Corte Ruspecchio, Montecavolo RE [6.4]

 

Loris Bandini è una istituzione della ristorazione reggiana: da decenni gestisce locali di successo, e come Steve McQueen, non sbaglia un colpo. Da qualche anno manda in onda una rassicurante cucina reggiana nell’Antica Corte Ruspecchio, ai piedi dei Quattro Castelli.
Per i tre che non lo sapessero,  i castelli – toponimo Quattro Castella – sono stati costruti e poi quasi tutti distrutti sulla cima di quattro erte colline, disposte ai piedi dell’appennino come le nocche della mano, a fare da spartiacque tra la Valdenza è il Crostolo, il modesto corso d’acqua di Reggio Emilia. Qui tutto è matildico e canusino, con una irresistibile tendenza a valorizzare anche la singolare figura storica dell’ultrapapista marchesa duchessa contessa Matilde attraverso ogni qual manifestazione possa essere monetizzata. I quattro colli si chiamano Monte Vetro, Bianello, Monte Lucio e Monte Zane, ma solo sul secondo si erge ancora un castello molto ben conservato. Il pregio di questi lidi è costituito dalla bellezza dei panorami che ti regalano grazie al repentino dislivello che a suon di erte oltre il 10% di pendenza – gioia dei ciclisti sovrappeso. Tra monticchi e calanchi si sale in una amen a 500 metri, e si guarda già la pianura che anche l’ultimo dei poetastri si azzarderà a chiamare ubertosa.
Alla Corte non avrai sorprese, se t’aspetti i segnali distintivi della cucina emiliana casalinga reindossata al ristorante, ed anche con una certa eleganza: buoni salumi ed affettati, primi eccellenti, pietanze grosse e farfallone. Dolci sovrumanamente calorici.
Di più c’è l’edifizio rurale ristrutturato che garantisce una certa piacevolezza alla sosta, i tavoli non troppo vicini, il servizio che si scosta dal solito andirivieni da trattoria. In carta anche qualche etichetta di ricerca come alcuni non-lambruschi che nel cuor mi stan.
Avrai dunque un buon salametto “a perdere” che arriva sul tavolo con tagliere e coltello come goodwill; inossidabili tortelli; casarecce davvero lussoriose nel loro ragù tradizionale; una costata di cinta senese alquanto cartonata; una immensa porzione di faraona al balsamico ricca di tutte le manchevolezze dei secondi piatti di terra d’emilia, per cui particolarmente in tono. Ci si dà da fare anche nei dolci con addirittura qualche velleità di presentazione: funziona abbastanza bene il gelato di crema con il balsamico, un po’ sopramontate altre referenze.
Ti piacerà l’attenzione del caffè con il coperchietto e le bottigliette con la macchinetta con arancello e limoncello; il conto è nettamente da ristorante, con un’addizione da 45 euri e passa per i quattro piatti.
Decisamente una sosta di sicurezza, senza sorprese.

Vedi Anche Se Ti Piace

Al Consorzio, Torino [6.8]
Appunti Dilùce | Reggemiglia
Cracco, Milano [8.0]
share retweet
 

commenta

*

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.