Reale, Rivisondoli AQ [9.3]
Rispondi e dimmi si, che non se ne parli più che faccio valigia e portapacchi ed andiamo ad abitare in Abruzzo a coltivare le api [...] in un posto che si possa chiamare Pescocostanzo o Rivisondoli, senza telefono e con dodicimila libri e un camino e perchè no, un gatto rosso e grosso [...].
No, non si fa di autocitarsi: ma mentre ruoto vigorosamente il volante della tedesca con i fianchi pesanti mi torna in mente questa cosa scritta quando ancora avevo i brufoli, dentro un racconto sepolto nelle pieghe del disco duro. Eppure Rivisondoli è uno di quei nomi aprutini che non ti puoi levare dalla mente: Capracotta, Pescopennataro. Pratola Peligna, che non è solo il nome di un’uscita dell’Autostrada: e per questo da quando viaggia la leggenda di Niko Romito, alchimista del gusto in Rivisondoli de L’Aquila, mi sono lasciato andare alla compulsione di visitarlo, prima o poi.
Fa vento, fa vento e tempesta piena di nuvole basse la notte che suono alla Casa in via Regina Elena: ed è vero rifugio varcare la soglia del sobrio locale illuminato, e bene, solo dove serve. Bianco ma macchiato dai colori delle opere alle pareti e delle scaffalature ricche di bottiglie.
L’apparecchiatura è priva di qualsiasi orpello: una specie di antefatto di quello che accadrà tra poco nel piatto. Il tavolo sempre sgombro, dove la pietanza – sola protagonista della scena – con pochi tocchi assorbe tutta l’attenzione: a volte acquerelli, a volte acrilici. Tempere, olii, stucchi, plastiline, gli ingredienti diventano tra le mani di Romito i primari con cui dipingere i gusti. I piatti di Romito sono pannelli, polittici, pale: scolpiti più che decorati, in una generale sensazione di misurata apoteosi. Ecco, il sincretismo è la nota di fondo della cucina che t’appresti a scoprire, e che non esiterà a rapirti, in crescendo e senza sopravanzare un certa delicata moderazione.
Benvenuto, signore, dice: ed ecco una scelta di praline, palline, piccole composizioni ognuna delle quali racconta una storia: uno sformatino di ricotta, polpettina di bollito di capretto, salsiccia battuta con pizza all’arancio, sfogliatina di rape rosse. In addizione, un pane di ricotta e caciocavallo. Più che un’ouverture, una piccola sonata in concertato.
Ma non basta, perchè per creare l’atmosfera occorre uno sformatino di carciofi con ricotta di pecora, di perfetta consistenza e deliziosa sapidità. Pani in arrivo: pizza di mais, pane integrale ai pomodori, pane di solino (una varietà di grano di montagna), sfogliatelle integrali. Saranno cambiati ad ogni accenno di vuoto.
Il primo piatto in Degustazione, completamente a sorpresa “A Modo Mio”, è l’ Uovo con pomodoro, Parmigiano e Limone: impressionante per intensità e integrità dei sapori. Belli i contrasti, gustoso il finale acidulo sulle variazioni di temperatura: l’uovo, un tuorlo in camicia esilissima, semplicemente tiepido.
Un classico del Reale: Infuso di capra, dragoncello e lamponi. Un brodo etereo, articolato già nei profumi, dove puoi avvertire il lampone. Delicati e nitidi i raviolini. A seguir, improvviso e irresistibile, il primo capolavoro della serata: la Croccante espressione della Lingua. Intirgante già nel nome, è una composizione strepitosa: consistenza angelica e armonia diabolica, sulla lingua così morbida da apparire burrosa, raspata dall’olio al carbone, una nota sabbiosa ottenuta dalle cipolle carbonizzate.
Ecco la Conserva di pomodoro con pallotte di caciovo, deliziose polpettine fritte la cui salsa di sostegno affronta la curiosa incursione dei canditi. Ecco i Ravioli d’olio, foie gras e patate con la sfogliata all’uovo, sottilissima e porosa: appena scottata tanto da profumare ancora pienamente d’uovo come appena tirata sulla spianatoja. Acrobazia tecnica, con appena una nota di tensione nella salsa.
Cristiana compare in sala, armata di sorrisi smisurati, per accomodarti gli Spaghetti mantecati al pomodoro e baccalà. Osserva l’espressione perplessa, ed anticipa: C’è il pomodoro, ma non si vede. In effetti il piatto è bianco, ma profuma e sape intensamente di pomodoro con l’acido a restare sul palato in eco interminabile. Baccalà mai così morbido mai. Torna, e spiega: Spaghetti sono cotti nell’acqua di pomidoro. Formidabile.
In coppa: Ostrica Perle Noire e mela. Associazione ardita, e riuscita, tra una granita di mela, una crema profumata e il mollusco: sottilissimo, seducente, a fungere quasi da piatto di mezzo prima della pietanza: Maialino porchettato con salsa all’arancio e purè montato all’olio. Un piatto dall’ esecuzione senza sbavature.
Si sgombera il tavolo pronto per la tavolozza di dolcezze: Essenza. Nome sintetico, anzi sincretico per il dessert che racconta l’Abruzzo in lungo e in largo a partire dalla mousse di nocciole, le pennellate di frutto della passione, la granita di caffè, il gelato alla genziana e sopra tutto, i pistilli di zafferano. Travolgente.
Scosso dalle emozioni a getto continuo ti potrai rilassare con la deliziosissima piccola pasticceria: un sandwich alla marmellata di pesche, una bomba al cioccolato, la crema bruciata alla liquirizia, e il cioccolatino al limone, da tenere per ultimo. E per ultimo un buon caffè.
Per tutta la rappresentazione il servizio non ha una sbavatura, nemmeno minima. Tempi perfetti, il ritmo giusto, le attenzioni di gran classe. Gesti di livello superiore come la sostituzione del bicchiere dell’acqua a mezza corsa, per lasciare il tavolo sempre lindo. Camerieri che si eclissano silenziosamente e ricompaiono alla bisogna: questa è l’arte di Cristiana.
Cantina che soddisferà più di un curioso in Italia ed all’estero, senza infliggere troppe penitenze all’addizione: 70 europei per il menù Abruzzese, 90 per quello a sorpresa, per un rapporto spesa-felicità lunare.
Sulla porta il sorriso gentile di Niko Romito, affatto misurato: la stretta di mano è asciutta e rapida, non ostante i molti complimenti che non puoi trattenere.
Perchè così è la sua cucina: quanto di fresco eppur antico si possa pensare, quassù tra i lupi della Majella. Comunicativa, felice e accessibile, un racconto ad ogni piatto. Sincretica.

![T2, Acconia di Curinga CZ [6.4] T2, Acconia di Curinga CZ [6.4]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/image-043-800x600-150x150.jpg)

![DOC Colli di Luni Vermentino “Sarticola” – Ottaviano Lambruschi 2007 [8.8] DOC Colli di Luni Vermentino “Sarticola” – Ottaviano Lambruschi 2007 [8.8]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/ottaviano-lambruschi-sarticola-2007-150x150.jpg)





ehi voglio anche una rece del mio amico che ci lavora, il sommelier Giovanni Sinesi!!!
il mio autista era in ferie… quindi non ho potuto apprezzare la competenza. anyway servizio e cortesia ai massimi livelli!
caro caf mi compiaccio e sai perché? per istinto infantile non mi può fare che piacere che uno come te parli bene e quanto bene di una ristorazione in terra d’abruzzo, che mi scorra sangue abruzzese lo sa anche il gatto (ce l’hai un gatto? rosso o nero ? da chiamare stendhal!)
pensa che quando ero piccola io l’abruzzo era considerarta regione depressa, non ora! non più! questa estate a vasto, terra mia, ho apprezzato certi ristoranti che a firenze me li sogno!
il tuo voto è loquace, a livello di pierangelini,
la tua descrizione al solito slurposa come sei capace tu, tra l’immaginifico e il verista,
un mangiare che solo a scorrerlo con gli occhi è salivogeno!
e una piccola coazione a dire: forte e gentile, pardon! ma l’abruzzese è così o almeno quelli che si chiamano Nicola!
Che dire? Stato recentissimamente.
Tanto cervello, ma poco cuore.
E sull’agnello mi è sembrato timido. Insomma, la classica cucina da JRE, ben fatta.
Una stella e mezzo.
eccone un altro dove potrò andare! grazie, caffarri.
per la miseria!
viene voglia di andare a coltivare le api in abruzzo…grande caffarri!!!!
#5. L’agnello per la verità non l’ho assaggiato e me ne dolgo, chè la declamazione del piatto al tavolo a fianco ha suscitato in me una discreta alluvione gastrica.
Certo, la cucina di ROmito ha una costruzione anche intellettuale di un certo spessore, che può sembrare a tratti prevalente sulla componente istintiva: ma a mio modesto avviso perchè tutto è permeato da un gran senso della misura. E se la degustazione è trascinante, almeno un paio di piatti sono travolgenti.
ma l’opinione di Francesco Annibali, capitano di lungo corso dell’enogastronomia italiana, è certamente assai autorevole e con il suo contributo onora questo indegno moleskine digitale…