Minicrazia digitale, ovvero il mio primo eBook

 

Scrivo da quando ho cinque anni. Scrivevo da per tutto: sui biglietti del tram, sulle locandine, sui bicchieri di plastica. Poi crescendo: sulle cartelle di scuola, sui diari, sul retro dei volantini distribuiti dagli studenti prima delle assemblee.
E ovviamente sui fogli protocollo: e facevo avvelenare gli insegnanti perchè scrivevo solo la bella, quasi senza correzioni.
Poi ho continuato a scrivere, con un Commodore 64: con qui flopponi grandi come Long Playing. Scrivevo di tutto: romanzi, racconti, versi, canzoni, storie, storielle, favole.
Qualcuno perse tempo a leggere quelle parole, qualche manoscritto finì sul tavolo di qualche editore: da lì direttamente nell’archivio verticale.
Il cestino, il miglior amico dell’uomo.
Poi vennero i PC, e la scrittura divenne un’urgenza incombusta: e le parole si accumularono alle parole. Vennero i blog, e qualche lettore in più, qualche sconosciuto non certo armato di compiacenza: e le parole finirono su altri tavoli, alcuni illustri.
Ma la carta non era destìno di quelle parole: ad evidenza.
Quelle parole stanno bene tra i pixel, dev’essere qualla la loro dimensione: che là qualcuno ha piacere di leggerle, qualcuno no. Ma nessuno potrà mettersi tra le parole e quel signore laggiù, che preferisce perdere una mezz’ora di tempo a leggerle piuttosto – che so – potare il viburno. O la ragazza con gli occhiali in ultima fila, sul treno per Yuma, la mattina presto.
Nessuno deciderà che stampare quelle parole è un investimento a fallimento di mercato, perchè le parole ora sono fatte di pixel.
E non costano nulla, se non qualche altra diottria all’indegno autore, in questa notte troppo fredda anche per un mezz’autunno.

Tra pochi giorni da queste parti, la prima raccolta di racconti che assomigli ad un libro pubblicato. Si chiamerà Frammenti.

Li ho scritti io.

Frammenti

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15 commenti

  1. v. scrive:

    giubilo e attendo.

    Buon sabato

  2. gianna ferretti scrive:

    Attendo anch’io, grazie.
    ciao
    Gianna

  3. enofaber scrive:

    Era ora, finalmente. Non vedo l’ora di poter leggere i tuoi Frammenti. Attendo

  4. vittorio scrive:

    ma allora è vero…sei uno scrittore!

  5. Giuliano scrive:

    Chetelodicoaffà!

    Attesa breve please!

  6. christian scrive:

    ..waiting for FRAMMENTI..

  7. lino c. scrive:

    un’altra pagina, altro percorso, altro traguardo, tanti Auguri.

  8. Luca Amodeo scrive:

    Il libro proprio mi mancava…

  9. bucanero scrive:

    Mhh, interessante…
    attendo con somma curiosità…

  10. fantapalli scrive:

    Attendo anch’io sul treno per Yuma! E sarò lieto di consumare qualche diottria come tuo lettore!

  11. luca ferraro scrive:

    attendo con ansia!

  12. un investimento a fallimento di mercato scrive:

    «Conosci Marcel Proust?» «Il tizio che insegni tu?»
    «Sì: scrittore francese, perdente assoluto. Mai un lavoro vero, amori non corrisposti, gay… passa vent’anni a scrivere un’opera che quasi nessuno legge (ma è forse il più grande scrittore dai tempi di Shakespeare). Comunque, arrivato alla fine della sua vita si guarda indietro e conclude che tutti gli anni in cui ha sofferto sono stati i migliori della sua vita. Perché lo hanno reso ciò che è. Gli anni in cui è stato felice, invece? Tutti sprecati, non gli hanno insegnato niente». (dialogo da Little Miss Sunshine)

    • fai pure con comodo, eh! scrive:

      :-)
      quando aggiusterai la grafica dei link
      rendendone automatica l’evidenza sarà sempre troppo tardi… vabbé dai, ci passo sopra giusto perché è festa: sono link mai un lavoro, un’opera e ovviamente Little Miss S.

      *indulgenza critica che termina qui*

  13. Intanto un interventino manuale. intanto che l’ingegnera si dia daffà ;-)

    [però, non male come triade: Scespir, Prùst, e io.]

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