Wi-fu 5: Patrizia Signorini dell’Enoteca Cremona

Patrizia SignoriniPatrizia Signorini dell’Enoteca Cremona di Cremona apre una serie di interventi dedicati al ruolo, alla figura ed alla professionalità dell’enotecario.

Si presenti. Come, dove e perchè la Sua enoteca.

Enoteca Cremona nasce 12 anni fa come naturale espressione del lavoro di agenzia con distribuzione iniziato nel 1951 da mio padre, un toscanaccio fiorentino capitato a Cremona quasi per caso ma rimastovi poi per sempre per amore di mia madre. L’esperienza maturata in oltre 40 anni di selezione di vini e produttori da proporre al canale profesisonale della ristorazione si manifesta al pubblico privato nel 1996 attraverso la scelta mia e di mio marito di aprire una enoteca, un luogo quindi dove offrire quel patrimonio di esperienza e di conoscenza che nasceva non da un semplice commercio ma frequentazioni e collaborazioni dirette con produttori di tutta Italia. La scelta di privilegiare la proposta di vignaioli emergenti e di non seguire le mode del momento ha sin da principio caratterizzato Enoteca Cremona come un luogo di incontro, di curiosità e di conoscenza per il puro piacere di parlare di vino, di uomini e di territori.

1. Il mondo al tempo di internet è pieno di informazioni che riguardano il vino. Cosa chiede il cliente che entra in enoteca?

Con internet non si parla; si crede di conoscere e di raggiungere tutto quanto, ma manca l’uomo, manca l’incontro, il confronto, la bellezza del dialogo: tutto questo invece è racchiuso nel mondo enoteca, un mondo antico, se vogliamo, ma in realtà credo più che mai proiettato verso un futuro dove la comunicazione diretta è sostanzialmente quello che la gente vuole davvero. In enoteca il cliente è protagonista delle sue scelte; ha una idea sua, ma sempre chiede di essre ascoltato, guidato e soprattutto chiede che si dia una risposta al suo bisogno di avere, di apparire, di possedere, di sapere. Direi che il cliente esce felice per quello che ha saputo più ancora che per quello che ha comperato.

2. Cantine con la vendita diretta, supermercati con cantinette e sommelier a tempo pieno. Perchè l’enoteca?

Perchè l’enoteca è l’avamposto del produttore in ogni città, in ogni paese. E’ il chilometro zero per l’appassionato che vuole immergersi nel mondo del vino ed entra in enoteca così come entrerebbe in una libreria. L’uomo presente, l’enotecario che accoglie e racconta cosa c’è dentro a una bottiglia e dietro a una etichetta è un po’ come un Virgilio che conduce alla scoperta di un percorso culturale ed educativo che è importante, utile, e che vale per l’utente assai più di quello che gli costa. Il fatto è che la vendita del vino racchiude in sè tutta la sua cultura; è fatta di passione, di esperienza vissuta che viene riversata in un luogo ottenendo un effetto di crescita e condivisione sociale importante per il solo fatto che fa incontrare le persone. Le ricadute economiche sono evidenti: il produttore beneficia di una presenza costante in un territorio garantendo la reperibilità del suo marchio; il consumatore ha sempre qualcuno cui chiedere consiglio e che può soddisfarlo. Nessun progetto commerciale massiccio, nessun pur chilometrico scaffale di supermercato regge nel lungo periodo alla pazienza e al sacrificio ma soprattutto alla passione, alla flessibilità e all’inventiva dell’enotecario vero.

3. Abbinamento vino e cibo pare argomento di gran moda: qual è il grado di attenzione dei vostri clienti al piatto che sarà servito assieme al vino?

Diciamo che c’è un interesse non definibile semplicisticamente come “di moda” verso il cibo e quindi verso il vino che deve accompagnarlo. Non siamo ancora ad una attenzione consapevole verso il vino come alimento, ma sono stati fatti grandi passi avanti. In enoteca il cliente ha imparato che basta un poco di conoscenza non “accademica” per gustare a tavola buoni vini senza spendere un patrimonio. C’è l’occasione per stappare un sogno e c’è la quotidianità, dove sta maturando una coscienza alimentare nuova in cui il vino ha un posto proprio come tutto il resto. C’è molto da fare, ma la strada è tracciata: la qualità della vita cui oggi le persone aspirano comprende anche la bellezza del gesto di bere a pasto il vino giusto.

4. Scegliere l’enoteca per un regalo ad un appassionato, o per una occasione speciale. Verità o luogo comune?

In enoteca si entra per la prima volta per lo più per fare un regalo: se l’enotecario è bravo e riesce a dialogare con la persona, questa ritornerà per altri regali fino a quando comprenderà che la cosa più bella è entrare in enoteca per se stessi. E’ un traguardo non ancora raggiunto, ma siamo in cammino…

5. Infine: chi è il cliente dell’enoteca?

Non ho mai voluto che la mia enoteca diventasse una gioielleria o la versione tridimensionale di una guida: ho immaginato semplicemente un luogo dove tutti potessero entrare e sentirsi parte di questo mondo. Da me entrano molti generi di persone, meno magari quelli anche molto danarosi ma col naso all’insù…Entrano giovani, anziani, professionisti, operai, chi spende tanto e chi spende poco: il mio cliente è qualunque persona abbia rispetto e passione per il vino perchè il mio compito è capirlo e rispondergli, dandogli una buona ragione per ritornare. L’enoteca dunque è un luogo per tutti e gli enotecari lo sanno. Il pubblico di oggi, nonostante le tante sirene, ci sta dimostrando che è proprio così.
Indubbiamente l’impegno personale ed economico è enorme e oggi si cammina su una lama sottile, ma è una sfida imprenditoriale che merita di essere affrontata, magari anche gettando qualche sasso in piccionaia, nel senso di far valere la professionalità degli enotecari. E a questo proposito sono certa che la clientela che spinge le nostre porte, che ci chiama e che ci mette alla prova è più avanti di un sistema economico che ora come ora non ci rende facile la vita.



9 commenti

  1. Lucio scrive:

    Pensa un pò…io mi sono laureato a Cremona, vivendoci 6 anni…in musicologia ovviamente, essendo l’unica facoltà della meravigliosa e piccola Cremona. La sera mangiavo da “Brenta”, una osteria di via C. Aporti, adesso credo dismessa. Poi spesso anche all’antica “hosteria del Bissone” in Piazza Roma…(vicoletto)….dalla signora ci sono passato ed è proprio come dice lei alla tua 5^ domanda. Vero al 100%. Chiunque entrava nella sua enoteca ne usciva con un sorriso in più ed il cuore ricco del calore e dell’entusiasmo che solo gli ottimi vini possono dare. Grazie per questo stimolo ai miei ricordi.

  2. lino c. scrive:

    una delle persone che onora la categoria, (vinai ) enotecari
    che semina più di quel che raccoglie, in primis proprio da chi
    il vino lo produce, che non si preoccupano, del dove viene
    conservato, proposto, consigliato, con professionalità o
    meno, il frutto dei propri sacrifici e delle loro fatiche.
    Complimenti alla Sig. Patrizia anche se non sono di Cremona.

    Lino

  3. gianpaolo scrive:

    Ho lavorato in passato con la Sig.ra Patrizia e suo marito, e pur non lavorandoci piu’ per scelte aziendali diverse, posso testimoniare della grande passione e professionalita’, e sono sicuro che sono una vera risorsa per il territorio.
    Basta prendere l’esempio, per tornare dalle mie parti, dell’Enoteca Lenzi a Castiglione della Pescaia (GR), che ha letteralmente formato generazioni di, non solo consumatori, ma anche ristoratori del territorio. Come risultato, in quella zona della Maremma si beve mediamente meglio che in altre e se si va in qualche ristorante in zona e si vede una carta dei vini sensata, si puo’ sospettare che ci sia dietro il consiglio disinteressato di Marco e Luciano Lenzi.
    Quindi, enoteca come luogo di cultura del vino, a patto che l’enotecario ne abbia da trasmettere, come nei casi citati.

  4. giovanni scrive:

    Brava Patrizia, hai descritto molto bene cosè l’enoteca oggi. il ruolo di chi ci lavora, la tipologia della clientela, l’impronta che tu sei riuscita a darle. Complimenti
    Giovanni

  5. Val Tidone scrive:

    Lavoriamo con i signori Reggi da tanti anni, e possiamo testimoniare a ragion veduta della loro professionalità, passione, competenza e simpatia.

    Un passaggio dell’intervista mi trova particolarmente concorde: ” l’enoteca è l’avamposto del produttore in ogni città, in ogni paese. E’ il chilometro zero per l’appassionato che vuole immergersi nel mondo del vino ed entra in enoteca così come entrerebbe in una libreria”

    Un concetto illuminante, talvolta ignorato dal cliente finale, che ancora fatica a riconoscere il grande lavoro di ricerca e selezione che sono le fondamenta di ogni buon enoteca.

    Nicolas Rigamonti

  6. Silvana Biasutti scrive:

    Ancora una volta ho il piacere di leggere i pensieri sensati, intelligenti e lungimiranti di una persona (conosciuta a Siena, insieme a Ziliani) che lavora in modo colto, aggiungendo il proprio valore ai prodotti che vende.
    Mi ha colpito il parallelo tra vini e libri (concordo: anche i vini sotto la …copertina celano le reali qualità; anche i vini nascono e si fanno in un contesto culturale specifico) e l’osservazione con cui definisce il nuovo (crescente) interesse per il cibo (e i vini) qualcosa che va ben al di là della moda.
    Io credo che faccia parte di una serie di consapevolezze, non solo egoistiche, relative alla vera natura del cibo: siamo quello che mangiamo; pensiamo quello che mangiamo, eccetera.
    Grazie Patrizia per il suo lavoro!
    Silvana Biasutti

  7. gabriele scrive:

    ho conosciuto la Signora in tempi, per me, lontani, ero il maestro elementare di suo figlio … la ricordo come ottima cantante e l’ho rivista dopo qualche anno quando cercavo buoni vini per la notte di Natale…mi capita spesso di incontrare lei e suo marito per le vie della città ed entrambi non disdegnano mai un sorriso… la loro enoteca è un ottimo punto di appoggio per Cremona e per i cremonesi.
    complimenti…maestro gabriele

  8. fa piacere vedere apprezzato l’intervento di Patrizia. non è da tutti dire le cose senza retorica e con chiarezza.
    Particolare soddisfazione anche la citazione di Franco Ziliani sul Sommelier.
    Presto la seconda puntata.

  9. patrizia scrive:

    Non so se è d’uso ringraziare pubblicamente, ma non posso farne a meno. Ogni piccolo segno lasciato è importante nel grande viaggio verso la comprensione del proprio lavoro. Grazie di cuore.

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