DOC Aglianico del Vulture “La Firma” – Cantine del Notaio 2005 [7.0]

 

la-firma-aglianico-cantine-del-notajo-2005.jpgViola scurissimo, unghia porpora e riflessi bruni molto profondi. E’ denso, produce archetti altissimi e subitanei, non troppo persistenti. Lascia un certo pigmento adeso al cristallo.
Il naso, fortemente etereo, presenta fiori rossi, spezie fittissime, con l’esempio della noce moscata. Il frutto, sopra tutto la prugna, va un po’ perduto nel complesso impianto aromatico un po’ appiattito dalla potenza. Verso la fine compare una traccia di liquirizia.
L’attacco del sorso rivela poi tannini aggressivi, coprenti: succoso, è prima vellutato, quasi felpato, poi diviene vetroso sotto la poderosa estrazione, a dir poco impressionante. Le parti dure rimangono a lungo nel palato, non ostante il conforto del travolgente contenuto alcolico. Potenza pagata in eleganza, anche se la bevibilità resta buona.
Gran polpa, gran nerbo che presumibilmente acquisterà ancor maggiore equilibrio nei prossimi 4, 5 anni.
Una bevuta comunque fuori dell’ordinario come per tutti i vini di Gerardo Giuratrabocchetti.

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5 commenti

  1. Stefano Buso scrive:

    Bello questo tuo resoconto che, in poche righe, raccoglie sensazioni e percezioni intense. I profumi sono senz’altro quelli che (io stesso) ho riscontrato. Alcune spezie e sentori tipicamente mediterranei. E’ assolutamente raccomandato un assaggio dei vini di Gerardo!
    sb

  2. L’incontro con il produttore Lucano – che mi ha fatto conoscere tu – è stato travolgente.
    I suoi vini e i suoi olii sono di certo il furtto di una passione fuori del comune, ma anche di un progetto condtto con grande chiarezza di intenti.

  3. Bello sì, molto poetico, per carità, grandi vini e grande passione per il territorio, “La Firma” e altri suoi vini per la mano di Luigi Moio, un grande enologo, una garanzia di successo. Ma con quel “viola” “denso” “vetroso” mi pare proprio di essere andati un po’ oltre il vino. Di certo un nettare che non si fa dimenticare, possente per corredo tannico e di estratti, ma il “felpato” mi ricorda ad esempio un vino morbidissimo di polialcoli e zuccheri, L’Autentica ad esempio, Moscato del Vulture (70%) e Malvasia del Vulture (30%).

  4. Quale onore, averLa tra di noi!
    Giusto per capire: la Sua osservazione riguarda quindi il vino in sè e per sè o l’indegna descrizione dell’indegno scriba, che non renderebbe onore al vino stesso?

    Perchè io questo vino l’ho trovato un filo esorbitante: eccessivo, ecco. Monumentale di certo, ma anche quello che mi ha reso meno felice tra gli altri che ho assaggiato, del Notaio. Trovo che paghi la potenza in bevibilità, e la forza in espressività.
    Ad esempio, il vino che Lei cita invece mi ha sorpreso positivamente, e proprio nel senso da Lei indicato.

  5. Grande vino “La Firma”, ma il mio personalissimo parere è che “Il Sigillo” sia un gradino superiore, davvero il top tra i vini della Cantina del Notaio.

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