Settembrini, Roma [6.9]
Quello che mi stupisce leggendo le gesta di Luigi Settembrini, retore e patriota, è la grande precocità con cui si diventava uomini un paio di secoli addietro. Settembrini ebbe la cattedra di eloquenza a Catanzaro a 22 anni, a 24 aveva fondato una società segreta, arrestato e carcerato per 3 anni per cospirazione.
Aveva già una vita romanzesca e avventurosa non ostante l’aspetto bonario e pacioso, quando ai giorni nostri una buona parte dei fanciulli non è ancora uscita dai corsi di laurea. Di certo un patriota, ma era anche uno snob: aveva in massimo disprezzo la plebe, viveva la politica come una missione elitaria per la quale gli illuminati avrebbero dovuto indicare la via alla canaglia (la canaille).
Nella via romana che ad egli è dedicata c’è l’Osteria Vini e Cucina che par essergli di contrappasso: popolare, frequentatissima, informale. E’ uno dei locali più commentati del momento, per svariati motivi.
Ti troverai i tavolinetti sottomisura con la tovaglietta per il traverso, legno a vista e luci basse basse. Piuttosto vicini, ma con bella vista sulla notevole mescita. Dettagli curati pur senza sconfinare nel posh, e carta delle vivande che si fa piacere per veste grafica e per ricchezza delle spiegazioni. Ancor più accattivante la carta dei vini, che ti fa capire subito in quanto gran conto Settembrini tenga il dolce nettare: sia per l’uso abbondante di testi appassionati, sia pe le convincenti selezioni, sia per l’intera selezione dei vini da non perdere. Tanto dall’Italia, qualcosa dall’estero, attenzione ai vini nuovi, naturali e veri. Sarà un piacere abbandonarsi all’abbinamento proposto dal sommelier di ben cinque bicchieri, che avrai in proposta dopo una animata conversazione in cui sarà d’uopo fornirgli tutte le informazioni sui tuoi gusti, cosa t’aspetti e cosa desideri, poi potrai solo godere.
Sul tavolo il burro normandia con i crostini, cartonati non poco per la verità, e senza troppo attendere un insolito appetizer: raviolo di pomidoro con ricotta, bello e ruspante.
Zucca zafferano e ricotta è una zuppetta zuccolosa con cannelloni crepe-style, rellenos di ricotta. Svasatissimo l’arancio, a seppellire le altre delicatezze per un piatto bello, ma assai farfallone. Le crocchette di faraona con crema di cicerchie e scarola sono opulente, tanto da smollare la panatura ad una salsa vagamente sabbiosa. Una preparazione da un lato gaudente, sbarazzina come un supplì, ma dall’altro non priva di refusi. I ravioli di genovese con pecorino – che aveva più la presa del parmigiano – sono ricchi, quasi una gozzoviglia di gusto, mentre l’extra che piove dalla cucina è la nota più luminosa della serata: una pasta mista con ceci e gamberi, citazione e/o richiamo del capolavoro gennariniano, e ben convincente: gran impatto, viva di profumi, eterea e sanguigna nella stessa riga.
Chiuderai con il volonterosissimo piccione, molto ricco di idee: la composta di pomidoro, il purè, le alette in raviolo, cotture differenti, magari con il rischio di finire nel fuoco crociato di istanze contrapposte, ma solo per eccesso di generosità.
Cioccolato lamponi liquirizia e birra è un dessert buonissimo. Semplice, pulito, e – diamine – goloso.
La piccola è servita sull’ardesia e fa un gran che: zucchero filato, babà, cocco e cioccolatino al rabarbaro. Per soprammercato un succoso Irish Coffee.
Senza alcun dubbio, Settembrini è un locale dove andrai con grande piacere. La formula non troppo ingessata, l’approccio liscio e propositivo, il servizio fresco saranno guarnizioni di sicura efficacia, così come quella ricchezza di bottiglie cercate consigliate a perte e pronte per la prova, mai micragnosa anzi esuberante.
La cucina ha evidenti obiettivi di livello che al momento sono raggiunti con intermittenza, almeno nella degustazione di terra. La prova più rilevante è sull’acqua.
Però ci va andato: per 50eurini hai 5 piatti et coetera, e per 20 in più una bicchierata intensa e curiosa. E non è che Roma per queste addizioni regali sempre e comunque altrettanta soddisfazione.
Un indirizzo da scrivere dalla parte di quelli buoni.
NB. La luce soffusa è nemica delle fotografie.
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![Ad Maiora, Milano [6.8]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/ad-majora-800x600-2-178x98.jpg)
![Il villino, Pescasseroli AQ [4.0]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/IL-VILLINO-026-copia-178x98.jpg)



Locale accogliente, servizio simpatico, lista dei vini soddisfacente con ricarico alto, cibo molto buono, porzioni micragnose: una zuppa di pesce sarebbe entrata in una tazza da caffèlatte. Per 60 € a testa vorrei uscire sazio.
Posto da piacioni, ideale per portare a cena fuori una donna a dieta.