I Marchesi, Ceparana SP [6.3]
Il viaggiatore che si trova in Liguria per affari gode di una speciale sinecura: non è costretto a rammollirsi sulla costa, girando le spalle alle brevi ed incombenti montagne. E’ una colpa che marchia a fuoco le torme di turisti rei di ignorare un patrimonio paesaggistico e culturale forse impervio, ma di certo ricco e sfaccettato, e fatto dalla storia di uomini comuni.
E’ via selvatica, quella dell’interno ligure, tanto che in molti moltissimi sono scesi a riva: lasciando intatti – se vuoi un po’ diroccati – veri e propri gioielli di vita vissuta, quotidianamente, modestamente, senza le grida e l’alterigia dei potenti. Issandosi verso Bolano – dalle parti del cocuzzolo di Vezzano Ligure – attraversi il piccolo centro di Ceparana. Fulminato dall’architettura modernizzante della chiesa nuova, conserva un edifizio che pare tratto di peso da una china di Escher. In uno degli anfratti a piano terra del complicato palazzo – attiguo alla chiesetta padronale – un locale rusticamente curato. O per dire più esattamente, dalla accurata rusticità. Apparecchiatura con la carta gialla, menù a voce, bottiglieria e vini al bicchiere. Soffitti a botte e a crociera, e tappeti ad ovattare le ricche conversazioni del mezzodì, quando la frequentazione è piuttosto ampia. In bassorilievo: UTILE DULCI. Orazio, “unire l’utile al dilettevole”.
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Arrivano bruschette fatte con l’ottimo pane di casa, rustico e poco salato, di grana grossa, per attrezzare l’ospite al pranzo. Colori densi.
C’è spaghettini con ragù di cozze, proposti con una gran mantecatura: burrosi e appetitosi, ma pagano il fio in pulizia dei sapori. Il fallo è lieve, ma è fallo di confusione, pur a fronte di una cottura prossima all’esattezza.
Il coniglio ripieno con patate risente di qualche approssimazione: un po’ molle, nocciuole incluse, e non ostante le patate verissime al forno.
Tra i dolci il pingue bombolone caldo con crema chantilly fatta al momento, per la verità piuttosto impegnativo.
Il caffeino – buono sì – è servito con palline di cioccolato Valrhona conclude un pranzo robusto, dai sapori vigorosi anche se non particolarmente forbiti nella grammatica, anzi leggermente crescenti di tono. Sazietà assicurata.
Attenzione: niente carta di credito per i 35 eurini che vorrai spendere per una sosta tutto sommato gradevole, anche grazie all’approccio rilassato e disincantato dei titolari, presenti in sala e in cucina.
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![I Marchesi, Ceparana SP [6.3] - Il Caffè I Marchesi, Ceparana SP [6.3] - Il Caffè](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/i-marchesi-ceparana023-140x104.jpg)
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![Scannabue, Torino [7.1]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/scannabue-150x150.jpg)
![Le Quai, Nice [6.2]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/cours-de-sayane-178x98.jpg)
![Due Cavallini, Mantova [7.0]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/IMG_6445-178x98.jpg)



mi par di capire una ristorazione a misura umana che pur limitata ad un 6,3 nella scala dell’ideale, ricompensa e gratifica il giusto. Insomma all’Orazio ” in medio stat virtus”,
ti dirò che gli ambienti con quella patina segaiola mi stanno un po’ sulle…forse m’ingaggia troppo quel versante goldoniano&tartufesco ad una incitazione di qualche esibizionismo scorrect o dada o diciamola tutta di pressante trasgressione alle imbalsamature di un clima artefatto,
in certi luoghi cmq del mangiar buono invece c’è un respiro più consono ad un esame di realtà e la vita che vedi scorrerti attorno la riconosci più verace più hegeliana più aderente alla giostra delle articolazioni umane
ps: il fine caf lo so, lo immagino da bosco e da riviera,nessuna limitazione
ps2: t’ho visto a commentare il sangiovese e quella luce birichina negli occhi dice tanto dice diverso da come scrivi e mi piace quel rivelare malgrado noi!
credo che la quantità di felicità che si riporta da un pranzo sia funzione integrata di tre fattori: la qualità del cibo, il benessere dell’ambiente, e l’entità del conto.
In questo caso dove i piatti mostrano qualche limite interviene la gradevolezza del locale, e la morigeratezza dell’addizione.
La capacità di offrire calm&relax fa parte di questo.
Dissenti invece sulla faccenda della “segaiolità”: non ostante sia un rozzo abitante del ventre della provincia, e nessuno mi abbia mai insegnato a sbucciare le mele con coltello e forchetta, ed abbia imparato quando ho doppiato l’età della maturità che non sta bene tenere i gomiti sul tavolo, mi sono sempre abituato molto rapidamente agli adattamente verso l’alto. quindi hai ragione sul fatto che si gode il riso fritto in piedi sul molo di Surat Thani, e si gode il servizio impinguinato del tresetuàldeparì.
:)
Oh le patate verissime.
Come si fa a friggere il riso in piedi? Come si impedisce che qualche chicco non si corichi nell’olio caldo?
il riso fritto si gode in piedi
:)