Là di Petros, Mels di Colloredo di Monte Albano UD [7.3]
Il terremoto aveva picchiato duro, qui: alla fine del tour nelle catacombe dell’Osteria ne so qualcosa di più. Ci sono sedicimila bottiglie qui sotto, in sale successive: dal Petrus al Monfortino, dal Cheval Blanc all’Amarone Dal Forno. Una strepitosa verticale di Pergole Torte di più di vent’anni. Ed anche SanDaniele in affinamento, che per averli stagionati oltre 24 mesi l’unico modo è farteli da te. La Casa che cresce sulla tua testa è crollata fino alle fondamenta, e la grande collezione di bottiglie è andata quasi completamente perduta, e non tutti i componenti della famiglia l’hanno vista rinascere.
Il nome si è sedimentato negli anni – più di cento – quando era un’osteria, un ritrovo per le fredde e umide sere dell’inverno furlano. Si diceva “Andiamo dai Petrozzi”, che nell’idioma locale diventa appunto Là di Petròs. Poi i crolli, la ricostruzione, la Medaglia d’Oro al valor civile per le genti di Colloredo. E la cantina da ricomporre, pezzo per pezzo, fino alla meraviglia attuale. E quando Liano assaggiando con te una bottiglia recuperata per il bicchiere del viaggiatore guidatore, leggi nel brillìo del suo sguardo una passione inesausta e contagiosa, ma lieve come la sua stretta di mano. Lieve e ferma.
Sei salito fin quassù per quei pochi piatti di selvaggina che non si trovano facilmente, e per ritrovare quegli aromi dell’Est che da tempo non sentivi tanto è decentrata Udine e la sua provincia: fuori rotta e fuori centro, faticosamente lontana ma così appagante nelle sue tavole e nelle sue bottiglie. Già, è tanto facile avere una bottiglia friulana sul tavolo quanto improbabile che le strade quotidiane passino di là.
Il grande camino sfrigola nel mezzo della sala da pranzo, così aliena dalle smanie design: legno, tende, sculture figurative. Il grande menù pieno di insegne araldiche, e una piccola degustazione quasi casalinga dal nome criptico, “+ = -” di quattro portate a 29euri. Una scritta tranquillizza l’avventore: “il cliente è libero di ordinare anche un solo piatto”, e non solo per il significato letterale, anzi è il non detto che convince ancor più del saluto che giunge dalla cucina: una zuppa di zucca con crostini e caprino. Il giallo cucurbito è soberrimo, assolutamente altro dalle familiari zuccherine zucche emiliane, ma pane e formaggio regalano piccoli tuffi al cuore di sapore. Pane rustico e grissini croccanti.
Potrai scegliere il croccante di quagli disossata con coscia fritta e salsa di mirtilli rossi: si sceglie la cottura profonda che inevitabilmente regala un po’ di asciuttezza, acuita dalla foglia di pasta che la racchiude: ma la golosità è delegata integralmente alla coscia fritta. I sapori sono di giustezza antica.
Tra i primi i Gnocchetti Là di Petros ripieni al prosciutto, ricotta al fumo di faggio e cestino di frico croccante. L’impatto aromatico è travolgente, con le linee verdi del rosmarino, alloro e timo che si intersecano perfettamente con la virgola fumè. I gnocchi sono morbidissimi, il sale è ai minimi termini, mentre il frico è un po’ legnoso forse per la sua funzione di contenitore.
Poi l’evento: nel piatto la Suprema di pernice rossa in salsa di beccaccia, la sua coscetta brasata e polentina gialla. Un classico piatto oh-che-cottura, con il rosa che traspare appena nel petto: delicatissima ma leggermente resiliente come dev’essere la carne, insaporita con arte dal più intenso sapore della beccaccia. Ma la lussuria è lasciata allqa meraviglia della coscia, deliziosamente peccaminosa. Il medaglione dorato di patate schiacciate e una polentina un po’ lasca completano l’esperienza.
Resta il tempo e resta lo spazio per un antidolce: semifreddo al torroncino, una seducente pralina fresca e vellutata, una sottile lastra di cioccolato bianco e nero. Ma ne avrai ancora di sorprese, perchè il miracolino piccolo arriva con il dolce vero: un semplice perfetto ai fichi caramellati e cremina al rhum, che invece brillerà come folgore per bontà rara. Il liquore sfiamma le dolcezze di una golosità sottile, profonda e speciele, di piccoli piaceri quasi timidi che diventano imponenti nel momento esatto che li godi. Pieno, intenso, coinvolgente.
Una cucina di schietta tradizione perpetrata con cura e perizia. Ingredienti di ricerca, archietetture di stretta osservanza. Cucina di forza e potenza, mai di grossezza.
Dalla carta sceglierai quattro piatti per 55, 60 eurini in media, salvo piatti preziosi. Dalla cantina potrai avere soddisfazione da terra a cielo, secondo appetiti, e con una certa morigeratezza nei prezzi. Affidarsi ti sarà lieto.
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Forse lo avrai già saputo, ma sia il signor Liano che la moglie Ida sono deceduti a pochi mesi di distanza l’uno dall’altra. Ne sono venuto a conoscenza perchè stavo preparando una breve vacanza con escursioni gastronomiche emi è capitato di apprenderne la notizia sul net. http://aldorossi.splinder.com/post/23860866/colloredo-morta-ida-tondolo-anima-di-la-di-petros
Da come lo avevi descritto mi avrebbe fatto piacere conoscere il sig. Liano. Peccato.
Avevo saputo – con dispiacere – del sig.Liano, è invece una triste novità quella della signora.
E’ una perdita importante.