Il Mosnel – Parosè 2005 …e la ragazza col cappello
Tempo di lettura: 3 minuti
Avevo atteso quel giorno tutta la vita. Non che fino ad allora fosse stata molta, ma a tratti mi era sembrata interminabile. Imbrigliata in un ostentato sistema borghese fatto di obblighi sociali e affettata mondanità così british, trascorrevo il poco tempo di pace solitaria in giardino, a contare i rimpianti di quei giorni sempre uguali a se stessi, e a sognare di andare via. Avevo 16 anni e già sentivo sulle spalle il peso dell’età, sapendo che ciò che veramente desideravo era un guizzo di anticonformismo e la scintilla di follia della mia adolescenza che mi stava sfuggendo tra le mani. Io che non ero mai stata capace di essere come tutte le altre, avevo ammaestrato la mia esuberanza ed andavo incontro al mio destino senza opporre resistenza. Eccomi qui: quanto mai ironico e sarcastico come destino, visto che per seguirlo sarei dovuta andare via, come avevo sempre sognato, in un’attesa che mi aveva portata dritta su questo pontile, ma ignara fino ad oggi del fatto che, pur partendo, nel mio futuro nulla sarebbe cambiato. Una volta arrivata in America mi aspetta quello cui tutte le ragazze ben educate della mia età ambiscono: un buon matrimonio con un ragazzo di buona famiglia e con un buon lavoro, una buona rendita e una buona prospettiva in politica. E’ anche piuttosto belloccio in foto, se non fosse che tutta questa palese incombenza di mediocrità data dal “buon” mi toglie il respiro.
Mi chiedo cosa ci faccio qui su questa nave, io che avevo sempre voluto fuggire dal prestabilito; mi chiedo se tutto sia davvero così inevitabile. Siedo qui al tavolino bianco di ferro battuto che riga il parquet tirato a lucido per questa prima traversata atlantica, mentre i motori ormai sono a regime e il fumo nero del vapore sale nel cielo azzurro di questa giornata assolata. Adoro guardare il cielo e mi si allarga il cuore fissando il punto in cui si congiunge con il mare all’orizzonte. C’è una luce incredibile qui, e mi salva il mio ultimo vezzo europeo comprato a Parigi, che ora con la sua falda larga delicatamente inclinata sulla fronte mi ripara dai raggi più diretti. È azzurro il mio cappello, adoro questo colore che mi ricorda il cielo, ma avrei voluto un panama di paglia bianca, ed essere diretta in Africa o in India. Immagino già la serata, l’orchestra e la cena al tavolo del capitano, e tutti quei discorsi sull’evento del secolo, la grande traversata, in attesa che l’orchestra dia il via alle danze. Sono già annoiata e mi rendo conto ora come non mai che forse l’ineluttabilità di ciò che la mia famiglia, la società, il mondo si aspetta da me è troppo grande per essere combattuta. Eppure io non sono così. Eppure su questa nave ci sono persone che veramente stanno andando incontro alla loro grande occasione. Lì ho visti salendo dalla passerella, qualche ponte più sotto. Erano felici anche se piangevano: stavano lasciando amici e amori per inseguire il sogno americano. Loro sì che sono liberi. Liberi di scegliere, di tentare e di sbagliare, consapevoli che solo da loro stessi e dalla loro volontà nel perseguire i loro sogni sarà dipeso il loro destino.
“Permette?” – Devo avere decisamente l’aria pensierosa e corrucciata: un ragazzo ha rubato per me dal vassoio del cameriere un calice, ed ora allontanandosi lentamente camminando all’indietro mi guarda sorridendo e salutando con la mano. Sono certa che sto arrossendo, i suoi occhi sono così brillanti. Meglio abbassare lo sguardo. Ma…cos’è? Non è il solito champagne con cui usiamo brindare ai noiosi party londinesi: a volte ci ho pensato, secoli di rivalità e di lotta per la supremazia con i francesi per poi ritrovarceli sempre nel bicchiere. Questo di certo non è champagne. È del colore dell’oro rosa e brilla come un prisma mentre la luce attraversa le sue fini catenelle di bollicine, e guardando all’orizzonte attraverso il vino sembra di vedere sul mare i riflessi luccicanti del tramonto. Il profumo mi ricorda un po’ il garbo della cipria, ma è di delicato ribes e solletica un po’ di pompelmo rosa. Ho deciso che questo sarà il mio brindisi alla partenza, a questo tavolino che guarda il mare, alla mia vita futura che forse ancora non è poi così scritta. Lo sorseggio piano e il solletico delle bolle lascia posto ad una sensazione sconosciuta. Non c’è la dolcezza che mi aspettavo, non c’è la burrosità: sono sensazioni di spigoli smussati, di frutta rossa che si rincorre con la fragranza del pane e lo spunto dei mandaranci e di nuovo i fiori in primavera. Allora il mondo non finisce con quello che conoscevo. Che questo calice sia un segnale? Che forse questo vino inatteso, così simile a me nel suo non essere prevedibile e intenso nelle sue caratteristiche non avvezze al consueto, sia la prova che anche io nel mondo troverò uno spazio per i miei sogni non conformi al mondano e alla consuetudine pur mantenendo raffinatezza ed eleganza? D’un tratto sollevo la testa a cercare con lo sguardo il ragazzo dagli occhi brillanti che mi ha fatto questo meraviglioso dono. È sparito… ma sento che lo rincontrerò.
Ispirazione da: Titanic – Francesco de Gregori
Soundtrack: Sophisticated Lady – Natalie Cole

![Birra Speciale New Morning - Birrificio del Ducato [8.9]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/img-001-800x6004-150x150.jpg)
![IGT Venezia Giulia Jakot - Dario Princic 2006 [8.3]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/princic-jacot-2006-150x150.jpg)
![Doc Colli Euganei Rosso Riserva - Vignalta [6.8]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/vignalta_06-178x98.jpg)



Vino splendido, scelto, voluto e, come forse tutti i suoi fratelli, frutto di un scarto laterale di una signora con un bel cappello ( e dei suoi figli), rispetto a tutte le mediocrità del “buono”. Non potrei né saprei andare oltre la descrizione fatta, ma ricordo di bollicine che mettevano gioia, quella gioia non esibita, ma placida e rilassata: per parafrasare ancora De Gregori, un vino da pettinarsi i pensieri, col bicchiere nella mano, guardando lontano.
un racconto di percezioni, raro a trovarsi, entusiasmante quando lo si incontra, oltre l’apparenza
chiara, sei evidentemente la più talentuosa marconista sommelier del bastimento.
*applausi*
Chiara, ancora una volta dimostri che è possibile parlare di vino in modo nuovo, piacevole e intelligente e senza ossessione per i tecnicismi.
E poi io quella ragazza un po’ la conosco ;-)
Grazie.
Mi sono ritrovato con le mani spelate ad applaudire.
Poi ho smesso di colpo: rischiavo di perdermi il secondo capolavoro, la scelta musicale.
Grazie Chiara.
mi ero perso la scelta musicale, rimedio subito.
Bello e imprevedibile, tiene in sospeso perchè non si sa come potrebbe andare a finire…
Brava, avanti tutta !
beh, che dire…sono commossa da tante attestazioni di gradimento! E’ di sicuro il miglior incoraggiamento possibile!
Grazie a tutti per i 3 minuti del vostro tempo che mi avete dedicato, e anche per i minuti in più dovuti al commento.. ;-)
E’ una grande soddisfazione riuscire a trasmettere ad altri le matasse di pensieri che sorgono da un assaggio e si trasformano in linee di parole.