Sport estremi | La sottile linea del disgusto

 

Ecuador

Goswami era un buon diavolo. Guidava il pulmino noleggiato per girare a  mio modo il Rajastan: in quel tempo in India non era dato di guidare la macchina da sè, e il prezzo dell’auto era comprensivo di autista. Goswami era un buon diavolo, e parlava un passabile inglese: non dico amici, ma in due settimane si era creato un clima cameratesco. Rideva del suo sorriso bislacco, miracolosamente riparmiato dal betel, quando tentavo di assaggiare i pestilenziali peperoni verdi che costituivano la sua colazione: tanto piccanti da farmi luccicare gli occhi. Ricordo perfettamente la sua espressione quando gli dissi che noi si mangiava gli asini. Non ci credeva. Donkey? e faceva il gesto delle orecchie. Già lo avevo tramortito con la notizia dei conigli e dei cavalli, ma ai ciucci non resse.
Doveva essere più o meno la faccia mia quando un altro autista – di cui non ricordo il nome – incluso nella macchina in Myanmar mi condusse al mercato di Pagu per farmi apprezzare le specialità locali. Cavallette caramellate, no grazie.
O il ristorante di rettili a Surakarta, dipinti con mano alquanto naive sui muri della casa: grossi cobra arrotolati su se stessi. Una specialità. E i cuy, roditori simili a cavie che a Banos – Ecuador – arrostiscono allegramente sullo spiede?
Eppure a leggere la Repubblica, che a sua volta legge Virtualtourist, pare che ci sia ben di peggio: inimmaginabile il festino di polpi vivi che appassiona i coreani, le larve di falena croccanti o il mortale Lutefisk. Ma la cosa che fa strano è che per l’altra metà del mondo, gli Skifidol siamo noi, con asini e piccioni nel tegame…

Gastronomia baluardo del relativismo?

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6 commenti

  1. Mitì scrive:

    Come si dice, de gustibus ecc. Però in certi paesi potrei decidere di soggiornare solo in previsione di una dieta ferrea ;-*

  2. Lizzy scrive:

    Relativismo? direi proprio di sì. Ancora non mi sono ripresa dallo choc della cena a base di insetti allestita al Museo di Scienze Naturali di Brescia…solo a vederne le immagini mi è venuta una voglia irresistibili di diventare vegetariana.

    L.

  3. Dan scrive:

    Ho superato molti tabù, e spesso con piacevoli sorprese; le cavallette per esempio non erano male “cotte” in polvere di peperoncino, o l’iguana e alcuni serpenti. Ma i ragni no. I ragni grigliati, quelli proprio no!

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