Tendenze | Un nuovo paradigma della trasparenza
Mi piace leggere Valerio M. Visintin. Per primo, perchè mi informa sull’andazzo gastronomico di Milano di cui io che a Milano lavoro ma non vivo – perlomeno, non più del 30% del mio tempo – sono un po’ tagliato fuori. Per secondo perché ha un taglio pittorico acido e urticante che mi diverte. Terzo perché ne scova sempre delle belle.
L’ultima è questa: un ristorante che vorrebbe ristorare, ma senza cucina. Cioè tu entri, ordini, ti nutri ma quello che esce dalla cucina non è… cucinato lì. C’è un servizio di catering. Dice, VMV:
“Il trucco c’è, insomma, ma non si vede. Semmai, si sente, quando ci servono delle trofie al pesto collose e scialbe come mensa aziendale insegna, un cheeseburger tale e quale al mio fermacarte e una millefoglie di melanzane che dopo il primo boccone avrei voluto far sparire dalla mia vista con una bacchetta magica.”
A parte le formidabili metafore, quello che colpisce – dallo stesso autore – è che
“…nessuno avrà premura di avvisarvi che [...] non esiste una cucina, che non sono abilitati all’uso dei fornelli, che tutti i piatti in carnet vengono confezionati altrove da un catering e soltanto “rinvenuti” sul posto. Né si scorge, tra le pieghe del menu, una riga, un asterisco o un codicillo rivelatore”.
In confronto i vecchi, romantici trattori che dimenticano di segnare il prezzo all’etto sul menù, oppure pur segnalandolo pesano nel buio del retrobottega con arrotondamente generosi e sospetti sono dei dilettanti allo sbaraglio. Eppure vorremmo solo saperlo prima eh.






fantastico !!!!
Boh? Insomma: per mangiare così uno potrebbe anche viaggiare in aereo.
Servono magari proprio quella roba (che non riescono a vendere alle aerolinee)?