Vittorio, Napoli [6.2]
Napoli a luglio: la caldera del Vesuvio in realtà è quaggiù, tra Agnano e Fuorigrotta, quando le pietre assumono una temperatura appena inferiore a quella della lava che va. Parcheggi impossibili, abitacolo che diventa rapidamente un forno, cristalli trasformati in specchi ustori: Archimede probabilmente è un uomo contemporaneo ed abita a Mergellina.
Via Cavalleggeri è la solita colata di umanità ribollente, metalli fusi, acqua dispersa, odori di umanità di pesce di olii combustibili, di luce spiaccicata sui muri come pennellate di calce viva; di insegne martorizzate dalla temperatura. Ti guardi attorno smarrito nella calura, quasi incapace a parlare e ragionare, cerchi un’ombra di mezzo metro quadro in cui t’accalchi con i tuoi sodali, grondanti di fronti d’ascelle di camice stazzonate e di abiti che paion usciti di lavanderia senza aver conosciuto il ferro da stiro. Ma dicono che da Vittorio – Cucina Tipica si faccia ottimo lo stocco, e attenderai stoicamente che si liberi un tavolo: t’attende un locale con le piastrelle bianche lucide e un ventilatore per lenire la calura, pietanze alla lavagna, servizio militaresco ancor più che garibaldino, e folla. Che Vittorio a quest’ora di questo luglio è pieno affollato, e puoi solo attendere di raggomitolarti sulle sedie impagliate.
Con il coraggio dei leoni ordini una pasta e fagiuoli: fatta espressa arriva rovente come piombo fuso, brucia il volto solo ad annusarla: ma profuma di buono, ed è buona. Anzi è buonissima. Anzi è la migliore assaggiata a queste latitudini da un bel pezzo, non ostante l’operaissima pasta a ditalini e il colore slavato. E’ incredibilmente saporita del sapore delle verdure, poco sale e molto vegetalismo; pochi i fagiuoli dispersi nel resto. Con questo caldo, è una prova di sopravvivenza, ma che spettacolo di genuina semplicità.
Poi il famoso stocco in bianco, servito con olive verdi niente male e l’immancabile limone. Rusticissimo, deciso e basico il sapore dello stockfish, privo di qualsiasi edulcorazione: poco cotto, integrale nella sua sgarbata stoccafissità, piace assai al tavolo, ma a te farà l’effetto di una raspata a lama viva sul palato. Veridico ma impervio.
Spesa? per due piatti, l’acqua e probabilmente il più terrificante bianco sfuso che ti sia capitato di bere dai tempi di Noè, 11. Dico 11 Euri a testa, tutt’incluso.
Naa, il caffè no.
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In ogni caso quella lavagna, le congiunzioni rimpicciolite e alte rispetto alle parole, le crocettine a dividere per generi, dà impressione di attenzione e pulizia, ispira fiducia. Mano femminile?
Nou, nemmeno l’ombra. Tutto molto virile.
In barba all’Iperuranio Platonesco o ad ogni studio sull’Essenza Aristotelica … la lavagna definisce che “Pasta è fag.”
Perfetto e definitivo. Che spettacolo!
;-))
effettivamente pasta è fagioli non è male . sarà come dice il caf : la pasta sarà roba da 0.50 / quintale e quindi si nobilizza nel fagiolo . una specie di “patata in attesa di diventare tartufo” di attualissima memoria botturiana.
anche il polpo (e non polipo come da queste parti troppo si osa dire ) ALL’INSALATA ha la sua dignità :-)
a me quel bellissimo modo di dire non colpisce più solo per lunga militanza con colleghi campani… ma è irresistibbile.
Strologando: forse la “é” tra pasta e tra fagioli (fagiuoli?) è un partenopeismo che vorrebbe non l’accento ma l’apostrofo: pasta e’ fagioli, una pasta di fagioli. Subito sotto contraddetto, per la verità, dall’abbinamento con la zuppa. Tuttavia, credetemi, non ho dormito (?) nel vano tentativo di dare significato alla postilla “v.” alla cotoletta e “f.” alle polpette, mentre non mi sarei fatto sfuggire, per rimembranze di cartocci gialli e sputazzi, gli spaghetti con lupini. Son cose eh…
in effetti … sulla F. polpettistica possiamo azzardare, con buone chance di successo, la cottura in olio bollente … ma la V. per la cotoletta … chissà … ;-)
Per la v. della cotoletta opterei per “vitello” quindi non pollo o maiale.
@Scarpato
I lupini in questo caso sono un mollusco bivalve succedaneo della vongola, più saporito ma meno polposo.
Caspita, grazie Kap (qui ci si chiam tutti così, prime tre lettere ;-).
E meno male che non hai giocato a fuochin fochetto come fa Eggi.
Anzi chiedo subito umilmente scusa per la mia ignoranza maldestra .
Evviva i lupini.
Prego Sca,
ignoranza non direi, credo che lupini sia un nome locale, in liguria dalle tue parti avranno un altro nome….
Ah, Kap, mi sa che si chiamino Lupini anche dalle parti di San Vincenzo, Toscana…
la valutazione mi sembra un po’ generosa: sarei curioso di veder allora recensita la nonna di Cibi Cotti nel mercatino della Torretta!!
Egregio ROmualdo,
il numerino è sempre una sintesi di una esperienza in cui confronto il la spesa con la resa: in questo caso la ritengo ben sufficiente.
Intanto mi segno l’indirizzo da Lei suggerito, per una prossima volta…
si caf, segna l’indirizzo. ma non ti fare mai portare in auto dallo scotto ” driver” di carlo. perderesti treni o aerei e, cosa ben piu’ grave, non riusciresti nemmeno a mangiare :-)
E la pregevole A su melenzane?