Al Consorzio, Torino [6.8]
Ci sono le volte che ripensando ad una qualsiasi delle esperienze della nostra vita, ti trovi lacerato da sentimenti contrapposti: che so, la formidabile simpatia per un Autore, e la banalità della sua opera. O la straordinaria qualità della sua opera, e il suo esecrabile carattere. Oppure ancora: provare a breve distanza l’una dall’altra due esperienze differenti al punto da non capire se la mano è la stessa, e dove è finito il talento. Per esempio, il folgorante albo d’esordio di Liz Phair, Exile in Guyville, denso di perle indimenticabili; che non pare sucire dalla stessa penna che ha prodotto il moscio e pallido “Liz Phair” quasi dieci anni dopo. Oppure la Yoshimoto Banana che mi prese il cuore con “Kitchen”, poi si perse in lunghe teorie piene di parole sottovuoto spinto. Qual è la vera anima?
Più che la risposta, importa la domanda, che l’importante è contnuare a cercare. Qualcosa del genere deve innescare il fervore dei due giovini che conducono il locale: che sul tavolo alterna prove alle soglie dell’esaltazione a momentipiù appannati. Di certo avrai materie prime eccellenti, che di meglio non c’è. Una carta dei vini con emergenze bio e naturali di rara ampiezza. Una scelta di formaggi affinati con cura commovente. Prezzi riguardosi. E sopra tutto, un livello di piacevolezza dello “stare lì” che vale come collante per tutto.
Dunque potrai dir bene di quell’acciuga sul peperone, di quelle acciughe in due modi (fritte croccanti e con pane e burro). Degli ottimi pani con lievito madre. Dirai benissimo di quella triade di carni crude, una vera apoteosi fassona: battuta, battuta di salsiccia e cuore di coscia marinato, che rara sarà l’occasione di averne di migliore e più curata. Potrai dir benino degli agnolotti gobbi, appena un po’ troppo “bagnati”, durerai fatica a dir qualcosa dei bislacchi gnocchi di barbabietola con fonduta di Castelmagno e pere, lontani da una visione chiara del loro futuro. E non dirai nulla della cavalcata di trippe, evidentemente volonterosa, almeno quanto balenga negli equilibri dei condimenti, sempre un po’ troppo in evidenza, troppo in primo piano. Benissimo dirai anche della selezione di formaggi, scelti e preparati con una attenzione devota.
Alla fine conta nel tuo personale desiderometro, resterà spazio per voler tornare: perchè se sono evidenti gli aspetti migliorabili, i margini di miglioramento lo sono almeno altrettanto: ampi e palesi.
Non farti troppi scrupoli, e ferma qui la giostra. Spenderai meno di 40 europei, a saziarti.
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |















Mi consola leggere quello che dici di Banana Yoshimoto, ricordo che “Kitchen” mi era piaciuto molto e avevo letto altri suoi libri sperando di provare le stesse emozioni, ma nulla. Li ho ancora tutti lì nella libreria.
Dalle foto non mi convincono per nulla acciuga e peperone e gnocchi di barbabietola, ma potrebbe essere anche per la foto che non rende. Già non stravedo per gli gnocchi in genere, a meno che non siano eccezionali, questi non mi attirano molto.
Il pane si direbbe morbido e croccante al tempo stesso e magari anche profumato.
Non ho detto la cosa più importante che oltre il pane, che sembra magnifico, anche il resto del menu dal racconto di SDtefano mi pare sia raccomandabile. Il mio giudizio di sopra è legato solamente a 2 immagini che sono poco appetibili secondo il mio gusto. Non è una critica né al Caff come fotografo né al ristorante, che non conosco, sono solo gusti personali e limitati a 2 piatti.
E quel pane è davvero invitante.
A Daniela: le foto non sono grande cosa ma l’illuminazione era scarsa e il Vate era preso da un fiano non fiano da libidine, Il Don Chisciotte di Il Tufiello…:)
Ho avuto il privilegio di condividere con il Vate questo desco e posso dire che il suo senso critico è pressochè perfetto (stiamo parlando di un ristorante di amici miei a Torino) e da lui molti ristoratori potrebbero trarre grandi benefici (a gratis) si ponessero in modo rilassato (cosa rara, credo…).
Concordo con tutto quello che è scritto nel post.
Vittorio, io prendo come oro colato le recensioni del Caff, è che trovo molto noioso per chi mi legge osannarlo sempre.
;-))))
1. foto. per fare una buona foto occorrono tre cose: la luce, la luce e la luce. qui mancavo entrambe e tre. E la pietrazza d’ardezia fa il resto
2. il pane era ottimo, gli gnocchi no. la foto della cartne ad esempio non rende giustizia al piatto che invece era non meno che eccezionale.
3. vittorio, se non fossi già sposato (io) ti sposerei.
1) …
2) …
3) Bagnasco, pensaci tu ;-)
Mio Buon Dottore, cosa ha appulcrare sui punti 1 e 2?
Provato ieri sera. Buoni antipasti (acciughe e battuta di fassone al coltello), ottimo pane, ottimo risotto alla zucca … tutto il resto invece così così:
grignolino (imprecisato) al calice terribile, barbera (imprecisato) al calice un pò meglio, brasato tenerissimo ma insipido, agnolotto gobbo piuttosto banale. Per 79 euri in due … ci sono posti migliori.