David Grossman, Il libro della grammatica interiore [6.8]

 

gros-intDavid Grossman è uno di quegli autori che senti familiari, senza un fondato motivo. Dev’essere per quella sua attività giornalistica, per cui lo senti citare frequentemente nei contesti più varii. L’ho scambiato per anni per un esperto di finanza, un economista, un politologo, un esperto di strategia, e forse Grossman è proprio tutto questo.
Fatto sta che mi sono trovato tra le mani questo romanzo alla fornita libreria del traghetto, ed ho iniziato a leggerlo nelle peggiori condizioni: folla, sonno, rumore. Sprofondando subito nella prosa liquida e proteiforme di Grossman. Gran narratore, gran affabulatore, mòtile nelle ambientazioni, flessibile nei registri.
Sceglie una narrazione complicata: da dentro la testa di un adolescente. Un adolescente del tutto particolare, tra l’altro isrlaeliano di religione ebraica, e negli anni sessanta: curioso antropoligicamente e storicamente, pieno di tasselli da incastrare in quel gran rompicapo della questione del Medio Oriente. Ma la scenografia è poco più di un pretesto, perchè Aharon potrebbe essere americano, italiano, turco. Cambierebbero gli odori, non la drammaturgia che corre inflessibile sulle ali dell’assurdo.
Assurdo per un adulto che parla nella testa di un adolescente che non vuole diventare adulto – o non gli riesce – costruendo un muro invalicabile con mattoncini fatti delle quotidiane incomunicabilità con i genitori da un lato, visti come pachidermi intellettuali, e con i suoi compagni di merende che invece crescono, cambiano. Vìrano, sporcandosi della vita vera.
Innervosisce, la lettura de “la grammatica”. Come sanno innervosire gli adolescenti: strambi animali che non controlla bene le parti terminali dei loro corpi, come se fossero più lunghi del sistema percettivo.
Innervosisce anche la scelta stilistica – ed è questa la cifra di maggior spessore – di raccontare sempre i fatti di sponda, come se ne avvertisse solo l’eco e non la sorgente, ricamando punti interrogativi.
Non è un libro facile, soprattutto nelle ultime cento pagine quando le domande fioccano a mitraglia, numerose, affollate, ansiogene. Il lettore resta appeso ai quesiti, sempre più numerosi, sempre più aperti, in attesa delle risposte: fino all’ultima pagina, quando non ne avrà alcuna.
Per padri dai nervi saldi, imperdibile. Per il resto del mondo, faticoso, a tratti impervio.

Vedi Anche Se Ti Piace

share retweet
 

2 commenti

  1. GIANNA scrive:

    UN COMMENTO/RECENSIONE PERFETTO. CONDIVIDO IN PIENO

  2. Mi fa piacere. Parlare dei grandi è sempre… impegnativo!

commenta

*

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.