5 Questioni sul wi-fu: Francesco Bonfio

I più l’avranno conosciuto per il recente evento mediatico relativo alla scandalo sul Brunello: il famosissimo Faccia Faccia sul Brunello, con la spumeggiante contrapposizione tra il sanguigno Franco Ziliani ed Enzo Rivella che non ha ancora smesso di echeggiare in Rete.
L’evento, co-organizzato da Vinarius di cui Francesco Bonfio è presidente, ha avuto un riscontro formidabile di pubblico e di commentatori.
Le sue risposte confermano un’istanza che ormai pare ineluttabile: qualità, sempre.

Grande crescita commerciale ma anche grande crescita qualitativa. Dopo la sbornia dei prezzi, gli scandali e le cantine piene. Dov’è arrivato e dove sta andando il vino italiano?
E’ arrivato al punto di svolta. E’ obbligatorio prendere coscienza che c’è troppo vino prodotto e che i consumi sono nettamente insufficienti perché sia bevuto tutto. E la tendenza va verso un ulteriore ridimensionamento. Preso atto di ciò sarà obbligatorio ridurre le superfici vitate privilegiando evidentemente quelle che danno uve di maggior qualità. Il bevitore avveduto saprà poi fare la sua parte indicando per il futuro il gradimento per vini più personalizzati, espressione del territorio, senza orpelli e senza fattori di moda.

Cuochi superstar, cuochi in TV. Grandi personalità di spicco, ma ancora troppi locali omologati. Dov’è arrivata e dove sta andando la ristorazione italiana?
La omologazione è conseguenza del sistema mediatico. Ritengo che anche nel settore della ospitalità rimarranno in piedi, anzi prospereranno coloro che hanno professionalità. In tutto: accoglienza, proposta, capacità. Il settore ha un problema in più. Crollo del consumi di distillati e calo pesante dei consumi di vino. E se la soluzione può essere di passare dal vino in bottiglia al vino al bicchiere bisogna essere consapevoli che la professionalità necessaria per proporre il vino al bicchiere è dieci volte più alta di quella richiesta per proporre la bottiglia. Prevarrà chi capirà che fare il ristoratore non è un mestiere che si improvvisa.

Continua a crescere il numero dei siti e dei blog dedicato al Wine & Food. Che c’azzecca l’Internet con l’enogastronomia?
La comunicazione è stata rivoluzionata con internet. L’enogastronomia utilizza internet come nuovo mezzo di espressione tanto quanto altri settori. Un lato sfavorevole è che l’affollamento è oggettivamente devastante, grazie anche ad un accesso semplificato, ad una fruibilità totale e ad un costo vicino allo zero. Per cui lo sforzo è distinguere il valido dall’inutile.

E’ un fatto: c’è la legge e ci sono i controlli. Si può discutere nel merito, ma intanto i consumi di vino al ristorante crollano. Quali proposte concrete?
Al di là degli effetti di questa crisi, che comunque passerà, il consumo del vino al ristorante risente moltissimo dei nuovi limiti alla guida e di una tendenza salutistica che impone consumi di alcol sempre più ridotti rispetto al passato.
Forse si dovrebbe guardare all’estero e a quelle nazioni dove da molti anni prima che in Italia questi due fattori hanno inciso sui consumi. La proposta di vino al bicchiere limiterà i danni, qualche ristorante fuori mano potrà pensare di dotarsi di camere, una gratificazione a colui che, in una compagnia si sacrificherà per portare tutti a casa, un servizio di auto pubbliche (in Italia?) incentivato, tutte proposte discrete che però non riporteranno i consumi al livello di anni fa.

Prospettive, politica, cultura. Ma di cosa non può fare a meno l’enogastronomia italiana?
Della consapevolezza delle radici, di un rigurgito di orgoglio, di una maggiore propensione al sacrificio, di rifiutare l’appiattimento.



2 commenti

  1. Andrea scrive:

    Mi piace l’accento posto su:
    -vini di qualità espressione di un territorio
    -ristorazione e servizio al calice, ma di “qualità”
    -consapevolezza delle ns radici e richiamo all’orgoglio del vino italiano.

    sulle nuove norme riguardanti il tasso alcoolico e la patente si leggono tanti interventi anche interessanti, ma purtoppo credo che il legislatore non conosca bene l’argomento e si “voti” a una norma di “immagine” …

    saluti
    andrea

  2. patrizia scrive:

    “Della consapevolezza delle radici, di un rigurgito di orgoglio, di una maggiore propensione al sacrificio, di rifiutare l’appiattimento. ”
    Se qualcuno pernsava che i commercianti non avessero un’anima si sbaglia di grosso. Queste parole suonano come un forte richiamo al senso dei ruoli, sia per chi vende che per chi produce, e anche per il legislatore, che consente una confusione generalizzata nel nome di un presunto liberismo invero assai dannosa per il diffondersi di un modo di pensare e di agire costruttivi.
    Mancano educazione e cultura; non che non ce ne siano, ma non abbastanza e non abbastanza diffuse. Il consumatore è disorientato; spesso anche presuntuoso rispetto alla proprie effettive conoscenze: il vino, oggetto di speculazion economica e prima che elemento storico, è stato usato e abusato. Ora si tratta di rimettere in equilibrio il sistema: e ci saranno morti e feriti. Lo scatto di orgoglio e la capacità di non bluffare saranno determinanti.

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