DOC Ruchè di Castagnole Monferrato – Cascina Tavijn 2008 [7.0]

 

Non conosco il Ruchè: lo affronto per la prima volta grazie a Vittorio e al ristorante Al Consorzio di Torino. E’ coltivato solo in zona, e limitatamente, ed ampiamente sottovalutato.
Rubino intenso appare, e nemmeno troppo fondo: ma un po’ sì.
Fermo sul vetro, fino a squagliarsi in ricami fitti e minuti, più lesti a spanare che a rapprendersi.
Il naso è unico: gravato di intense redolenze speziate, tra cui una cannella diretta e robusta, palesa poi la traccia delle botti svinate, quasi di vinaccia quando ci cammini in mezzo dopo la torchiatura. Puntuto, e subito esalante.
L’abbocco è piuttosto incisivo, con una rapida crescita verso il centro che si fa ossuto ed espanso. Arcano nella seconda parte del sorso che estrae la polpa delle susine mature, con una corrispondenza aritmetica ma non meccanica.
Il finale è sorprendentemente alto, quasi fulminante per espressione e consistenza.
Inconsueto. E menzione per la bella, semplice etichetta.

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7 commenti

  1. tartetatin scrive:

    Questo Ruchè arriva dal paese di mia mdre: colline rotonde che si snodano fino al mare e che vedo oramai solo poche volte l’anno, quando vado al cimitero, sicuramente malvolentieri perchè ho conferme che faccio finta di ignorare.

    Leggere..il nome di questo paese piccolo e arroccato su una “muraglia”, mi dà un’emozione speciale che spesso confondo con la commozione.
    Racconti di ricami, di lavori lontani, di fatiche, della terra che è la mia.
    Andrò a guardare vecchie foto accompagnata dalle tue parole.
    grazie,Stefano

  2. Il ruchè è il vino dei miei bisnonni e nonni, ho passato da bambino alcune estati nella zona dove ancora si coltiva dopo un tragico periodo di abbandono a favore di vitigni più acclamati.
    Il ruchè è un vino contadino dotato di un’anima elegante, direi signorile, ma pacata, negli ultimi anni quest’anima è stata stravolta da parte di molti produttori da una interpretazione “barricatera” che mi ha lasciato sgomento…fra i pochi difensori di quello che è il vero ruchè c’è la giovane Nadia Verrua di Cascina Tavijn, vigne bio e utilizzo di lieviti indigeni, una vignaiola per cui ho profonda stima e che apprezzo in toto per il lavoro che fa a difesa della tradizione e del terroir.
    Quando tu, Stefano, vorrai sarò felice di accompagnarti insieme a Fabrizio Enofaber (grande esperto di ruchè) nell’esplorazione di questo vitigno, ampiamente sottovalutato, sarà un piccologrande viaggio.

  3. sandra scrive:

    è un bel po’ che nn bevo il Ruchè di Nadia. Mi hai fatto venire voglia!
    Ero da quelle parti giusto ieri per pranzo e a volte invidio chi certi panorami, profumi e sensazioni le vive quotidianamente, per arrivare a produrre una grande emozione per chi la vive ‘dopo’: la scoperta di un vino.

  4. Enofaber scrive:

    Stefano, per certi versi il Ruché di Nadia Verrua rappresenta l’archetipo. Il Ruché nella sua semplicità e purezza. Nella sua immediatezza. Un vino che mi affascina ogni qual volta lo assaggio (http://www.enofaber.com/2010/05/ruche-di-castagnole-monferrato-doc-2008-%E2%80%93-cascina-tavijn/).
    Da riaffrontare, magari confrontandolo con altre versioni, proprio per comprendere la natura “archetipale” di questa bevuta.

  5. anna maria p. scrive:

    Castagnole!!!

  6. [...] credo ci sia riuscita. Nel mentre la mia attenzione compulsiva si spostava sul Ruchè, perchè ne avevo letto e studiato e perchè non mi era mai capitato, prima di allora, di trovarmelo di fronte. Il [...]

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