La Piazzetta, Montevecchia LC [7.3]

La salita che porta a Montevecchia è molto conosciuta dagli appassionati di ciclismo: in molti si misurano le coronarie sui 2km quasi verticali che portano in cima al monte, con strappi secchi del 19%. Non è marcata tra le grandi salite da Giro d’Italia perchè per le macchine umane che pedalano in quella competizione è troppo breve: anche i passisti riescono a tenere le ruote in quei pochi minuti; o seppur perdono, non son distacchi che no possano essere recuperati nella discesa successiva, o nel primo dritto con il gruppo lanciato a 60 all’ora.
Per fare la differenza ormai occorrono erte di oltre dieci chilometri, con pendenze omicide: lo stesso Stelvio non è considerato decisivo, non ostante la teoria sterminata di tornanti e l’altitudine del valico, appena sotto le trippe della luna.
Ecco, basterebbe questo per far capire che Montevecchia non è una collina morenica: anzi i ghiacciai l’hanno lasciata lì com’era, magari incidendone i fianchi ma non modellandola nei suoi circa 500 metri di altitudine… c’era un film che diceva che a 500metri una collina diventa un monte.
Eppure la vista che si gode dal balcone di Largo Agnesi è quello di una montagna vera, tanto che Walter Stuerz, dal nome infallibilmente altoatesino, dice che panorami così non ce n’è se non dalle parti del suo paese natìo. Ma non temere, la cucina della Piazzetta non ti infliggerà ardite composizioni contaminate, piatti meticci, sapori fusion e preparazioni cross-over: qui si chiama Brianza, e Brianza avrai con l’unica eccezione del shutterbrot, il pane scuro e croccante aromatizzato al cumino che solo in AltoAdige – dice – sono capaci di fare.
Walter ha l’ossessione della ricerca, sia nelle materie che mette a disposizione del suo giovane e capace chef Riccardo Crepaldi sia nelle bottiglie che propone nella sua cantina: piccole produzioni d’elite, rarità, evenienze quasi misteriose di una passione lunga una vita.
Vedi come sono i nervetti di vitello da latte serviti con un gnocchetto di semolino per appetizzer: gelatinosi addosso al croccante, con le stelline agre della cipolla fresca.
Per raccontare questa Tavola in realtà basterebbe il piatto di variazioni di maiale. Ci sono gli arancini (cubici) con la borroeula, una specie di pasta di salame ma di consistenza setosa grazie alla lavorazione esclusivamente manuale. La polenta di Storo con l’intensa e scorbutica mortadella di fegato, da usare con circospezione per la vastità del suo gusto. La costina laccata al miele. Il guanciale con il sedano: sapori che sono come rintocchi di campana, squillanti e persistenti, conficcati a mezz’aria tanto da riacoltarli a lungo.
C’è il salmone con le puntarelle e un letto di alfalfa fritta, pane di segale e birra. Curiosa l’architettura a gradini del piatto, con i colori che si susseguono fino al pesce, riappacificandoti con una referenza veramente abusata e maltrattata. Delizia vera per i ravioli di coniglio e cavolo nero, crema di topinambour e fondo bruno. Gran combinazione, che ti parrà facile: in realtà una vera acrobazia tra sapori che se trattati fuori misura sarebbero facilmente stucchevoli, e invece.
Gran pacca palatale grazie al cannellone di baccalà con gratin e salsa di pomidoro, venato però di una certa grossezza.
Tra le pietanze la sella di capriolo con frutti di bosco ti consentirà di scrivere una rarò più per questa combinazione selvatico dolce, sfruttatissima ma con poche fortune, che qui vola di giustezza, orchestra e coro.
Imperdibili i gelati, per i quali da queste parti c’è una vera e propria cultura: buono questo di castagne con due gocce di mosto cotto, e via.
Tra i dolci questo budino con salsa di cachi, meringa e sfoglia di cioccolato nero.
Com’è una sera alla Piazzetta? Prendi il tuo posto, ascolti la voce serena di Walter, mangi i piatti della sua cucina, sempre accordati su pochissime note: selezionate, esatte, racchiuse in una bolla di semplicità che nasconde verità molto più articolate. Bevi bottiglie che non troverai facilmente altrove, soprattutto se vorrai provare le cantine di piccoli numeri qui attorno, autori in cerca di una DOC di là da venire.
Spenderai sessanta europei o poco più: la vista sul mondo è inclusa.



11 commenti

  1. genny scrive:

    io vivo a 5 minuti da qui…e non ci sono mai stata…devo rimediare…assolutamente…

  2. Alberto scrive:

    Quoto genny. Rimedierò vista la vicinanza.

  3. Sabryli scrive:

    Provato sabato sera. Cena da ricordare per le bontà degustate!

  4. Nic scrive:

    Due precisazioni importanti:
    - il giro d’italia non ci passa perchè dopo aver scollinato ci sono 5 km di sterrato…
    - la buroeula non è “una specie di pasta di salame”; è pasta di salame e stop!

    • “e stop”?

      proviamo a sentire dal patron se è pasta di salame “e stop”. A me risulta che sia lavorata in modo diverso, per il resto vedetevela voi.

      • walter scrive:

        due chiarimenti importanti:
        -l’anno scorso il giro d’Italia donne si è fermati qui. C’era l’arrivo della tappa decisiva qui in alto….
        -la borruella che usiamo noi è una pasta di salame totalmente snervata a mano
        e stop!!!

        • lo sapevo, ma non mi occupo di donne e di ciclismo non mi occupo più da un mese, quando mi hanno rubato tutte le bici da corza…

          sulla borreula non mi picco di avere parola definitiva: ma se fosse pasta di salame si chiamerebbe pasta di salame, e sarebbe quella che conosciamo tutti. quella che invece servi tu, con quella lavorazione diventa qualcosa di diverso: dal punto di vista sensoriale èun’esperienza differente rispetto alla pasta-di-salame-e-stop. Questo intendevo scrivendo “una specie di pasta di salame” intesa come “una variante della pasta di salame”.
          Se invece con “e-stop” intendi che non c’è null’altro dentro, m’associo.

          • walter scrive:

            la borreula che uso io è pasta di salame di solo coscia (il macellaio dove la compro fa anche il salame usando solo la cosca….e per questo sia la borreula che il salame sono qualcosa di diverso)

          • Grazie Walter, ora è più chiaro.

        • Nic scrive:

          E vabbè dai … il giro d’italia donne ! … con tutto il rispetto per le donne …

  5. Nic scrive:

    Riletto il mio commento pare un po’ aggressivo… intendo dire che quel piatto avra’ di certo una lavorazione particolare, ma in brianza la buroela non è altro che LA pasta di salame fresca, nell’accezione piu’ nobile. Tradizionalmente alla macellazione del maiale, una piccola parte non veniva insaccata per essere consumata il giorno stesso o nei giorni immediatamente successivi per preparare per esempio il risotto. Che fame !

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