I Vini di Veronelli 2009

 

veronelli

Non sono sufficientemente competente per discutere nel merito la monumentale opera della Veronelli Editore, ma sono abbastanza appassionato da sfogliarla con attenzione. Abbastanza da leggerla. Abbastanza da usarla. A volte sono d’accordo con le valutazioni, a volte no, ma questa non è una notizia: a volte riesco a non essere d’accordo nemmeno con me stesso.
Usare un volume come questo significa cercare informazioni, trovarne di interessanti e – ove possibile – metterle in pratica.
Una prima cosa mi sorprende: 17mila vini. E’ un numero enorme, soprattutto se i redattori sono solo due. Non ho potuto evitare di mettere mano alla calcolatrice: se Daniel Thomases e Gigi Brozzoni si dividono il compito e lasciano a Rocco Lettieri un mille bottiglie del Ticino, restano 21 assaggi e dispari al giorno tutti i giorni dell’anno, incluso Pasqua, Natale e Capodanno, considerando che non ci siano sovrapposizioni. E veramente un lavoro colossale, che non smette di impressionarmi.
Una seconda cosa colpisce: la “Veronelli” ha un approccio enciclopedico al di là del numero degli assaggi: le Aziende sono censite con dovizia di particolari anagrafici ben oltre la ragione sociale e i recapiti. Abbiamo la proprietà, la gestione, l’enologo, la superficie vitata. Poi le produzioni e le classi di prezzo. Anche il lavoro di segreteria è gigantesco.
I produttori sono classificati per località, in ordine alfabetico, senza tenere conto della provincia. Questa scelta è comoda per il lettore da tavolo, ma un ficcanaso viaggiatore come il sottoscritto trova più comodo vedere chi c’è intorno ad una località. Sono – per dire – a Melfi, vediamo chi c’è qui attorno, magari faccio un salto? Ecco, così non funziona.
Infine le valutazioni. Punteggi in centesimi, poi le stelle, e le stelle blu. E’  un sistema molto razionale, chiaro, inequivocabile.
Io però le parti che ho trovato più godibili sono le rare occasioni in cui i due Autori si lasciano andare a qualche commento più descrittivo, ed è allora che avverto oltre alla professionalità quella passione che mi coinvolge, e che mi invita all’assaggio. Ma di questo ahimè la “Veronelli” è assai avara.
Una nota sulla confezione: carta di qualità, rilegatura di pregio, con una bella costolona che rassicura per le prossime centomila consultazioni.

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10 commenti

  1. Rocco Lettieri scrive:

    Caro collega, buongiorno.

    Non so chi tu sia. Mi hanno passato questo link da leggere.

    Intanto grazie per i commenti che servono sempre in positivo e in negativo.

    Sul fatto che i “commenti” servono sono d’accordo con te; c’erano sino a due, tre edizioni scorse, poi si è detto dalla direzione che per mancanza di spazio venivano eliminate. Un errore madornale, io avrei eliminato alcune case vinicole facendo scendere il numero degli assaggi.

    Ecco qua ed è tutto.

    Un saluto e grazie se vorrai farti sentire: [***] Rocco Lettieri

  2. Stefano Buso scrive:

    Condivido l’analisi di Caffarri anche perché si evince che ha ”vissuto” questa pubblicazione e dispensa buone considerazioni, avulse dall’ovvio…Personalmente la guida mi piace molto, è ben documentata, chiara anche sotto l’aspetto grafico! Certo, tutto o quasi è perfettibile, ci mancherebbe…
    s.buso

  3. bucanero scrive:

    Come al solito dissento…
    Ma è credibile una guida con 17.000 dico 17.000 vini con 2 redattori 2 (ok, poi diventano quasi 3…)???
    Non parlo dello smaliziato, che alla prima grossa boutade dedicherà il giusto “spazio” alla guida in oggetto…parlo del lettore comune, o peggio, dell’ormai ex-appassionato come lo scrivente, sempre più distaccato e disincantato osservatore di questo mondo vino che sembra ogni giorno più dispersivo…

  4. Nel corso di una interessante conversazione uno degli autori mi ha confermato che i ritmi di assaggio sono infernali: giornate da 100, 150 assaggi sono cosa che mi fa tremare i polsi e le vene.
    Di positivo c’è che i vini vengono assaggiati davvero.
    Riguardo a questo io penso che dopo il decimo assaggio comincio a dubitare di ciò che accade alle mie papille, e dopo il ventesimo smetto di prendere nota.
    Vero è che stiamo parlando di professionisti allenati, esperti, abili. Se fossi un produttore però non vorrei mai essere il centesimo della lista…

    D’altra parte quando faccio cento kilometri in bici in genere rimango in stato neurovegetativo per almeno dodici ore: i professionisti fanno cento chilometri per scaldarsi prima di una cronometro.
    Per cui come sempre l’unica regola è provare.

  5. bucanero scrive:

    Beh, sarei ben lieto di provare… ;-)

  6. Basta prendere la bici e pedalare… :)

  7. bucanero scrive:

    Beh, io parlavo del vino… :)

  8. Stefano Buso scrive:

    - Caf, vorrei vederti a fare degustazioni in bicicletta…con certi Barolo, dicono che i pedali procedano da soli… :)
    s.buso

  9. eppure dicono che un bicchiere di buon rosso dopo l’allenamento ha un effetto eccezionalmente positivo…!

  10. bucanero scrive:

    Si, si…migliora la circolazione… :)

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