Strangozzi De Cecco mantecati al carciofo con ragò di fegato di coniglio

 

Fu Pappacarbone a sorprendermi: la sua cinematica carbonara di cozze era soda e ben tirata, e fatta con gli spaghetti De Cecco lavorati al meglio. Dunque, immediatamente si prova.
Direttamente dagli scaffali della GDO gli Strangozzi, dal catalogo Specialità Regionali: sono molto ruvidi e spessi, avvolti in gomitolini.
Dunque puoi iniziare coni carciofi, che devono essere privati delle foglie legnose, e tagliati senza risparmio dalla parte delle punte, poi taglia a spicchi. Metti subito al fuoco – prima che si faccian neri – con un trito di cipolla e fai andare giusto di sale per 15, 20 minuti. Passa al frullatore e rimetti nella padella ampia.
Nell’altra padella già ben calda, dove avrai fatto sciogliere un niente di burro,  metti i fegati di coniglio ben lavati e asciugati e falli rosolare per qualche minuto. Appena inizieranno a mostrare colore bruno sfiamma con un mezzo bicchiere di brandy. Rifinisci con una presa di cannella e una di paprika.
Preleva gli strangozzi lessati a metà e metti in padella con la salsa di carciofi, due pachino aperti in quattro e qualche foglia di prezzemolo intera: fai andare a fiamma alta per quattro, cinque minuti, bagnando con acqua di cottura.
Arrotola a nido e impiatta al centro di piatti tondi e fondi. Attorno il ragò di fegato, caldissimo. Sopra una nevicata di cacioricotta grattugiato in trucioli.
Accompagnalo con il prodigioso Weiss del Barone Widman, armonico ed arioso, e con sufficiente schiena per fronteggiare l’inagibile carciofo.

Strangozzi De Cecco mantecati al carciofo con ragò di fegato di coniglio
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