La Brioschina, Milano [6.6]
Ti trovi a passare tra i navigli da non milanese, e la sensazione è chiara: c’è tutta questa ferrosità operaia che si muove ad un ritmo diverso, tra gli asfalti e gli opifizi. C’è questo senso di trasformazione manovale, tradotta in un parlato che non è nemmeno pittoresco tanto deve ancora diventare antico: un fluire lento e inattuale, ma non del tutto dimenticato. Come quando si schiva di poco una vecchia officina con l’insegna dipinta a mano ormai sbiadita e dilavata. Dice OFFICINA e non altro, e non c’è nessun genio del marketing che si lambicca le meningi per dire che quell’officina è un’officina, ma senza dire che è un’officina.
Si sta meglio, nella petroleosa Milano, dalle parti dei navigli bisunti e lanosi, perchè ti consente di pensare più lentamente. A quell’insegna, “Il Fiore de Navigli” dove un vecchio locale è stato ripreso a vita da Edoardo Ruggiero e la sua squadra, in modo talmente esatto che sembra fatto con il Lego.
La carta è ampia e dipinta a colori i più varii: vorrai affidarti alla Degustazione, che è opulenta e graziosa all’addizione. Tanto da iniziare con un singolare appetizer, cappelletti di canocchie con crema di zucca, ricco di due temi che t’accompagneranno: l’acqua e la terra, la zucca, tanta, rivista in cento modi.
Giunge l’insalata di ricciola e funghi, a rischio di banalità conclamata è invece raccontata con una salsa delicatamente piccante ben disposta, e le erbe croccanti e non futili. Le crocchette di zucca con crema di zucca e caprino tornano già sull’argomento, in versi più rettilinei che monocordi. Fritto perfetto.
Il colpo di fulmine della serata è riservato ai tortelli di zucca con cioccolato e peperoncino, deliziosamente osè ma intrigante.Forte, diretto, potente, impegnativo ma centrato. Godrai il gesto di oculata attenzione dei bicchierini di Albana di Romagna Passito, a complemento della pietanza.
Non altrettanto aerea la realizzazione del risotto zucca e gorgonzola dolce: un filo di maniera nel racconto e nessun brivido. Sulla linea anche il coniglio in porchetta con patate e peperone in cui il rumore vince sul nitore con la bislacca farcìa e sapori un po’ di qua e di là. Una piccola assiette di formaggi farà il seguito.
Un pre-dessert di cioccolato bianco con uvetta anticipa un’antifona ancora dedicata alla zucca: mousse e crema di zucca con granella. Le papille stordite da tanta zucchità restano perplesse.
Bravissimi i giovini che si occupano della sala: servizio di classe superiore per il sommelier, anche per la competenza *sui* bicchieri trattati. Fuori norma il caffè, servito nella saletta con la rabajada, post prandium assai calorifero di tradizione.
Vini cercati e proposti con ricarichi adeguati all’allure del locale.
Cucina già ricca di potenziale, e non priva di qualche momento di spiccata personalità: vale la pena di considerarne una prossima, valevole evoluzione.
Per 50 euri la degusta, all’incirca la carta.
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![La Brioschina, Milano [6.6] +la brioschina - milano002](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/+la-brioschina-milano002-400x299.jpg)















Qual è l’unità di misura che rileva la distanza tra [6.6] ed un “miracolo”?
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/miracolo-sui-navigli/2114574
uno “zic”?
:)
Meglio, forse, nel caso…. uno “zuc” ? ;-))
Come mai, come si evince dalle foto, tra i tanti colori che la tavolozza della natura mette a disposizione, sembra in un certo qual modo predominare il giallo ocra?
che domande… zuccone! :-)