Il Sabato del Villaggio | La prossima volta voglio essere io la Parodi!

 

Ma chi ce lo fa fare? Di ascoltare musica alternativa che ti guardano come se avessi un ragno giallo, verde e rosso con quarantamila zampe in fronte: quelle cose di artisti berberi trapiantati a Soho, registrati dal vivo su piastre analogiche e processati al pro-tool, poi distribuiti solo su canali indipendenti. Loro ascoltano la Pausini e Biagio Antonacci e sono felici.

Ma chi ce lo fa fare? Di vedere film macedoni girati con macchine da presa a mano, in lingua originale e con i sottotitoli, con spezzoni di pellicola di seconda mano virati a temperatura di colore diversa. Loro guardano Muccino, e sono felici.

Ma chi ce lo fa fare? Di bere questi vini ottenuti dalla pigiatura podalica di mezz’ettaro di Spolverino Bianco, un vitigno di origine fenicia clonato dagli Uzbechi e riprodotto da testi aramaici; fermentati in vasche di terracotta essicata al sole e mai sfiorate dal getto dell’acqua. Loro bevono bianchi fruttati perchè “piacciono alle donne”, e sono felici.

Ma chi ce lo fa fare? Di andare a cercare quelle Tavole impervie, dove cuochi misogini cucinano solo piatti di bacche e radici amare, facendosi spedire da tutto il mondo piccioni da mezzo chilo, agnelli da mezzo chilo, capibara da mezzo chilo. Loro mangiano prodotti a chilometri zero nella trattoria dove si mangia come a casa, e sono felici.

Ma chi ce lo fa fare? Di scrivere con la foja di un Lanzichenecco alle porte di Roma e con il puntiglio di un ragioniere dell’Ufficio Imposte Dirette; di consumarci gli occhi a cercare l’esatto punto di bianco per quella carne di branzino d’amo, di vedere la giusta provenienza di quel ravanello? Loro leggono la Parodi, e sono felici.

La prossima volta voglio essere felice anche io.

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8 commenti

  1. Filippo Ronco scrive:

    Più volte, nelle tue righe – il più recente fu l’affondo nel post dedicato al matrimonio del secolo – avverto questo tuo malessere psicofisico nei confronti del conformismo. Il conformismo credo sia l’effetto combinato tra una certa pigrizia culturale congenita (lascito magari di un’educazione stanca), una mancanza di curiosità verso l’altro, il diverso ed il bombardamento mass-mediatico al quale siamo giornalmente sottoposti orizzontalmente e perpendicolarmente, pervicacemente.

    Rifuggire dal comodo servizio pronto, rigorosamente all inclusive, delle vacanze a pacchetto per una coast to coast on the road diventa sempre più difficile anche per i migliori, proprio per via di questo scollamento tra globalità e singoli monomaniaci. Ma non ci sono casi in cui anche l’anticonformismo – il coast to coast per esempio, diventa conformismo esso stesso? Probabilmente un ri-equilibrio di queste distanze potrebbe giovare a tutti ma chi deve fare il primo passo avanti o indietro?

    Hai voglia a parlare di downgrade wi-fu, figurati. C’è perfino chi tenta di praticarlo socialmente lavorando per portare “il popolo” a conoscere cose, vedere gggente. Il fatto è che chiusi nel nostro bozzolo di eccentricità, tante volte si rischia di vivere più intensamente l’autocompiacimento del nostro essere diversi che lo sforzo di divenire concretamente accessibili.

    E’ un esercizio che da entrambe le parti necessità di un enorme sforzo di umiltà.

    Fil.

  2. leo scrive:

    Ti sei alzato pregno di fiducia, stamani, eh ?

    Se ti può aiutare a me la Parodina, dal punto di vista sexual, fa lo stesso effetto dei testimoni di Geova la domenica mattina !

  3. sara b scrive:

    da incidere a fuoco su pietra

  4. Giovanna scrive:

    Mi sembra un buon programma!

  5. simonetta scrive:

    perfetto direi

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