Nino, Catania [6.4]
La Trattoria Casalinga di Nino Mannino è in centro, non v’ha dubbio. La trovi a meno di mezzo chilometro da tutto: il Duomo, piazza Stesicoro, la Marina. Può servire come punto di ristoro durante le passeggiate eplorative o come meta di veridica quotidianità, perchè quello che va in onda in questa dimessa Casa non ha nulla di pittoresco, nulla di interpretato. Nemmeno le famose esplosioni di “calore mediterraneo” che qualche volta l’oste mette in scena.
Centralissima a partire dal parcheggio, epico: la confusa topografia delle strade invase da automobili abbandonate in ogni anfratto non agevola il compito, anche se troverai sicuramente qualcuno pronto ad indicarti otto metri quadri liberi in cambio di una piccola ma concreta dimostrazione di gratitudine.
La Trattoria appare tra un materassaio e una rettifica di motori a combustione interna, e ti basterà scalare tre ripidi gradini per essere nella sala da pranzo di Nino tra avvocati e impiegati, maestranze edili e turisti anglosassoni, commercialisti con ampie cravatte e coppie di variegato assortimento. Subito il tavolone degli infiniti antipasti a buffet, secondo tradizione.
Atterrerai subito sui primi dalla sanguigna consistenza: ben condite le semplici penne con alici fresce finocchietto e mollica di pane, aspersa a vista sul tavolo come vuole la rigida liturgia catanese. Oppure una opulenta Norma, o il macco di fave.
Pesce tra le pietanze, ma vale la morbita e asciutta fritturina, con totani, franceschini, masculini, trigliette. Se di qualcosa ti sfuggisse il nome, puoi chiedere a Nino che con vulcanica verve ti risponderà esclusivamente in catanese estremo: in mancanza di un traduttore simultaneo puoi salvarti facendo sì con la testa qualsiasi cosa dica…
Vino della casa, e spesa contenutissima: attorno ai 25, 30 euri a esagerare.


Cosa manca ad una trattoria per diventare memorabile?
Che ti faccia venire voglia di tornarci.
Ora non si può dire che da Don Nino si mangi male o che si paghi troppo, questo no.
Ci mangi un ottimo piatto di spada dove la fetta della bestia servita è abbastanza consistente, ci mangi dei gustosi calamari, carnosi e non secchi che non ti vengono sostituiti furbescamente dai meno prelibati e costosi totani come in buona parte della città succede, e ci trovi anche delle alici marinate che mettere loro in bocca o andare a mare e mettersi in bocca delle alghe (intendo come sentire il “sapore del mare”, non in senso negativo) è la stessa cosa.
Si, va bene, anche le pennettine con le alici alla catanese e qualche altra cosa…
Ma che gran noia che tutti i giorni ti si ripresentino sempre le stesse cose.
Mai un guizzo di fantasia, mai una novità nelle proposte…
E badate che non parlo di pietanze arzigogolate, ma di semplici proposte di altri piatti semplici della cucina Sicula.
Che so, un risottino agli agrumi, un qualche cosa con i frutti di mare, pesci diversi dalle solite orate e spigole (prettamente di allevamento: il Nino può ingannare con la sua parlantina l’ ignorante in materia, non me…).
Un altra cosa odiosa è che il caro Nino, oltre a volte ad esagerare con il voler per forza intrattenere la gente (è abbastanza pesante quando ci si mette e pregate di non essere gli unici in sala se no rischiate, come capitato a volte a me, di fare di tutto per poter andar via il prima possibile tanto diventa fastidioso…) si prende la briga comunque di darti quel che vuole lui. Mi è capitato spesso infatti, andando in compagnia, che non portasse mai esattamente il richiesto. Ad esempio se voglio una doppia porzione di spada egli fa portare sempre e solo una fetta. A volte non ti porta la frittura richiesta (e non perchè dimenticano) e altre volte rifiuta proprio di spontanea volontà di farti una pietanza nel modo che chiedi tu, anche se questa è una cosa fattibilissima e facilissima.
Insomma: si, costa poco e per lavoro se ci si passa ci può stare una visitina per un antipasto e primo o secondo e qualche olivetta (ma ultimamente bisogna chiederla la scodella con le olive, prima immancabile, segno della crisi?).
Ma non è un posto “del buon ricordo” di sicuro e neanche offre una cucina, dei vini ed un servizio degni di nota.
Di sicuro nella squallida e desolante situazione della ristorazione sicula (ed in questo caso di quella catanese) Don Nino è un posto da tener presente per non rimanere morti di fame o finire in ospedale per complicanze gastrointestinali, ma altrove questo locale, per mille motivi, non farebbe neanche 10 coperti al giorno.
Parola di uno che ha imparato ad adattarsi quasi a tutto.
Voto 5. Ma per disperazione…