Frammenti di una cosa olografica*
Le previsioni lo avevano detto: pioggia e schiarite. Dunque l’attesissimo fine settimana-con-vacanzina è finito in pezzi, con sbalzi di temperatura omicidi. L’impresa di gran lunga più rimarchevole è la scalata del Passo del Bracco 615mslm, ma qualche scoperta si è fatta.
La più grande emozione viene dall’incredibile Viasso di Walter de Battè, un vino vero e sincero dalla potenza travolgente: vero di una verità quasi commovente. Esaltante anche la visita alla Brinca, a Campo di Ne, una macchina da guerra di professionalità al servizio di una cucina di strenua ricerca: delle origini e dei prodotti.
Gradevole il Colli di Luni Rossi di Lunae Bosoni, meno calligrafico delle attese, e plausibile la sosta alla Campana d’Angiò di Peiro, anche se la routine fa capolino oltre la cortesia e la grande disponibilità. E il panorama, of course.
Una bevuta tutto sommato gradevole la Bianchetta Genovese di Parma, sulle note della pallida cucina costiera di U Limottu, a Moneglia. Assai più appagante la sosta di viaggio alla Trattoria di Porta Felino per una batteria di salumi-tortelli-arrosti di integrità filologica, magari con la fresca-frizzante Malvasia Ariola.
Ma lo spettacolo è la luce: quando è dato di averla.
Immaginala in questa immagine in bianco e nero: come dev’essere blu perchè il cielo abbia quella temperatura di grigio, e le righe della pietra siano così notide e scandite, come uno zumpappà ottocentesco di un’orchestra di centottanta elementi.
*E’ la quasi-citazione di un famosissimo racconto di sci-fi. Indovina quale.



Limottu non era all’altezza? Spiace, ne avevo una buona opinione, ma probabilmente mi condizionano i bei ricordi che ho di Moneglia.
Quanto al fatto che ti sia piaciuto il rosso di Bosoni, dai, non è grave, col tempo ti farai :D
L’Auxo, un 2006. Ho gradito una vena di rusticità, una punta di durezza che non mi aspettavo. Limottu? tavolozza organolettica di due sapori, tre con il limone. :)
Fragments of a Hologram Rose, di William Gibson (1977).
Dissento Bette. Secondo me la citazione è “Il tutto nel frammento” di H.U. von Balthazar: il suggerimento del genere è illuminante :))))
zumpappà :))))
“Look through her eyes (thinking, this woman hasn’t met you yet; you’re hardly out of A1)”.
Lei fotografa edifici come riprendesse pietanze.
Lunae Bosoni? bevuto l’Etichetta Nera, il vermentino, una bella sorpresa.
Frammenti di un discorso amoroso, Roland Barthes
Ah, frammenti di una cosa quantica…
stat res pristina nomine, nomina nuda tenemus
:))
Siete tutti troppo colti, per me. Io vengo dalla campagna, leggo Tex Willer e racconti cyberpunk in edizione economica…
e le marmotte incartano la cioccolata :))
Si, vabbene, ma non hai detto di quale racconto si tratta…
Quello di Bette:
“Frammenti di una rosa olografica” di W.Gibson, 1977.
Da Wiki
“Nel 1977 viene pubblicato Fragments of a Hologram Rose (Frammenti di una rosa olografica, compreso nella raccolta La notte che bruciammo Chrome). In questo racconto compaiono i primi elementi che saranno poi ricorrenti in tutta la produzione dell’autore: lo strapotere delle grandi multinazionali in una società dall’economia incerta, bande di disperati che combattono per le strade. L’unica fuga possibile è quella nel mondo della realtà virtuale, in mondi digitali simulati.”
Innanzitutto ho sbagliato a scrivere :))
avevo indicato “frammenti di una cosa quantica” ma si trattava di “frammenti di una rosa quantica”, me ne sono accorto ora…
Si tratta di un’antologia dei connettivisti, chi sono?
riporto dalla presentazione:
Il Connettivismo, secondo gli addetti alla fantascienza italiana, rappresenta bene la nuova generazione dello scrivere, caratterizata dall’interdisciplinarità del background culturale, e promette un rinnovamento della fantascienza stessa. La fantascienza trae spunto dalle teorie più estreme della fisica e dell’astrofisica (meccanica quantistica, teoria delle stringhe), dalle prossime innovazioni tecnologiche (reti globali, realtà virtuale, computer quantici), delle istanze del transumanesimo, coniugandole con gli slanci poetici del postmodernismo, del futurismo e di certe visioni olistiche. Ne risulta un cocktail di forte impatto artistico e culturale da cui sono nati romanzi e racconti eccellenti.
Ecco perchè l’avevo indicato, credevo che il legame con le innovazioni tecnologiche potesse essere valido…
Ma io sono di città e leggo Topolino (per essere precisi solo Grandi Classici di W. Disney)
@Caf A proposito di racconti cyberpunk, anche se non siamo proprio esattamente sul genere, hai mai letto La notte del Drive-In di quel geniaccio che è Joe Lansdale? Spiazzante.
Ho letto diverse cose di Lansdale, mediamente con soddisfazione. Drive In mi fa lampeggiare qualche allarme, ma la luce non si accende. Devo guardare sugli scaffali, I guess
E’ stato il mio scrittore dell’inverno. Divorato, letteralmente.
Se posso, In fondo alla palude è quello che io considero il suo capolavoro. ;)
E quello di v. #9, Caf, è l’explicit de Il nome della rosa.
Bette: per la precisione il *quasi-explicit* :)))
ciao a te e al padrone di casa (che, gentilmente e con grande stile, ospita i miei giochetti di parole simil liceali senza sbuffare)
:)))
p.s. “Se quelli non sono comancheros, mi mangio il cavallo crudo, coda, criniera e zoccoli compresi”
#19. roma e non rosa, eh?
#20. per tutti i satanassi, Tex Willer? *ride*