Podesteria di Gombola, Gombola MO [6.5]

 

podesteria-di-gombola-gombola-mo.jpgCi sono pochissimi motivi perchè si debba sapere dell’esistenza di Gombola, piccolo centro quasi disabitato incastrato in fondo alla Val Rossenna: perchè sei un appassionato cicloamatore e vai a schiopparti le vene sulle infinite salite del primo Appennino, perchè te l’ha detto qualcuno oppure ci sei inciampato sull’Internet.
Quasi irraggiungibile durante l’inverno, è un paradisino d’estate e nelle mezze stagioni: quando il solo è meno fetente e la luce di taglio dona a queste plaghe una seduzione delicata e struggente.
La Podesteria è uno dei quattro edifici di Gombola Alta, in verità un piccolo borgo inscritto nel vecchio castello di cui rimane solo l’impronta e la bella chiesa. Le ampie ristrutturazioni ed i restauri l’hanno riportato ad uno splendore misurato, mai sopra le righe: un posto nel quale viene naturale dimenticare il cellulare e il wi-fi, magari per guardare il profilo della collina: un vecchio capodoglio troppo stanco per ripartire, spiaggiato sul morbido declivio per un rassegnato riposo.

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Il locale, rinomato ostello anche per grandi gruppi di tutte le età, è gestito da un gruppo di volontari che anche di fronte all’improvvisata non si tira indietro: ma meglio prenotare. Il menù è fisso, alla “quello che c’è” ma l’edificio che t’accoglie è una storia di per sè. Dice, stai camminando su un pavimento del settecento, su travi del duecento, poggiate su muri dell’ottocento: prima dell’anno mille.
Dalla cucina giunge una gramigna riccamente condita con un ragù tradizionale di carne: ottimo, dal sapore che ricorda la casa della nonna i giorni feriali quando s’era di pastasciutta.
A seguire l’immancabile crescentina, che la tigella è la pietra su cui è (era) cotta: buonissime. Ottenute da farine eccezionali, macinate a pietra nel mulino ad acqua ancora funzionante e visitabile in fondo alla valle: un terzo integrale, un terzo bianca, un terzo di farro. Il risultato è validissimo, sopra tutto se accompagnato da buoni salumi forniti da piccoli produttori delle località vicine, la coppa in primis. Imperdibile la versione filologica, con l’aglione e il parmigiano grattugiato che qui è zona DOP e di gran pregio. Una torta fatta in casa , ed a concludere il caffè della moca.
Si tratta di una semplice colazione di una volta, in casa: ma i sapori sono intensi e il posto da solo vale un babbà.
Il vino è quello della casa, un vino che ha qualche parentela con il lambrusco, frizzante ed amabile.
Non riuscirai a spendere 20 talleri, tutto incluso: servizio in famiglia ma cordiale e sorrisone.
Te ne andrai ricolmo di felicità.

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