Il Sabato del Villaggio | I buoni e i cattivi, ovvero blogger contro.

 

Trovo ludico il gran squittire degli “spirti libri” addosso all’attuale classe dirigente. E’ pessima, ma non è colpa sua: l’hanno disegnata così.

La generale sensazione di torbidità malmostosa che avvertiamo quando ci rapportiamo con le entità più grandi di noi non è nata per generazione spontanea: è semplicemente figlia dei tempi e delle genti. Non credo che l’attuale mortificante condizione del nostro paese sia il portato della genìa di guitti che la governa: credo anzi che essi siano la diretta conseguenza di come siamo noi.

Credo che la prima consapevolezza che dovremmo maturare è che per avere un Belpaese, dovremmo prima di tutto meritarcelo.

Questa considerazione s’attaglia perfettamente al dibattito che si sta sviluppando attorno al tema blogger-nonblogger: documentarsi con l’esiziale scritto di Pamela Guerra e con la trasparente amarezza di Fabrizio Gallino. Non sono un panel esaustivo; non sono i primi scritti sull’argomento, nè quelli definitivi: ma sono un esempio di riflessione prima privata poi condivisa, e contengono parecchi spunti.

Alla fine però resto fermo nella mia convinzione: la Rete non è altro che lo specchio del mondo. Con tre fattori di accelerazione, che ne rendono esplosivi i contrasti.

1. La Rete è veloce. Se io dico al bar che il centravanti della Borzanese Willian Badodi è un brocco i suoi amichetti correranno a dirglielo. Ma devono prendere la Vespa, andare a casa sua, spifferargli il malfatto eccetera. O almeno pigiare i tasti sul telefono cellulare e raccontarglielo: la reazione sarà comunque ritardata. In Rete non è così. Ora pubblico questo testo, ora Fratello Gugol lo sparge urbi et orbi, ora tutti sapranno. Qui e ora.

2. Il Monitor è lo scudo. Esprimere una opinione a voce altra alta è difficile: organizzare il pensiero e formalizzarlo non è cosa per tutti. Dietro al monitor c’è più tempo per pensare, ma anche più facilità a lasciar passare di tutto. In parte aiutato dal generale deprivarsi dell’etica della parola, l’homo internettensis si sente in diritto di dire qualsiasi cosa, immediatamente e senza curare il modo, il tono, il tempo. La sanzione è remota, tanto da perdere qualsiasi potere deterrente.

3. Le tracce restano. Le parole lanciate nella Rete premendo il tasto “invio” sono pietre, ma pietre collose: si appiccicano da per  tutto, lasciando tracce pressochè indelebili. La Rete Globale Interconnessa è una specie di geoide ricoperdo di carta termica, su cui si proiettano le parole, lasciando segni impossibili da cancellare completamente, come cicatrici infette. Non sai su quale tavolo finirà la tua prossima email, quale sia il destino del tuo prossimo commento. Il contagio è logaritmico, l’accelerazioni fattoriale.

Dunque non c’è una categoria predefinita contro cui scagliarsi: noi, voi, i blogger, i magri, i grassi. Attività peraltro densa di significati reconditi ed assai poco commendevoli.

Semplicemente ci sono quelli che valgono il tempo che serve per leggerli, e quelli che no, come nel mondo analogico ci sono persone con cui vale la pena di consumare ossigeno per confrontarsi, e altre che no. Ma non perchè sono meglio o peggio, il giudizio di valore è una presunzione non ammessa: semplicemente perché non c’è incastro, i pezzi del puzzle non vanno a posto.

Le categorie sono dinamiche, e variano per ognuno di noi. Una bella fortuna: ci resta sempre la crocetta bianca in alto a destra, con un clic possiamo votare il nostro minimo referendum.

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19 commenti

  1. M.Grazia scrive:

    Stupendo, compreso il “lapislapsum” “a voce altra”…
    MG

    • Ho lasciato sedimentare i commenti, per contribuire al dibattito a tono. Ed ho lasciato anche la mole colossale di refusi – anche superiore alla mia pur elevata media – perchè era un segno del coinvolgimento dei polpastrelli che pigiavano sulla tastiera.
      Ora provo a restituire un po’ di leggibilità al post…

  2. Luca Ferraro scrive:

    Molti di noi scrivono, quando si scrive si lasciano tracce in giro, si lasciano tracce che sono indelebili, soprattutto oggi con la rete, con google che le tira su tutte ad heternum. Voi potete scrivere quello che volete ma non dovete dimenticare che tirarlo via è una grandissima rottura di co….ni!!! (.cit a #colfondo1)

  3. L’attuale classe dirigente è il frutto di un disegno ben preciso iniziato tanti anni fa utilizzando la comunicazione come mezzo per condizionare e manipolare le persone, non credo che che l’abbiamo disegnata noi, anche se a una lettura veloce forse suona bene e uno può anche essere d’accordo.
    Teniamo presente che la possibilità di condizionare a piacere una persona è scoperta recentissima (anni ’50 – guerra di Corea).
    La comunicazione e la sua interpretazione, i mezzi usati per confrontarsi sul web tenendo presente il concetto di velocità che è impressionante ultimamente,i concetti di scudo e di traccia, questi sono i temi su cui il dibattito e il confronto è necessario.
    Sì non c’è una categoria contro cui scagliarsi, mi piace il concetto di dinamismo delle categorie, ma sicuramente la comunicazione che manipola non è “una bella cosa” per l’evoluzione della specie umana, contro questa mi pare valga la pena lottare non solo per noi,ma anche per chi verrà dopo di noi.

    • Lizzy scrive:

      Stefano,
      complimenti. Douglas A. ti stringerebbe la mano, lamentandosi (solo) un po’ perché questa volta sei stato meno surrealisticamente ironico del solito; ma noi due sappiamo che con i terrestri va così, altrimenti non ti capiscono (e già COSI’ fanno fatica). Hai reso perfettamente l’idea, in modo indiscutibile e inattaccabile.
      Detto questo, tutto resta come prima, ovviamente, ma intanto ci siamo sfogati.
      Prossimo argomento che fa sempre cassetta: vini naturali vs tutti gli altri.
      :-)

      ps: dimenticavo: che succede se schiaccio in alto a destra? c’ho provato, e mi si è aperta la finestra di ricerca.

    • Lizzy scrive:

      @Vittorio, la comunicazione che manipola/manipolata sono robe dell’era pre-Internet.
      Io che ho studiato nelle stesse aule frequentate da ggente come Curcio e Negri, ti posso assicurare che l’assioma “il monopolio dell’informazione è una forma di potere” non regge più.
      Perchè la rete ha messo fine a questo monopolio, e di conseguenza anche al relativo potere di chi lo deteneva. Non so se ci sia stato o meno un disegno, dietro un certo uso dei mass media, so di sicuro che ai nostri giorni è carta straccia.
      Resta un fatto incontestabile: oggi l’ignoranza è una scelta. Anche quella dei mezzi su cui informarsi.

      • In realtà dice una cosa che in fondo condivido, e che suona un po’ “ma io non sono così”. Nemmeno io mi sento così, ma Vittorio non è il benchmark, e io non amo parlare di me come di un corpo estraneo all’umanità anche se spesso mi sento così. In altri termini, “prima o poi gli altri siamo noi”.
        E da qualche parte, mi accorgo che per certi piccoli particolari della mia vita, per parafrasare il filosofo, non posso non dirmi italiano.

        L’unica differenza è che io sarei davvero pronto a cominciare: a meritarmi un paese migliore.

  4. tartetatin scrive:

    Analisi lucida e intrigante nei termini: un puzzle perfettamente riuscito.

  5. mauro_zz scrive:

    E’ curioso che un’analisi semplice e completa come questa venga da un non-guru-della-rete-bensi’-guru-fud-and-wine-ance-se-un-po’-barocco.

    Si legge in 1 minuto e racchiude tutto.

    Da erogare a chi non vuole proprio capirla, o a chi fa di tutto per convincere gli altri che ci sia chissa’ che altro.

    (magro e alto)

  6. tartetatin scrive:

    Seconda riflessione..
    Finchè resta attivo il contatto che permette di “cliccare in alto a destra” e riappropriarsi in tempo reale della capacità di pensare e di scegliere,a mio parere, ci saranno speranze. l’importante è e resta la persona,la sua materia grigia mantenuta possibilmente in forma: alla fine gli arbitri restiamo noi, se lo vogliamo.

  7. chiara scrive:

    So di che parli! La sensazione di ‘torbidità malmostosa’ la sento sempre più dilagante sul web. Pure nella modestia della mia TL, un tempo locus amenus, ora Hic sunt leones. Spiacevole.
    Dunque con grande piacere ho letto, e riletto, le tue riflessioni. Indiscutibili e inattaccabili, scrive bene Lizzy. Confortanti, aggiungo.
    Quel “ci sono persone con cui vale la pena di consumare ossigeno per confrontarsi, e altre che no” me lo segno per benino.
    Fatto sta che nel mio personalissimo puzzle di di questi tempi un sacco di pezzettini non si incastrano più.
    Tant pis.
    chiara

  8. Filippo Ronco scrive:

    Un po’ di sano realismo serve a prendere una boccata d’aria dall’imperante buonismo di facciata e rigettarsi nella timeline più avveduti e scafati di prima. Grazie per il ripasso quinquennale :)

    Fil.

  9. Davide Cocco scrive:

    Sembra che la merda e il sangue la facciano ancora da padrone in giro. Vanno ancora di moda i toni di offesa, di attacco, di sfida.
    È una gara a chi grida più forte, a chi offende di più.

    Penso vincano loro. Penso sia loro il futuro. Perché sono specchio di questo paese.

    Per chi ha ancora in mente le lezioni di buona educazione della mamma son tempi duri. Io mi sono ormai rassegnato.

    What the hell am I doin’ here? I don’t belong here

    Sani.davide

  10. Filippo Ronco scrive:

    Vai che qualche amico sul percorso l’hai trovato.
    Fil.

  11. fabio_duff scrive:

    più lo guardo … e più ritengo l’header di questo post, il più kitschrococofastidiosoneodecogeniale compostaggio grafico degli ultimi 5 giorni! poi quel verdone a gradienti è insopportabilmente psichedelico!
    Potere ai Conigli!

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