Capelli, Rivalta di Lesignano de’ Bagni PR [6.9]
Non perdere il gusto della scoperta: non perdersi dietro i consigli, il già visto già detto già parlato. Non perdere il gusto del nuovo, dello sconosciuto. Non perdere il senso del tentativo, magari da sparacchiare nel vuoto. Magari t’aiuta una di quelle mezze feste che sono tutti chiusi i “tuoi soliti”. Quindi vedi un cartello “Trattoria“, e svolti. Ha fatto neve, e il paesaggio è abbacinante: i contrafforti dell’Appennino parmigiano abbagliano. Rampi su per una stradina che bisogna non perdersi d’animo, che va restringendosi ad ogni curva: ad ogni precipizio, ad ogni salita. Le case sparse sono piantate a grappoli qua e là, e si distinguono per le ombre azzurrine, e per i fumini dei comignoli.
Sulla gobba di un colle un borgo dice “Corte Capelli”. Il cancello è aperto, ma per trovare l’ingresso dovrai ravanare un po’ perchè non abbonda di indicazioni: è al secondo piano, e per incontrare l’Oste che ti dia licenza dovrai varcare un po’ di porte come se fossi in casa sua, che quello pare. Otto tavoli e un camino, e una sala vetrata con altri qualcuno: è tutto il posto della Trattoria, ma servito di tutto punto incluso di qualche ingenuità, come la formaggera a forma di forma di P.Reggiano, direttamente dagli anni settanta.
Cucina tradizionale al grandangolo: c’è tutto della tavola ducale, nulla escluso. Mentre tenti di decidere tra le decine di proposte, manovri le pagine dei libretti a menù e scopri che c’è tanto di più dietro: affinamento di salumi nella propria cantinetta, selezioni arcigne di formaggi. Una carta dei vini monumentale nelle dimensioni: per quantità, con tutta l’Italia ben rappresentata, magari con titoli tranquillizzanti ma vasti, e qualcosa anche da fuori. Ma soprattutto per intenzioni: ogni vino è corredato di un’ampia scheda organolettica che ti consentirà di scegliere con calma e ponderatezza. Perchè di calma ne occorre, visto il ritmo decisamente rilassato degli arrivi.
Poi con il “completo” di salumi davanti dimentichi tutto, perchè sono milioni di anni che non ne avevi di tal fatta e tutti insieme: una culaccia deliziosamente morbida, un prosciutto dolce e ben asciugato di stagionatura, una pancetta dal lardo che pare burro d’alpeggio, un salame ancora fresco ma già vibrante. Polenta fritta benissimo ad accompagnare.
Primi come se diluviasse: tortelli di erbetta tra i migliori, ricchi di una ricotta di eccezionale impatto. Vaporosi i gnocchi di patate, pur sopraffatti dall’opulento soffritto arricchito di funghi. Smisurata la porzione di tagliatelle con il sugo di fagiano, che pagano la mantecatura preventiva con il P.Reggiano. Certo, fa godurioso il piatto, ma appanna il sapore del volatile che vorresti bello integro e diritto. Ma in genere, due spanne al di sopra della media della trattoria della domenica per architettura e per riuscita.
Un’appoggiatura sui secondi, che pare caratterizzare tutti i locali di cucina tradizionale dell’Emilia Est: le lunghe cotture indifferenziate, le basi verdure-soffritti-burri mitigano le individualità e infliggono una cartonatura alle pietanze da cui si dovrebbe sfuggire, pena appiattimento.
Dunque viene meglio il galletto, più morbido al prezzo di un uso smanicato del burro, della lepre: saporita sì, ma davvero eccessivamente cotonata. Entrambi presentati alla “nostra cacciatora” come il resto del cortile e qualche pezzo di selvaggina.
Bella batteria di dolci, con lo spesso zabajone con le visciole a far da chiusura, conto all’onestà (sui 35 talleri) e servizio assai laconico.
Questa Tavola in realtà è già ben commentata in folio e in digitale, e non potrai raccontare di averla scovata nelle budella del nulla: ma ci sei arrivato a caso e t’ha detto bene.
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![Immagine 018 [800x600]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/Immagine-018-800x600-400x300.jpg)











Trattoria nascosta e completo di salumi: cosa vuoi di più dalla vita?
Forse lasciarmi andare a leggere le varie schede dei vini.
Peccato che l’Appenino parmense non sia nell’agro romano :)
Bella recensione!
hai ragione non è facile trovare un piatto di salumi come si deve, neanche nella patria dei salumi buoni…concordo anche sull’appiattimento dei secondi nei ristoranti dell’emilia…va beh faccio prima a dire che sono d’accordo su tutto. :)
gli è che le nostre “resdore” hanno l’abitudine alle precotture: estenuanti, ma soprattutto troppo troppo anticipate. vero è che la tradizione si porta dietro questa idea della preparazione indifferenziata, ma la carne a bocconcini poi risulta ineluttabilmente cartonata. mi sa che un po’ più di apertura verso le innovazioni tecnico pratiche aiuterebbe…
Sig. Caffarri cosa intende per carne cartonata? Asciutta, stopposa?
Grazie in anticipo per la risposta.
COme la faceva mia mamma: asciutta al punto di diventare filacciosa, e che quindi richiede poi sughi reboanti per essere “ammollata”.
Siccome poi non sapeva resistera all’ansia da prestazione, iniziava a cuocere il coniglio, o il pollo, 10 ore prima del pasto, con ineluttabili risultati: masticabilità prossima a quella del cartone da pacchi.
Risposta super celere, grazie. Quindi parla di cotture lunghe, ma non in umido tipo ragù; in quel caso il risultato dovrebbe essere l’ opposto a quello da lei descritto, giusto? Sono le stenuanti rosolature che dovrebbe ridurre la carne così, o sbaglio? Saluti.
più di tutto, in quelle situazioni che le donne di casa chiamavano “il rosto”. Anche se a dire la verità trovo spesso cotture in umido che regalano carne di non specchiata morbidezza, o perlomeno al di sotto delle aspettative di morbidezza… Per fare un esempio, gli stracotti sono una parte marginale – quando esistono – della ns proposta di pietanze.
Oppure il lesso, che da quando ogni famiglia ha accesso ai tagli nobili, è diventato l’improponibile girello, bello magro e asciutto, e immangiabile. Al posto della suora o del del doppione…
ERRATA CORRIGE : “stenuanti rosolature che dovrebbe”
estenuanti……dovrebbero.