5 Questioni sul wi-fu: Andrea Alfieri

 

Andrea Alfieri è il front-man della compatta squadra del Sempione 42 a Milano: una Casa ancora giovane che sta disegnandosi uno spazio e un luogo nella complicata situazione della ristorazione di qualità negli anni del credit crunch. Per piccoli passi, ma con passione e convinzione.
Ha risposto alle domande di AdG a modo suo.

Grande crescita commerciale ma anche grande crescita qualitativa. Dopo la sbornia dei prezzi, gli scandali e le cantine piene. Dov’è arrivato e dove sta andando il vino italiano?
Credo che la direzione che sta prendendo il vino italiano sia quella di iniziare a pensare anche alla ristorazione e non solo alla vendita in grossi quantitativi .
Quindi c’ è una realtà di piccole aziende di medio alto livello che stanno uscendo e propongono finalmente un buon prodotto con un buon rapporto qualità prezzo che è importantissimo in questo momento di difficoltà sia per il mercato dei vini che per il mercato della ristorazione.
Adesso bisogna cercare di far capire alla gente che un vino non è buono solo perchè di una determinata cantina conosciuta e credo proprio che sia la parte più difficile vista la scarsa informazione che c è ancora nella clientela.

Cuochi superstar, cuochi in TV. Grandi personalità di spicco, ma ancora troppi locali omologati. Dov’è arrivata e dove sta andando la ristorazione italiana?
Fino a che nella ristorazione italiana il numero di ristoratori improvvisati supera il numero dei ristoratori che credono nel loro lavoro che investono i loro soldi, ma sa che andrà sempre peggio .
La gente, non tutta chiaramente, va ancora fuori a mangiare per nutrirsi e per riempirsi la pancia: lo dimostra anche la grossa affluenza che c’ è nei ristoranti di livello medio basso. Ovvero menù tutti uguali omologati, materia prima scarsa. L’ esempio più plateale sono le pizzerie: eppure la gente lì riempie a differenza, e faccio il mio esempio, di ristoranti con pochi coperti che cercano di proporre un cucina dignitosa spendendo tanto in materie prime di livello .
Poi per fortuna di realtà belle di ristorazione di buon livello l’Italia è piena, ma siamo ancora in pochi .

Continua a crescere il numero dei siti e dei blog dedicato al Wine & Food. Che c’azzecca l’Internet con l’enogastronomia?
Questa è una grande cosa sopratutto perchè ti da una visibilità grandissima .
Io ho aperto 2 anni fa e mi sono attaccato a Internet e dopo due anni posso dire che tutto il lavoro che mi è arrivato è sicuramente merito di Internet, e poi del passaparola. Il bello di internet e che ci si può confrontare, si può vedere il lavoro dei colleghi, si può discutere con loro e con i clienti appassionati di questo mondo e dell’enogastronomia.
Quindi ben venga Internet
.

E’ un fatto: c’è la legge e ci sono i controlli. Si può discutere nel merito, ma intanto i consumi di vino al ristorante crollano. Quali proposte concrete?
Il consumo è crollato la gente ha paura dei controlli, quindi la vendita di vino si è abbassata .
Di proposte non ne vedo molte se non avere la possibilità di vendere al bicchiere, mentre per le cantine dovrebbero tirare fuori le mezze bottiglie a prezzi equi .
La grande distribuzione ha anche tagliato un filino le gambe e ha creato nel cliente il dubbio che il ristoratore siccome ricarica il vino di una certa percentuale sia un ladro visto che la stessa bottiglia la puoi trovare sugli scaffali del supermercato a un prezzo decisamente più basso . Solo che anche lì vai a spiegare che il ricarico è dovuto da un sacco di fattori!!

Prospettive, politica, cultura. Ma di cosa non può fare a meno l’enogastronomia italiana?
Prospettive = poche almeno per adesso.
Politica = non deve entrarci. E se proprio deve, almeno venga incontro al ristoratore che investe ma che lascia allo Stato anche metà di quello che riesce a racimolare.
Cultura = più impegno da parte degli addetti ai lavori a informare i clienti, e sperare che i clienti comprendano e seguano.

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