Agriturismo Pedras Rujas, Posada NU [6.2]

 

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Lo scoprirai solo dopo, che c’è tutta un letteratura sulla gastronomia agrituristica sarda: nelle aggregazioni partecipative in Rete trionfa una critica piuttosto tagliente nei confronti dei cosiddetti “porcettifici”, luoghi cioè di stretta monopietanza.
Del resto la vacanza media sulla costa Sarda è una settimana, massimo due: il turista viene, azzanna e va. Omologazione nelle costruzioni sulla costa, e omologazione nei piatti.
Di certo Gianpaolo e Laura hanno spostato altrove il senso del loro luogo, da trovare arrampicandosi per un’impervia stradetta, e della loro stessa concezione di accoglienza.
Niente icone della bella civiltà contadina, niente dolcificante negli spigoli della vita rurale, niente spighe secche alle pareti, niente cestini di vimini in giro: c’è la rustica vita agricola, con mani callose e braccia nodose, ed anche una certa ritrosia ad annettere nuovi ospiti alla struttura, sopra tutto nell’altissima stagione delle folle itineranti.
Allora tutto quello che s’ha a casa è prodotto in casa: dalle olive al maialino.
E l’accoglienza genuinamente popolare allestita su un tavolaccio nell’impronta di un nuraghe con il fuoco e le  braci accese te lo comunica subito: fittissimo il sapore delle piccole olive da olio, preparate in salamoia. Mentre ruota il porcetto sullo spiede, hai lardo, lonza e salsiccia affettati a coltello, con il pane carasau. Il migliore che è possibile trovare, dice Gianpaolo.
Scorre il vino rosso di Dorgali in bottiglioni da due litri, fresco di frigo e di beva, ad irrorare i palati impegnati in fiera opera.
Menàto alle tavole imbandite in cortile, avrai buoni ravioli di ricotta ovina (ottima) conditi con il sugo di pomodoro. Sodi e polputi i malloreddos fatti a mano, arricchiti da carne di pecora, agnello e maialino.
Sacrosanto il porcetto, cotto alla perfezione e dolce negli aromi della terra, servito a volontà.
Chiude la crema aromatizzata con caramello all’arancio e sebadas.
Dunque menù liturgico, ma un’anticchia in più di carattere per la sobrietà della presentazione e per la verità dei cibi: ma in piena corrispondenza di un’aspettativa priva di qualsiasi brivido e qualsiasi volo.
Ci vogliono 30 euri a testa: non un dramma in assoluto, rotondi se consideri la situazione: menù fisso a tempi fissi uguale per tutti, servizio senza salamelecchi e vino di vascello.
Potrà poi capitare che il gatto abbocchi il topolino, tre metri più in là: ma è la campagna, bellezza.

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