IGT Rosso dell’Emilia “Moro del Moro” – Rinaldini 2003 [8.8]
A me questa cosa è piaciuta moltissimo. Non c’è nulla di ortodosso in questo uso delle uve lambrusche: dimenticarsi il bicchiere beverino, frizzante e asprigno da schioccare la lingua sul palato: il “Moro” è altro. Ben altro.
Concentratissimo, bruno nel cuore e granato nell’unghia, esplode il tipico fervore pigmentato dell’appassimento: che è fatto di uve surmature passite in fruttaio. Sì, come l’Amarone.
Il riflesso che ricorda le essenze del mogano e del palissandro è seducente, il velo è persistente, la materia è grassa e quasi untuosa.
Il naso è reboante. La prima impressione – formidabile – è di frutta conservata, il ricordo nitido delle prugne california e dei fichi secchi.
Le marasche sotto spirito e curiosamente, castagne.
Anche l’assaggio è spesso: incipit liscio con progressione decisa, quasi verticale, fino ad un centro corpulento, con più polpa che muscolo. Passo molto marcato ma felpato, per il seguito, con un’uscita lunghissima, tenuta e animata. Pallide le durezze, ma plausibile la bevibilità. Giovanissimo, vivo tanto da scalciare. Alcoolico ma non spiritato. I detrattori delle pienezze lo troveranno inamabile a priori, ma affrontato senza pregiudizi sorprende: è buonissimo, per 20 euri.


Ieri ho visitato sulle colline di Scandiano la Tenuta Aljano. Cantina attrezzata che vinifica dal 2004. 7 ettari di spergola, 3 di Lamrbo e 6 di cabernet. Ha un spergola metodo classico e da vecchie vigne ferma molto interessanti. Molto giovane e con potenziale di 150.000 bottiglie. Ha le carte in regola visti i mezzi per diventare il riferimento del reggiano.
LA cantina Paltrinieri farà uscire il 24 ottobre un metodo classico di Lambro. Squisito, ma direi fantastico. Da giù di testa superiore ad Ancestrale Bellei Eclisse. Questo è il vero punto di approdo del Lambro.