Vermentino in cinque modi, come le dita di una mano.

di Fabio D'Uffizi

Sono sardo. Così, prima o poi, la devi fare quella scelta: restare o andare via. Io sono andato via, sono venuto in continente. Ma pezzi d’Isola non li ho mai lasciati, li porto con me. L’amore per il vino, per la terra, per la schiettezza. L’amore per il Vermentino.

Vitigno difficile, scorbutico, da trattare con rispetto, in vigna e in cantina. Sole, terra spaccata, roccia, sale, macchia. Questo è il suo territorio. Che poi, sull’Isola, ci sono due racconti diversi di Vermentino. Uno si ascolta in sa Limba, la lingua, il Sardo, l’altro lo puoi comprendere solo se conosci il Gallurese, che è altra lingua, nata tra Genova ed il Maestrale.

Parlo di cinque interpretazioni sarde di Vermentino che mi hanno segnato, cinque racconti, diversi come le dita di una stessa mano.

Su poddighe, il pollice
DOC Vermentino di Sardegna Arvali Vendemmia Tardiva 2008 – Ferruccio Deiana: L’opponibile, piccolo e forte, quello che si fa avanti quasi sempre per primo, coraggioso. Perchè serve coraggio a raccogliere l’uva così tardi. Soprattutto se le tue vigne si trovano a respirare il vento africano ogni giorno, nelle poche pieghe che vorrebbero essere colline, nel sud, dove il campidano già appiattisce. Che ogni giorno in più sulla pianta, rischi di perdere tanto. Eppure il risultato è l’Arvali. Giallo di paglia secca, potente, caldo, profumato di frutta molto matura e gialla. Un sorso polputo e grasso, ma di un’agilità scattante. Un Vermentino di Sardegna. Del sud.
S’addittu, l’indice
VDT Matteu s.a. – Altacutena: Serve per seguire le parole importanti, quelle che non devono confondersi. O per indicare un punto all’orizzonte. Il Matteu di Bastiano Ragnedda indica il punto di non ritorno. Un blend di Vermentino di Gallura diversamente vinificati ed invecchiati, un affinamento misterioso, una ricerca che parte dalla vigna: misurare la quantità di calore rilasciata dal granito attorno alle piante durante la notte, comporre e scomporre, creare per poi disfare. Il Matteu, nel suo giallo brillante come solo le rocce sanno essere, è la battigia e l’erica, è la spuma dell’onda, è un balsamo di sale, mirto e ginepro. Un Vermentino di Gallura. Definitivamente di Gallura.
Su poddighe de mesu, il medio
IGT Romangia Dettori bianco 2005 – Tenute Dettori: Il più lungo, quello centrale. Ed è il dito da mostrare a chi è stato più maleducato di te, fino a quel momento. O a chi dice che il Vermentino è un vinello. Anarchico e autarchico, il bianco di Paolo e Alessandro Dettori fa cemento e vetro. Non si fa filtrare, si vela di luce torbida, sa farsi aspettare. Sedici lunghissimi gradi di calore alcolico, di struttura, di polpa e acidità. Naso che vira all’infinito, che nasconde la fatica di una terra difficile come la Romangia, note balsamiche crude e schiette. Scalcia dritto sulla lingua, scosse elettriche, a stento misurate, quasi tanniche. Il Vermentino che guarda in faccia l’Asinara, sola e bellissima, isola dell’Isola.
Su poddighe de s’aneddu
DOCG Vermentino di Gallura Superiore Arakèna 2008 – Cantine di Monti: L’anulare, quello elegante, lungo e affusolato. Quello dove infilare l’anello da mostrare. Così è l’Arakèna, espressione di punta delle Cantine del Vermentino, quelle di Monti. Colte tardi, queste uve collinari, crescono tra escursioni termiche insospettabili e vengono pigiate con delicatezza. Poi fanno legno. Per questo il giallo è d’oro, intenso, ingioiellato. I profumi sono dolci, suadenti, frutte e confetture, che il miele di castagno non è roba per tutti. Poi il corpo, caldo, morbido e robusto. Un Vermentino galante, un poco ruffiano. Quello che serve per l’anello da mostrare.
Su poddigheddu, il mignolo
Doc Vermentino di Sardegna Tuvaoes 2009 – Giovanni Cherchi: il più piccolo e fragile, ma sostiene l’ultimo tocco di ogni carezza. Come il Vermentino di Billia Cherchi. Uve dure, acide più del solito, vedono il mare solo i giorni di maestrale teso. Vengono dal Coros, Usini, terra avara e quindi, come accade spesso, ricca. Quasi tutto acciaio, una piccolissima parte in barrique. Ecco questo paglierino intenso venato di verde, i fiori freschi e profumatissimi, la mandorla dolce, l’acidità sostenuta. Un vino vivo, proprio quello che portavi in spiaggia a Pasquetta, freddissimo, che gli altri, ubriachi di inchiostro al cannonau, non capivano, e le ragazze si avvicinavano. Il Vermentino dei primi baci. Un Vermentino di Sardegna. Del nord.

NdR.: Fabio d’Uffizi è un giovine blogger e sommelier AIS, innamorato della sua terra e del suo vino. La Vermentinologia è per lui un terreno familiare: ha accettato di parlarcene, da suo punto di vista.

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18 commenti

  1. che bella sorpresa! grande stima per Fabio D’Uffizi e per la sua capacità di narrare il vino…grazie Stefano per aver ospitato le sue parole qui, mi piace questa apertura del tuo blog ai giovani

  2. Kiainga scrive:

    Mi è piaciuto un sacco questo tuo racconto in punta di dita. Applauso a tutto palmo! E poi il Vate lo sa..il Matteu è uno dei miei grandi amori sardi.
    Ovviamente andrò a caccia dei due polpastrelli che non conosco ancora… :)

  3. Massimo D'Alma scrive:

    Cacchio, ma questo qui ne capisce…quasi più del tenutario :)

  4. fabrizio scarpato scrive:

    Piccoli, grandi, narratori crescono.

  5. Cristian Quarantelli scrive:

    Fabio… sei un grande, te lo dico sempre… sono sempre più orgoglioso di averti conosciuto… sempre più orgoglioso di aver vissuto al tuo fianco (e del buon Daniele) l’esperienza del cordo Ais… sempre più orgoglioso di aver festeggiato con voi il successo… sempre più orgoglioso di essere tuo amico!

    • fabio_duff scrive:

      grazie cristian, la solidarietà tra compagni di sofferenze nozionistiche viene prima di tutto. Spero che il Vate e padrone di queste pagine perdoni il nostro spirito cameratesco.
      ps: abbiamo festeggiato dalla Mariella a Fragno di Calestano … mica cotiche! ;)

  6. ho sposato la mamma di fabio (mamma Deriu) “soprattutto” perchè aveva una vigna tra Uri e Alghero coltivata al 70% a vermentino….il nostro matrimonio è stato abbondantamente festeggiato con il vermentino della vigna Deriu antesignano come concezione dell’ormai mitico Dettori…Fabio è nato durante una vendemmia…a lorsignori le conclusioni….

    il papà di Fabio

    • Dan Lerner scrive:

      Caro signor D’Uffizi padre, le sue righe conchiudono il cerchio del bellissimo scritto del frutto dei suoi lombi.
      Amore per il vino. Amore. Punto.
      Resta da capire chi tra voi due sia la torta e chi la ciliegina, ma no, in realtà lo so, la ciliegina è mamma Deriu che mentre voi vi “esibite” vi guarda sorridendo, silenziosa come le grandi donne san fare, e mette in fresco per voi due la prossima bottiglia.

  7. Daniele Tincati scrive:

    Emozionante e commovente, penso il tuo articolo più bello.
    Continua così che sei sulla buona strada, quella di scrivere bene ma,
    soprattutto di emozionarci con le TUE EMOZIONI.
    Si sente lontano un chilometro che il vermentino ce l’hai nelle vene.
    Sono molto fiero di aver condiviso con te ( e il buon Cristian ) un
    importante cammino insieme. Spero di poter ancora camminare con te
    per poter godere della tua passione.
    Certo che come scrittore anche tuo padre non scherza mica !

  8. Ho capito: prossimo post di Fabioduff: “Cuore 2011″.
    =)

    • Daniele Tincati scrive:

      Volevo chiedere scusa a Stefano Caffarri che, purtroppo, non conosco,
      per la nostra intrusione poco “professionale” e di parte,
      ma penso che il buon Fabio se la meritava tutta, anche se abbiamo
      calcato un pò la mano.
      Era tanta la gioia che ho percepito dalle parole di Fabio quando
      ci ha comunicato della pubblicazione, che non ho potuto resistere
      dal dargli la giusta soddisfazione.
      Poi, comunque, da neofita quale sono, il suo articolo mi è piaciuto
      veramente tanto.
      Grazie mille anche da parte mia al padrone di casa per aver ospitato
      il novizio scrittore.
      E speriamo magari in un seguito…..

  9. Dan Lerner scrive:

    In punta di dita, sul filo della tastiera, ci dimostri che le parolacce del vino -terroir, biodiversità…- sono tali solo per chi se ne sciacqua la bocca, non per chi con scarpe grosse ne misura vigna per vigna la realtà.
    Bravissimo Fabio.

    E ora ti aspetto a raccontarmi in punta di piedi anche quei vitigni i cui conoscitori sono frequenti come i capelli di Yul Brinner: il Nuragus di Cagliari, il Semidano di Mogoro…, miei amori di continentale.

    • Perfidamente aggiungerei per il “giovine vermentilogo” altri tre vitigni a quelli che lei gli ha giustamente proposto (anche i piedi hanno cinque dita);
      il Nasco di Cagliari, la Malvasia di Bosa e lo sconosciuto,ma sorprendente,Arvesiniadu di Benetutti e zone limitrofe….

  10. Concordo su tutto, tranne Dettori.. sopravvalutato oltremodo..
    ( ma forse parlo da sassarese..)

    Il resto è inappuntabile..

    A zent’anni..!

    Gianni “Morgan” Usai

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