![Antica Osteria dei Camelì, Ambivere BG [8.1]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/image-219-800x600-733x550.jpg)
Galli: non quelli da passare alla griglia, ma le tribù celtiche che avevano piantato le tende nella pianura del Brembo. Non so se mi posso aggrappare alla base etnica comune per giustificare l’istintiva sintonia con l’aria dell’Osteria: da queste parti infatti si agitavano gli Ambivateri, mentre dalle mie bande evoluivano i Boi. Non ho la minima idea di quale differenza ci sia tra le due varietà: ma di certo entrambi finirono debellati dalla daga del Cesare Giulio, che appunto li conciò per le feste. Ambivere, o l’agglomerato di insediamenti che sarebbe poi diventato Ambivere, ebbe un momento di gloria...
continua a leggere ››

Oggi a Borzano sulla Lodola nevica. Han tirato giù un foglio di cartapesta biancazzura a duecento metri ovest della finestra, e non si vede più in là. E’ come se l’orizzonte si sfarinasse: come se un set cinematografico di cartongesso – un film ambientato nell’anno mille, suppongo – alla fine delle riprese si sfaldasse in scaglie leggere. Son giorni che ti viene voglia di fare piatti nebbiosi: di quelli che t’abbracciano senza sfolgorare di bellezze troppo chiassose. Pochi colori, tenui, e l’aspetto abbracciante delle vecchie nonne quanto ti vedono arrivare, e sei ancora piccolo. I...
continua a leggere ››

In una città straniera, nient’affatto bilingue come Zurigo, aggirarsi per la Hauptbahnhof regala sensazioni discordanti. Da un lato il senso straniante di doversi concentrare anche per capire dov’è il Binario 4, dall’altra quest’ordine beatamene normale che ti ruota attorno. Il salto logico-temporale è pari a quello che provi quando ti aggiri attorniato dai Bajaj in Connaught Place, a Dheli. L’avverti sulla pelle, ed è una diversità nemmen troppo sottile: una way-of-life che si basa su presupposti diversi fin nelle radici. Pur senza affrontare temi antropo-sociologici che ci porterebbero troppo...
continua a leggere ››

Passando sotto la Grande Emme Gialla una bella scriminatura netta e ripida nei capelli ci sta ben fatta: perchè appena varchi la soglia senti un’irrefrenabile desiderio di muovere i lombi. Ti guardi attorno, di nuovo ci sono solo i totem “salta-la-fila” per ordinarti il pranzo da solo con lo schermo touch screen. Non può essere quello se senti l’insopprimibile tensione pelvica. Poi realizzi che stai ascoltando brani al confine tra rockabilly e rock’n'roll, Hound Dog, Tutti Frutti, Blue Suede Shoes… Eppure “1955″ non è dedicato gli inizi della carriera sfavillante di Elvis [the...
continua a leggere ››
di Chiara Giovoni

Prendi una domenica di quasi primavera. Il tempo sembra più lento e tu puoi ridurre le marce per goderti il paesaggio di te stesso. Svegliarsi senza alzarsi e allungando semplicemente il braccio sul comodino e riprendere a leggere da dove la sera prima avevi abbandonato con uno sbadiglio dopo solo una manciata di righe. Fermarsi, anche solo a pensare a come trascorrere la lentezza. E’ già lì che nasce il desiderio: perché lo spaghetto col pomidoro è il frutto proibito, è il simbolo dell’affrancamento dal “packed-lunch” fugace davanti al pc in ufficio, o dallo spuntino serale per te che non sei ancora abituata a cenare...
continua a leggere ››