Birra Speciale Bionda “1816″ – Birrificio Livigno [6.9]

 

Una Waizen cruda, non filtrata, la birra più alta d’Europa, dice.

E’ torbidissima, quasi lattea, con un fondo quasi fangoso, a riprova dell’artigianalità estrema: del resto per vedere il processo produttivo basta fare due passi in centro al Birrifizio Livigno per averne contezza.

Schiuma color caffelatte – con molto latte – cotonata e ferma, dalla consistenza dello zabajone.

Spiccato l’aroma di lieviti crudi, arricchiti da una certa vibrazione di frutta secca, tipo nocciola. Poi il limone. Nessun afrore metallico all’orizzonte.

In bocca l’acidità è viva e scoperta, sovrastante, il lievito è dichiarato senza alcun compromesso. Il sorso resta fitto, tende a diventare un poco sabbioso verso il termine della bottiglia. Breve la chiusura, di freschezza non risplendente.

Bicchiere vigoroso, ruspante.

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44 commenti

  1. SR scrive:

    “Spiccato l’aroma di lieviti crudi”

    di cosa sanno? come li si distingue dai lieviti cotti?

    “E’ torbidissima, quasi lattea”
    “In bocca l’acidità è viva e scoperta, sovrastante”
    “Breve la chiusura, di freschezza non risplendente”

    in pratica (a leggere la recensione) stiamo parlando di una birra infetta, tordida e un po’ ossidata. (semi-cit.)

    voto: 6.9. complimenti!

  2. Davide Cocco scrive:

    Ragazzi, che ne dite di spostare la discussione qui, invece che su un forum a pagamento. Almeno ai tempi di IHB tutti potevano intervenire anche senza cacciare la grana.
    E spiegate a Bertinotti, per carità, che Waizen è scritto in corsivo perché è un gioco, un po’ come quando si scrive aifon, giusto per tagliarla con il machete. E che le offese non fanno bene a nessuno.
    State diventando birrofighetti.
    Ciao.davide

  3. misticryo scrive:

    Concordo con SR, è stata recensita una birra infetta e il recensore manco se ne è accorto.
    I lieviti crudi poi… almeno si sapesse come si fa una birra prima di recensirla.

    Forse sarebbe meglio concentrarsi su cose che si conoscono per davvero.. ;-)

    • Davide Cocco scrive:

      Se la metti così potrei risponderti “almeno si conoscesse l’autore prima di commentare”. Ma non lo faccio, perché è un ragionamento che non sta in piedi. Altrimenti prima di dire “che bel computer” dovrei capire come fanno a trasformare il silicio in una macchina che ci permette, oggi, di lavorare.
      Ciao.davide

      • misticryo scrive:

        Io non commento certo l’autore come persona, ma commento quanto può saperne di birra dagli elementi che mi dà, dal suo blog.

        Oggettivamente non si fa un buon servizio a scrivere cose palesamente errate. Motivo per cui io, che di vino so poco e nulla, non ho un blog di vino (e anche di birra non smetto mai di imparare cose nuove.).

        Magari vista la passione che ha nella scrittura potrebbe buttarsi nella poesia e non fare disinformazione birraia.

  4. James scrive:

    Ma cosa vuoi birrofighetti :) questo modo di far pseudo-cultura facendo passare una birra con difetti su difetti come qualcosa di piacevole, anzi sottolineando come quei connotati siano piuttosto un evidenza di artigianalità, di birra “ruspante” (ma che è, Francesco Amadori?) e che quindi siano ben accetti, è qualcosa di allucinante, che manda a madonne tutto il lavoro culturale che viene fatto da chi, per sua passione e per nostra fortuna, ha coltivato sul campo, e non, un’esperienza nel settore birrario..Se in Italia, come al solito, la cultura in questo ambito è arretrata rispetto ad altri paesi pur essendoci un potenziale enorme è dovuto anche a chi si improvvisa..Adesso, non è che poiché la birra va di moda e fa figo come il vino un po’ di annetti addietro bisogna per forza parlare di birra artigianale facendo recensioni poetiche e iperboliche ed esaltando certe caratteristiche senza sapere nemmeno di che si sta parlando…

    • Davide Cocco scrive:

      È un po’ di tempo che mi scontro amichevolmente con Stefano sulle birre. Ma, al solito, c’è modo e modo di muovere le critiche. L’atteggiamento del muro contro muro non serve a nessuno, né al MoBi, né a UB, né al milione di associazioni che nascono attorno alla birra. Un conto è discutere, un conto è criticare in maniera distruttiva.
      Poi, nota la differenza: qui possiamo confrontarci serenamente, sul forum del MoBi si deve pagare. Il mondo sta cambiando, ragazzi.
      Ciao.davide

      • SR scrive:

        ciao Davide, per me lo scontro è fondamentale per progredire, ognuno la vede a modo suo, io seguo Hegel: tesi – antitesi -> sintesi e mi fa piacere che anche tu la prenda amichevolmente

        quello che vorrei fosse chiaro è che non interesse primario ad attaccare l’autore del blog, che sarà pure un luminare di tante cose ma da come scrive di sicuro non di birre. l’attacco a questo post è in funzione di chi legge (ricordo che un blog è uno strumento pubblico, questo mi pare anche piuttosto autorevole e richiede quindi un plus di responsabilità) per evitare che si diffonda un approccio che non apprezzo (e su questo si può battagliare) ma soprattutto informazioni scorrette

        poi che MoBI sia pieno di fighetti e che il Ricci sia il peggiore di tutti non c’è dubbio, ma non è questo il punto e oltretutto al Ricci non fa né caldo né freddo. cerchiamo di stare sul pezzo, è il pezzo è il contenuto fuorviante di questo post

        • SR scrive:

          ah, mi sa che lo Stefano di cui parli non sono io. infatti non ricordavo di essermi scontrato con te, ma la memoria è quella che è…

        • Davide Cocco scrive:

          Vedi Stefano, uso con grande dispiacere il termine birrofighetti. Perché è un atteggiamento da avvinazzati che, grazie al cielo, sta scomparendo. Ma probabilmente, analizzando la storia enogastronomica del paese era inevitabile e, probabilmente costruttivo, che questa fase prima o poi arrivasse.
          Io criticavo l’atteggiamento perché faccio fatica ad entrare nel merito, non avendo assaggiato la birra in questione e conoscendo l’approccio (atipico) che ha (l’altro) Stefano all’assaggio.
          Tutte le caratteristiche che tu hai dedotto dal post (torbida, infetta e ossidata) non posso essere sicuro che ci siano. È un po’ come quando uno ti dice che la pizza non è buona da una fotografia (cit.).
          Poi tutti possiamo migliorare, e Stefano ha un sacco di strada da fare sulle birre – gliel’ho detto più volte – ma al tentativo di chiudere la bocca a tutti quelli che non hanno almeno una volta bevuto una birra con Kuaska-Schigi-Bertinotti.etc etc, fatto un corso di 20° livello prima con UB e poi con MoBi (per carità niente ADB) io non ci sto.
          Ciao.davide
          P.S. se domani sei al salone del gusto ne parliamo davanti a un bicchiere

          • SR scrive:

            ci sarò sabato in mezzo alla bolgia infernale…

            non sono d’accordo sul fatto che i più “esperti” di birra (quantomeno la maggioranza) stiano seguendo le orme degli avvinazzati, assolutamente. a me pare l’esatto contrario, e se leggi e se parli coi tanti protagonisti (mica tutti scrivono sul web) ti accorgi invece della tensione opposta, tesa a descrivere e (magari) celebrare una birra cercando di lasciarla quanto possibile nel suo territorio d’elezione, il bancone di un pub. questo ovviamente non preclude fenomeni di snobismo e cielolunghismo di cui tutti, io compreso, sono vittime non volontarie a volte.

            per me l’esempio più lampante di possibile deriva della birra verso le manie dei vinicoli è proprio questo post, ripieno di paroloni roboanti ad effetto che non dicono niente (il lievito crudo… ma per favore..) o dicono scorrettezze. e se per contrastare questa tendenza sul nascere bisogna fare la figura dei fighetti, amen, è un prezzo che si paga volentieri

            nessuno vuole chiudere la bocca a nessun’altro, ma se canti nel coro degli alpini non ti metti a fare il tenore alla Scala. se sei un principiante cerchi di muoverti sui fondamentali e cerchi il confronto più che la trasmissione di quello che non sai agli altri. adotti uno stile consono invece di infarcire di termini impressionistici che convincono solo gli allocchi. e visto che sei su un blog autorevole, cerchi di dare informazioni corrette. quando 10 anni fa cominciavo a scrivere le mie prime cose e sapevo di scrivere molte più scorrettezze di oggi non mi sarei mai sognato di scrivere fesserie tipo “arricchiti da una certa vibrazione di frutta secca”

            poi lo so anche io che un certo stile fa parte di una scelta “editoriale”. ma se gratti e sotto non c’è niente (o peggio) la cosa diventa un po’ irritante…

            poi, io quella birra non l’ho assaggiata, ma conosco le caratteristiche dello stile. se leggo “In bocca l’acidità è viva e scoperta, sovrastante” delle due l’una: o hai bevuto una birra infetta o hai le papille gustative interrotte…

          • Davide Cocco scrive:

            Il MoBi dovrebbe “favorire la crescita di degustatori consapevoli” e “promuovere la cultura birraria”.
            Sulla base di questo mi aspetterei un atteggiamento del tipo: “guarda che le caratteristiche che hai illustrato sono quelle tipiche di una birra infetta. Lo stile weizen….”
            Questa si chiama cultura birraria. Questa. Non quella di chiudersi in una riserva indiana a pagamento dove indignarsi ed insultare la gente fra amichetti.
            Ma se di là volete continuare a prendere per il culo, fate pure.
            E comunque birrofighetti la registro, così almeno prendo i diritti d’autore.
            Ciao.davide

          • SR scrive:

            io però quantomeno la pianterei una volta per tutte di tirare in ballo MoBI ogni volta che un iscritto dice qualcosa. posso (io come altri, Davide compreso) parlare a titolo personale (come peraltro faccio SEMPRE)?

            come già scritto da altre parti, l’associazione prende posizione con comunicati ufficiali

            poi liberissimo di avere sulle balle i suoi iscritti. ma spero non ti sfugga la differenza fra le opinioni dei suoi iscritti (che sono 600 e non penso sia unica) e quella dell’associazione

            tanto per farti un esempio, io non sono mai stato d’accordo sul trasferimento di una certa area di discussione di appassionati in un ambiente chiuso. ma a quanto pare MoBI (anche per ragioni puramente legali del proprietario del sito) la pensa diversamente…

          • Davide Cocco scrive:

            Stefano, secondo me tu sei quello che si è comportato meglio in tutta la faccenda.
            Io tiro in ballo il MoBi perché Bertinotti, che mi risulta essere nel consiglio direttivo come tesoriere-segretario, nonché uno dei fondatori, scrive sul forum del MoBi iun thread dal titolo “Peggio il soggetto o l’oggetto?”. Quindi, se uno del consiglio direttivo scrive nel proprio forum (chiuso, e quindi a tutti gli effetti rivolto ai soli associati) una cosa del genere, non dico che abbia il carattere dell’ufficialità, ma quantomeno esprima un pensiero riconducibile al movimento. Altrimenti dovrebbe lasciare il suo posto.
            Ciao.davide

          • SR scrive:

            non sono d’accordo. anche perché questo significherebbe che nessuno del consiglio direttivo avrebbe più la possibilità di esprimere un proprio parere a titolo personale. e non credo ogni cosa detta da Schigi quando era vicepresidente rappresentasse MoBI

            poi, personalmente sono convinto che sia corretto stigmatizzare post come questi, sullo stile ognuno ha il suo e le critiche ci stanno, ma sull’oggetto no, credo anche tu condivida la potenziale deleterietà (più o meno grave)

            vabbuò, forse siamo andati avanti pure troppo

            io poi sono pronto a tornare su IHB domani e credo nessuno dei moderatori/amministratori del forum se ne avrebbe a male (la sua funzione primaria dovrebbe essere infatti diversa ma in realtà proliferano ovviamente le discussioni generiche). ma non lo decido io quello che fanno gli altri… e per discutere (blog a parte) si cercano platee affollate normalmente…

          • Davide Cocco scrive:

            Io invece ne sono abbastanza convinto. Come diceva un imbecille in calzamaglia che girava per i tetti “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”.
            Ma finiamola, và, che siamo andati abbondantemente OT.
            A presto.davide

  5. Francesco scrive:

    Si tratta sicuramente di una traduzione dal tedesco all’italiano

  6. Davide Cocco scrive:

    Mi spiego un po’ meglio e cerco di rispondere a Misticryo e James.
    Siamo su un campo minato: stiamo parlando di gusto e di libertà di espressione. E non si discutono né l’uno né l’altro.
    Se qualcuno di voi ascoltasse Laura Pausini, io subito penserei che di musica non ne capite una mazza. Ma la cosa finisce lì, perché voi siete liberi di ascoltare quello che volete, e di dirlo in giro, e di dire che le sue canzoni hanno una melodia magistrale e un uso della batteria che nemmeno Jeff Porcaro riuscirebbe a sostenere. Poi in cuor mio spero che la Pausini sia un punto di partenza, e magari nel tempo arriviate ad ascoltare Cristina Donà. Ma immagino anche che il percorso possa essere lungo e periglioso.
    Lo stesso con il vino. Alcuni mesi fa durante una verticale alla cieca di Rosso Faye, il matacchione di Pojer ha infilato uno Chateau Margaux del ’93. Tutti a criticarlo: sentori di lacca, di solvente, etc. Io ci trovavo dei bellissimi sentori di legno di cedro, che mi ricordavano un tagliere che mi aveva costruito mio padre per il matrimonio. Sapete qual’era il problema: infezione da Brett. Capite? Brett. Che per gli esperti degustatori, gli enologi e i puristi sono il male assoluto in un vino. Ma non per me, perché ci sono affezionato per via dei lambic, o per il mio amore per l’Orval. Chi ha ragione? Io mi sono preso le parole da chi stava attorno, soprattutto dal mio vicino di tavolo. Ma francamente me ne frego, perché quello è ciò che il mio gusto, il mio percorso, la mia sensibilità mi suggerisce e mi suggeriva. Chi ha torto e chi ha ragione?
    Ciao.davide
    ————–
    “Dico al mio avversario: io combatto la tua idea che e’ contraria alla mia, ma sono pronto a battermi sino al prezzo della mia vita perche’ tu la tua idea la possa esprimere sempre liberamente” – Sandro Pertini

    • misticryo scrive:

      Il tuo discorso su i gusti ci può stare ma:

      - Sarebbe gradevole sapere di cosa si parla, almeno in generale. Io posso dire che Laura Pausini mi piace, e vabbè, ci può stare. Se dico che Laura Pausini è una jazzista della madonna però piscio fuori dal vaso.
      Liberissimi quindi tutti di scrivere e di esprimere il proprio “mi piace” “non mi piace”.
      Un po’ grave quando invece si usano termini roboanti un po’ a caso.
      Tutto qua.

      • Davide Cocco scrive:

        E chi li decide i termini più adatti?
        Il problema è tutto lì. Leggi anche il resto di AdG, noterai che tutte le recensioni sono molto fuori dagli schemi, con terminologia ricercata, giochi di parole, licenze poetiche, neologismi. È lo stile di Stefano. E solo le divinità sanno quanto bisogno abbiamo di un nuovo stile di espressione.
        Per capire un po’ meglio, e se hai 10 minuti, guarda e ascolta questo http://www.slideshare.net/stefanocaffarri/vuu.
        Ma adesso ho la gola secca. Una birra? Offro io :)
        Ciao.davide

        • misticryo scrive:

          Non mi sono spiegato bene. Vado sul pezzo così magari mi capisci.

          “E’ torbidissima, quasi lattea, con un fondo quasi fangoso, a riprova dell’artigianalità estrema:”

          Sbagliato. La torbidità in sè non è affatto un segnale di artigianalità. Esistono innumerevoli birre artigianali incredibilmente pulite.

          “Schiuma color caffelatte”

          In una Weizen? Sarà forse l’incredibile numero di lieviti (magari pure segno di una cattiva fermentazione? )

          “l’aroma di lieviti crudi”

          Lieviti crudi? Potrei sapere quando vengono cotti per cortesia?

          “Acidità sovrastante. ecc.. ecc.. ”

          Tutti sintomi di una birra infetta. Difettata. Di questo si parla. Non saperlo riconoscere non è il massimo se si vuole fare una recensione, con tanto di voti.
          Lo stile dichiarato dal birraio è Weizen, e in base a quello (pur con tutte le interpretazioni che si vogliono), bisogna seguire i tratti di stile.

          Tutto questo per dirti, facendo una metafora, che si parla di musica ma non si capisce la differenza tra una chitarra e una pianola. E con questi problemi, linguaggio roboante a parte, è complicato “offrire” un buon servizio a chi ti legge.

          • Davide Cocco scrive:

            Mi sa che mi sono spiegato male pur’io.
            Non sto difendendo le presunte o effettive minchiate tecniche che Stefano ha scritto su questo post. Di quelle può rispondere solo lui.
            Io ce l’ho con l’atteggiamento, che mi sembra di vedere sempre più presente, “taci tu che non capisci un cazzo”. Ma forse sono andato OT, scusami.
            Ciao.davide

  7. Davide Cocco scrive:

    Ah: voi del forum MoBi che continuate la discussione di là: vi amo roboantemente tutti.
    Ciao.davide

  8. Beh, tutto sommato sono contento dell’accoglienza benevola, almeno nessuno mi ha detto che la mamma mi picchiava da piccolo…

    E’ vero, non ne so abbastanza di come si fa una birra, nè ho un ventaglio di assaggi sufficiente a parlarne, e quindi non ne parlo. E di certo non ne so abbastanza di vino, non so come si fa, e quindi non ne parlo. Poi non ne so abbastanza di come si gestisce un ristorante, e quindi non ne parlo. Non so fare un film, e non ne parlo; non homai fatto un disco e quindi non parlo di musica. Nessuno mi ha mai stampato un libro e quindi non ne parlo.

    Quindi non parlo di nulla, chiudo il blog – il che potrebbe rallegrare un certo numero di persone – e vado piantare cipolle: ma ci sarebbe di certo qualcuno che mi dice Ohi, che ci fai con quelle cipolle in mano, non hai mai piantato cipolle.

    La prima volta che ho assaggiato un vino macerato, mi è venuto un colpo, credevo che fosse andato. Poi confrontandomi con altri, ho allargato la visione. Se non avessi espresso la mia sorpresa ora sarei ancora là a chiederemi se il vino era andato.

    La prima volta che ho sentito un Lambrusco rifermentato in bottiglia ho detto “sa di cavallo dei pantaloni”. Discutendo ho interiorizzato il concetto che si trattava di un effetto collaterale quasi prevedibile.

    Ora nel mio approccio lontano da qualsiasi esegesi tecnica ho percepito queste come caratteristiche e non come difetti. La birra mi è piaciuta poco, ma la riberrei, quindi metto quel numerino lì di fianco, che è solo un gioco legato ad un discorso più ampio sui voti. Se tra di voi c’è qualcuno appassionato di musica sa che il simbolismo è mutuato da Pitchfork, un sito che recensisce tutto a suon di decimali, ma si prende molto più sul serio di me.
    Quando bevo, descrivo quello che bevo come so: utilizzando le parole come arnesi e non con il loro significato letterale. Quando dico “lieviti crudi” non intendo dire “lieviti che non sono mai stati cotti”; ma cerco di trasferire una sensazione che io ho avuto di “crudezza”. Incasso la critica sull’inesattezza del termine, così come tutte le altre. Certamente le spiegazioni che ho letto qui sopra saranno utili a descrivere meglio, ed in modo più esatto, le emozioni che il bicchiere mi passa, ma mi tengo il mio amore per un uso disinvolto dei termini.

    Trovo abbastanza triste però l’invito a “darsi alla poesia, visto che di birra non ne capisci una sega”. In parte perchè mi ricorda il detto “datti all’ippica”, in parte perchè non trovo che la poesia sia argomento meno serio della birra. E nemmeno l’ippica se è per questo. Anzi, quando una volta ho detto a un tipo appassionato di equitazione che non m’interessavo di ippica per poco non mi prendeva a manate.

    Dunque mi prendo la mia parte di responsabilità, faccio autocritica – calvario che peraltro affronto quotidianamente – e tiro avanti.

    Vi invito solo a riflettere sul fatto che cultura non è sinonimo di sapienza, e che discutere di un argomento tra sapienti non contribuisce alla sua diffusione. PArlarne con devota passione esponendosi con nome e cognome – particolare non secondario ,a mio avviso – forse, forse. Chissà, forse questa discussione ha invogliato qualcuno a provare qualcosa che non sia la Beck’s di vascello.

    Infine mi scuso se la mia prosa ha urtato la fine sensibilità di alcuno: purtroppo quello so fare, e passo le giornate a lenire il senso di inadeguatezza.

  9. misticryo scrive:

    Il “darsi all’ippica” o il “non capire una sega” ovviamente sono il giochetto dell’estremo, di cui non mi sorprendo molto avendo visto lo stile di scrittura, ma gradirei si pigliassero i discorsi alla lettera piuttosto che farne un comizio.
    Si parla in modo amicale, evitiamo giochetti.

    Il discorso mio, ma suppongo anche quello degli altri, era un consiglio, tutto qua.
    Parlare di una cosa con un minimo di causa, perchè altrimenti siamo alla frutta.

    Poi, il blog è un posto dove ci si mette anche la faccia, si pigliano delle critiche (pure che io che provo a studiare dico fesserie a volte e vengo ripreso), si impara qualcosa.

    Quindi ora vedi tu cosa fare. Puoi impararci qualcosa sopra o chiuderti a riccio nel gioco dell’estremo e dell’offeso, la mia vita continua felice comunque.

    Ps, più che mettere il link al mio blog, con nome-cognome-faccia non potevo fare. Il nick è un vezzo, niente di più.

    • te lo ricopio:

      “Incasso la critica sull’inesattezza del termine, così come tutte le altre. Certamente le spiegazioni che ho letto qui sopra saranno utili a descrivere meglio, ed in modo più esatto, le emozioni che il bicchiere mi passa, ma mi tengo il mio amore per un uso disinvolto dei termini.”

      Io davvero credo di avere molto da imparare da ogni evento della mia vita, e se ti capiterà di ripassare da queste parti capirai che non è un modo di dire.

  10. kuaskino scrive:

    siamo alle solite, se c’e’ qualcuno che può parlare di birra e solo MOBI e kuaska, se poi Kuaska spara minchiate, fa markette o inventa sapori o odori che non esistono nel pianeta terra non importa LUI e LUI, Mobi e Mobi e tutti gli altri non sono un cazz…. (cit)

    ragazzi di mobi se vi piace gracidare da soli nel vostro stagno almeno non rompete i maroni agli altri ^^

  11. Schigi scrive:

    Comunque, anche di vino capisci sega.
    Come fa a non piacerti il Pitasso?
    Bestemmia.

    http://www.appuntidigola.it/2008/12/20/doc-colli-tortonesi-pitasso-claudio-mariotto-2005-sv/

  12. Filippo Ronco scrive:

    Schigi non va interpretato, capito o mediato.
    E’ così. Prendere o lasciare. Se poi lo guardi in faccia, da vicino, capirai che il 99% delle volte sta ridendo mentre scrive.

    Io ne coltivo l’idolatria da un raduno antico di ihv a La Stoppa, dove così, con aria di non parere, roteando uno tra i millanta vini che ci sorbimmo quella sera, esclamò deciso: “E’ un cazzo di langhe rosso”. Prendendoci. E indovinando Walter Massa al giro successivo, ed altro ancora.

    Insomma, genio e sregolatezza che la mia parte artistica tende a perdonare sempre.

    Ciao, Fil.

  13. SR scrive:

    @Filippo

    è un monoteismo pagano che nelle catacombe ha diversi seguaci…

    http://www.movimentobirra.it/forum/forum_posts.asp?TID=1764&KW

  14. Drachen scrive:

    Beh direi che poi non ci si possa lamentare se la passione per la birra si fermi sempre ad un certo punto e non si vada mai oltre.
    O si diventa capaci di percepire quale grado di maturazione del pompelmo si avverte nel luppolo, altrimenti si deve tacere, sembra.
    Per contro usare iperboli e poeticizzare la recensione è sicuramente un modo molto discutibile di trattare la birra.
    Prevale troppo la forma sul contenuto, lasciando la sensazione di aver letto un messaggio dei Baci Perugina, ma non invogliando per niente.
    La sensazione è stata quella di leggere una recensione indie-snob generata a random da polygen.org

    Sia chiaro, guai a negare la libertà d’espressione, è semplicemente la mia opinione: io mi incazzo a leggere le etichette delle artigianali italiane (con dediche, controdediche, poesie e canzonette), figuriamoci…. :)

    Bisogna però dire che qui si può commentare, anche duramente da quanto ho letto, e niente avrebbe impedito al mio concittadino Stefano di bloccare le voci del dissenso.

  15. bevitore scrive:

    @SR
    “io però quantomeno la pianterei una volta per tutte di tirare in ballo MoBI ogni volta che un iscritto dice qualcosa. posso (io come altri, Davide compreso) parlare a titolo personale (come peraltro faccio SEMPRE)?”

    E’ L’OCCASIONE GIUSTA PER RACCONTARCI COSA PENSI DI DELUSA, VISTO CHE NON TI SEI MAI ESPRESSO.

  16. tony merdone scrive:

    Sarà l’aria, sarà l’altezza, ma sta birra fa scoreggiare!
    Cambia mestiere o datti all’ippica!
    L’unca birra passbile è la weizen, le altre fanno a dire poco c……..e!

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