T2, Acconia di Curinga CZ [6.4]
E’ una di quelle decisioni difficili da prendere: gettarsi dalla finestra del primo piano o trovare un motivo per trovarsi ad Acconia di Curinga, in provincia di Catanzaro. Una landa di profonda desolazione, tatuata da quella cifra d’abbandono che caratterizza il Sud profondo in questo scorcio d’anno. Correre le strade al di sotto della linea di galleggiamento di questo sventrato paese riserva ajour d’hui una sensazione di rassegnata rinuncia al governo del territorio. Abbandono, sciatteria, distrazione, salvo incontrare poi una selva di posti di blocco di ogni ordine e grado. Curioso: una lacerazione tra il senso di smarrimento e la palese militarizzazione delle principali vie di comunicazione.
Eppure mi piace calcare le terre del Sud, non ostante oggi – dico qui ed ora, nel venti-dieci – sia più un atto di incoscienza che di coraggio, dal punto di vista imprenditoriale. Mai come oggi s’avverte quel senso di due velocità di due mondi: palpabile seppur indefinibile, venato di un amaro rammarico al quale non riesco ad arrendermi.
Quindi il motivo per sedersi tra le fresche frasche del giardino del Ristorante Pizzeria T2 di Sebastiano ed Angela c’è: l’aeroporto di Lamezia. Non è distante, e l’amico autoctono mi ci mena perchè, dice, si sta bene. Vero: i tralci di vite con i grossi grappoli con gli acini già spaccati di zucchero leniscono la calura, e la ragazza che frulla tra i tavoli sulle sue scarpe da ginnastica argentate è sorridente, gentile, e solerte tra gli avventori villosi del mezzogiorno.
E’ una tavola di lavoro: un piatto e via. Eppure ti porterai via un senso di verità difficile da mondare nell’aria condizionata del volatile meccanico: l’antipasto rustico ha una bella frittata e una eccellente crocchè, con una bella crosticina scrocchiante che ti farà perdonare la mozzarellina e il salumetto di vascello. Ma vale il giro nella campagna solo questo piatto di Fileja con la ‘nduja, con pasta “casale” di un vicino pastifizio artigianale e un sugo forte e dolce allo stesso tempo, di struggente quotidianità.
Se poi qui, ad Acconia di Curinga, il Rosato Librandi te lo portano nel cestello con il ghiaccio beh. Il motivo ce l’hai.
Spendi a sovringozzo venti euri. L’ombra è inclusa nel prezzo.
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88020 Acconia di Curinga Catanzaro
t. 0968 78761










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struggente quotidianità
l’ombra compresa nel prezzo
e io penso ai poeti on the road alla beat generation prima che arrivasse la music house,
sì ho capito la calabria, ma il feeling usa autostrade supersoniche
chapeau
le autostrade supersoniche hanno preso anche me. me le compro.
Sembra quasi inevitabile, nella gran parte del paesello, sopra e forse in maggior misura sotto, dover scavare per scovare luoghi, tavoli dove dire si sta bene. Sai quando ti metti in pace col mondo? Che siano capannoni e architettura outlet-disneyana, siano sgarrupamenti di abitati al centro di lande desolate, sembra che “dentro” o “dietro” ci sia un altro mondo, fatto di cortesia, di impegno, di senso estetico, di bellezza. Tutto il contrario di quanto si vede là fuori, tranne rare eccezioni.
Ma è sempre più difficile trovare, poi, i pergolati con l’uva, le fresche frasche abbinate a qualcosa di vero che valga la pena, che non siano sgabei o gnocchi o testaroli o tigelle che dir si voglia.
Posti veri, anche con le sedie di plastica. Mi manca, lì dietro, il campo da bocce, magari nascosto tra i papaveri.
“Come un istante deja vu ombra della gioventù, ci circondava la nebbia…”
sai fabrizio, in tutto questo c’è anche un’italia che ci piace.
normalmente, ci piace.
si potrebbe ,effettivamente, andare a pavana. un amico mi dice che se hai culo e ti presenti con un buon vino e un pezzo di salame come dio comanda il guccio ti fa entrare con piacere e si mangia insieme.
ps : io preferisco :” probabilmente usci’ chiudendo dietro a sè . .. la porta a vetri ….”
con tutto il rispetto, il guccio non rientra nelle centomila emergenze musicali più interessanti degli ultimi due secoli.
poi è simpatico, anche molto.
:)
Sob….
parla per te :-)
Mi pare bella questa cosa dell’essere incoscienti: è vero, soprattutto quando in viaggio ti porti anche un bambino piccolo perchè hai deciso., ora che sa nuotare bene, di andare al mare nelle isole del sud e di arrivarci per quelle terre calabresi e anche siciliane dove in apparenza sembra che non ci sia nessuno, solo una natura ancora prepotente. Però è impagabile tornare da li sentendosi coraggiosi più di prima, ci si sente più uomini ed anche più umani nei sentimenti: sicuramente con il desiderio di tornare.
l’incoscienza è un carburante potente e fallibile.
appena poco meno del peccato. :)
non sono d’accordo, caf. tira piu’ l’incoscienza di un pel….
Me la compro io stavolta, che sono peccatrice cronica e solo dopo aver commesso il fatto mi chiamo incosciente!
quindi tu dici: più intrigante l’incoscienza che il peccato?
naaa.
Credo che siamo d’accordo sulla necessità di transigere per poter sapere anche cosa è male e che farlo incoscientemente è sempre la maniera più facile per affrontare le cose, tornando fanciulli.
quoto tutto.
ma la mia reprimenda era per il callido Maffi…
che casino : parla per te è rivolto al caf.