Vialone alla parmigiana con aceto fortificato e semi di papavero
La risina in bianco era la minestra di quando ero malato. Non con mia mamma, che da malato mi faceva il minestrone a pezzi. Cioè: da sani si mangiava il minestrone passato con le crostine di formaggio e il riso, da malati il minestrone con i pezzi e senza il riso. Quello che colpiva il mio olfatto e il mio palato rinchiuso in una dieta monogustativa era la differenza: stessa roba, ma da passato e da spezzettato aveva un sapore diverso. Anzi, addirittura il profumo era diverso, ma così diverso che ancor oggi se mi fermo a pensare riesco ad evocare i due differenti aromi redolenti per le stanze di casa.
Appena divenni padrone di una cucina mia trasformai il piatto da malato in una frettolosa risina barzotta, scolata dall’acqua e condita di malagrazia con il burro e il parmigiano. Non è così che si fa.
La versione domenicale è forse irriverente rispetto alla pletorica ricetta originale: ma visto che si cucina in divenire ecco la mia.
Il brodo si ottiene con una cipollina, una carota piccola ed una costa di sedano, fatto andare a fuoco lento per due quarti d’ora. Getti il riso, una bella qualità della premata riseria De Tacchi, e fai cuocere poco, diciamo cinque o sei minuti. Scola via dal bordo il brodo in eccesso aiutandoti con il coperchio e preleva le verdure: poi aggiungi il brandy e lascia sfumare per un minuto ancora.
Trai dal fuoco, aggiungi il formaggio e il burro, bagnando di brodo recuperato se s’appezzotta troppo.
A parte hai fatto andare l’aceto balsamico: io ho usato una versione commerciale di bassa forza, da supermercato. Aggiungi il miele e la cannella, e lascia ritirare a fuoco levissimo finchè non si formi una caramello quasi catramoso, dolce ma dal profumo ancora intensamente acetico.
Nel piatto spandi il riso bianchissimo, e ricava nel centro un vulcanetto, che riempirai con il nero mellifluo. Cospargi di semi di papavero e di coriandoli di culaccia fatti critallizzare in forno a 50° per non meno di 30, 40minuti.
Nei bicchieri lo struggente Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore “Vigna delle Oche” della Fattoria San Lorenzo.

![Mattias, Livigno SO [8.6] Mattias, Livigno SO [8.6]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/mattias-034-800x600-150x150.jpg)

![IGT Maremma Toscana Bianco “San Martino” – La Busattina2007 [7.2] IGT Maremma Toscana Bianco “San Martino” – La Busattina2007 [7.2]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/la-busattina-san-martino-2007-150x150.jpg)






questa ricetta mi ha eccittadda o meglio……………. sconvolta nel senso più positivo del idioma, ovvio. più’ che una ricietta è un racconto di sapori de vida. hai vinto stefano non posso resisterti. dai, seriamente arrivo in etialia per studiare lingue conosco (chi sai tu per caso) eppoi giornasliti de food, scrittori, cochi e coche. che!! rischio de perdere la mia 42?? noooooo
besitos
se solo sapessi che cosa è la cuclaccia potrei quasi quasi provare
uff. sempre con il fucile puntato eh.
Ho provato la tua ricetta. Giudizio? Ottima.
Esalta veramente il classico risotto al Parmigiano.
Ahimè non ho usato la culaccia, ma anche senza aveva un suo perchè.
Mi piace molto anche il modo di riportare la ricetta, con la lista degli ingredienti in basso e la descrizione del procedimento in forma narrativa.
Grazie mille. Bella storia sapere che qualcuno sta provandola…
Grazie per la citazione.