione ad esporsi con giudizi qualsivoglia, a meno che non si tratti di un amico/conoscente. E anche la scarsa voglia di obiettività…

  5. Filippo Ronco scrive:

    “Directory commentate” è fantastico ;)
    Sono anni che provo a mettere in pratica l’approccio opposto, cioè quello della produzione di contenuto originale da parte di persone identificabili (o aziende) con nome e cognome bandendo completamente l’uso dei nickname, cercando di attrarre persone valenti grazie alla cura nella gestione e nel supporto fornito alla comunità. Si perde un poco di divertimento probabilmente ma si guadagna in trasparenza e in qualità della proposta. Poi è un social, non è una guida e questo comporta inevitabilmente del rumore di fondo che però resta controllato in taluni casi, almeno ci si prova, una soluzione a metà tra un social puro e un controllo che non è editoriale ma di rispetto di regole condivise volte a tenere l’ambiente il più pulito possibile.

    Il punto è che nell’approccio ad un social (sia wi-fu o altro), non puoi prescindere da un piccolo lavoro inziale di studio e frequentazione che ti conenta di valutare le persone per quello che scrivono e per come lo scrivono imho. Il lavoro è bidirezionale, poi ci sono posti dove si riesce a trarre maggiore soddisfazione e posti dove si riesce a trarne meno.

    Fil.

  6. mauro_zz scrive:

    pandora, il vaso di, aperto

    scopri l’acqua calda caro, che per la doccia e’ pur meglio di quella fredda pur non essendo una novita’

    e’ proprio per quello che l’analisi dell’influenza del “grafo sociale” di ognuno di noi e’ la vera ricchezza per l’uomo nella foto la’ sopra

    ma la privacy, amico mio, la privacy

    e’ piuttosto ovvio fidarsi piu’ dei conoscenti che del resto del mondo, il passaparola non l’ha inventato il web
    ma tutti ci fidiamo di wikipedia, perche’ ?

    non e’ lo stesso meccanismo di correzione successiva ?

  7. Filippo Ronco scrive:

    Non ho capito cosa c’entri la privacy. Ti riferisci al bandire i nickname? Libere scelte, così come è libera la scelta di chi decide di scrivere con un nick. Io non do alcun peso alle parole di chi non si qualifica. Semplicemene, non esiste.

    Wikipedia è trusted perchè ha reputazione.

    Fil.

    • mauro_zz scrive:

      be’ intanto hai risposto e io ho scritto con un nickname :-), quindi vedi che e’ un falso problema

      ma quello che intendevo e’ che il web, con i social network, si indirizza a capire chi influenza chi e chi e’ influenzato da chi, con ovvi fini pubblicitari

      gli stessi sistemi possono anche essere utilizzati “a fin di bene”: se il caff avesse letto 5 recensioni di gente a lui nota e 25 di illustri sconosciuti sono certo che varebbe seguito i 5 e non i 25

      tripadvisor per ora presenta le 30 recensioni ognuna con lo stesso peso

      ma un sistema molto ementare per selezionarle sarebbe il klout,e altri e ben piu’ interessanti esistono

      e l’unico limite alla loro applicabilita’ e’ il rispetto della privacy

      questo intendevo

  8. Filippo Ronco scrive:

    Stiamo dicendo la stessa cosa credo. Cioè che uno segue quelli che conosce e di cui si fida. Solo che io credo che la selezione vada fatta sporcandosi un poco le mani, con un po’ di fatica da parte di chi cerca l’informazione nel selezionare le fonti attendibili. Ci vuole un po’ di pazienza ma poi rende la vita più semplice.

    Sono meno d’accordo invece sull’utilizzo dell’influenza a fini pubblicitari – se non meramente display – perché credo che sia un utilizzo del web vecchio che ricalca modelli superati e sepolti. La reputazione online poggia sulla trasparenza. Più uno è in grado di fare le cose in modo trasparente (oltre che bene, naturalmente), più guadagna reputazione.

    Purtroppo credo siamo ancora abbastanza lontani dall’aver inventato un algoritmo srio in grado di determinare correttamente il grado d’influenza di un soggetto/fonte ma anche nel caso dovessimo riuscirci, penso che quella pubblicitaria sarebbe la componente meno interessante.

    Anche la privacy così come la intendiamo normalmente, non può avere in rete gli stessi confini che ha nella vita offline. Semplicemente perché è il prezzo da pagare per esistere e poter avere un rilievo di qualche tipo sulla rete.

    Io continuo a risponderti per il piacere del dialogo ma parlare con mauro_zz per me resta frustrante. Ma non faccio testo. Sono fissato io con certe cose probabilmente.

    Ciao, Fil.

    • mauro_zz scrive:

      dai porta pazienza :-)

      al di la’ delle preferenze personali ti posso dire che quegli algoritmi esistono e si scontrano con problemi di privacy

      non a caso e’ twitter, che e’ public per definizione, a essere il campo di “battaglia” preferito per giocarci

  9. Filippo Ronco scrive:

    Che esistano algoritmi per valutare l’influenza delle persone mi è cristallino. Dubitavo del fatto che ne esistano di utili ed efficaci.

  10. corrado scrive:

    Rimane comunque il fatto che nel mondo della Ristorazione – e non stiamo parlando di “bettole” come quella amabilmente sceneggiata da Caffarri – i giudizi non possono essere univoci perchè particolarmente legati al gusto, cosa assai personale; prova ne sono commenti dissimili riguardo a cucine che certamente hanno qualità indiscutibilmente superiori alla media.
    La ” verità ” , o qualcosa che le si avvicina , si potrebbe trovare solo in una grande molteplicità di impressioni e questo per una legge statistica…..quindi NON qualità dei commenti ma QUANTITA’ dei commenti

  11. Stk scrive:

    2spaghi è un progetto democratico e come tale va preso, unico nel suo genere ma certo non esente da difetti primo fra tutti quello proprio di dar voce a chiunque.

    E’ come sempre la leggerezza o la superficialità che porta poi allo scontento: “…Che fare? A chi credere?…” non è poi così difficile, certo si deve essere armati di un minimo di volontà e, ammetto, anche di un po’ di tempo e la risposta il più delle volte arriva da sola.

    • concordo sul fatto che 2spaghi sia la più concreta realizzazione del genere, e che sia un esempio di successo. Ma questa è un’aggravante, più che una esimente.
      Intendo dire che se la migliore di queste directory mi ha regalato una formidabile infilata di sòle, allora non mi servono a nulla.

      Poi certo, se leggessi tutti i commenti di tutti i commentatori entrerei nella loro psicologia, e mi farei un’idea corretta di quanto “pesano” le loro parole; oppure se fossi attrezzato per farlo, mi renderei conto che i commenti positivi di questo locale sono finti come la plastica. Ma non ho tempo e non sono sagace. Come la mettiamo?

  12. [...] proposito di una solenne sòla incassata in Mirandola, Modena, parlavo di 2spaghi. Ogni bravo gurmè sa cos’è 2spaghi, e [...]

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