La Scaletta, Milano [6.0]

 

Leggo e rileggo gli appunti che mi sono segnato sulla vecchia moleskine con la copertina rossa, smessa da qualche mese: che tanto ho atteso per dedicare una pagina a La Scaletta, locale di Milano di gran successo.
Prenotata in ogni ordine di posti e ben affollata, t’accoglie con il frastuono di un brusio spesso e ribollente di avventori felici, molti i gruppi di commensali che si godono la tavola.
Ci sono diversi menù, e una bella Degustazione di “tre antipastini scelti per voi dallo chef, un primo, un secondo, un dolce” il tutto a 45 europei. Non male, da provare subito, assieme ad una delle bottiglie dalla carta ricca di etichette abbordabili.
Dalla cucina il saluto è una piacevole ed innocente vellutata di topinambour e porro, subito a seguire la burrida di seppia con fagioli che funziona bene, il mare ad emergere di slancio dalla terra,anche senzail crostino aggiunto. Il tentacolo di polpo croccante al sale aromatico Hallen Mon su purea di ceci di Spello affianca al nome stentoreo una godibilità di fondo, anche se ricorda più un piatto di terra: ma buono. La capasanta scottata con purè di cavolfiore e profumo di lavanda risulta sbalestrato da una cottura bislacca e da componenti non ben integrati, e nemmeno gli spaghetti freschi al bronzo con canocchie e gamberi rossi di Mazara regala un colpo d’ala. Anzi il piatto è corretto ma senza luce.
Il branzino sulla sua pelle con carciofi e patate è un’altra composizione prudente se non pallida: di certo privo di errori di esecuzione, ma anche di brividi.
Al dolce avrai un semifreddo alle nocciole con composta di pera calda.
La Scaletta va bene dunque per passare una serata tra amici, con un conto onesto – per la verità onesto assai per Milano – e una cucina senza inciampi. Il servizio fila come un orologio, il ritmo è regolare, a tratti anche sostenuto.
I titoli dei piatti farebbero anche sperare in qualche esperienza più coinvolgente, ma gli episodi davvero memorabili sono rari.
Luci bassissime, foto pessime.

Vedi Anche Se Ti Piace

Schöneck, Pfalzen/Mühlen BZ [5.2]
Lou Wai Lou, Reggio Emilia [6.0]
Bodega del Siglo XVIII, Sevilla E [6.3]
share retweet
 

un commento

  1. giancarlo maffi scrive:

    bene. ci mancava la tua, con la quale abbiamo definitivamente capito che alla scaletta non si va per
    godere di cibo.

    le foto saranno scarse( che poi quello spaghetto li’ per rianimarlo ci vogliono altro che le calze di nylon) ma lo scritto è chiaro. non c’era magari altro da fotografare, caf?:-))

commenta

*

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.